Voci dal Venezuela al voto: testimoni della tenacia della rivoluzione in marcia

Una delegazione di Fronte Popolare si è recata a Caracas su invito del PSUV per essere testimone del processo elettorale e della schiacciante vittoria delle forze rivoluzionarie.


Voci dal Venezuela al voto: testimoni della tenacia della rivoluzione in marcia

Caracas, coricata su un altopiano, si distende su grandi distanze, abbraccia le falde dei monti circostanti e domina con la sua mole brulicante di genti d’infinita varietà il dorso d’imponenti colline. È il febbrile, contraddittorio e ipnotico dinamismo del popolo in rivoluzione. Un dinamismo scandito da necessità e problemi eccezionali, generati da una guerra economica pianificata dagli Stati Uniti e posta in essere dalle oligarchie votate al tradimento, la cui entità non riesce però a occultare le promesse dell'orizzonte tracciato un lontano 4 febbraio del 1992 dalla determinazione di un gruppo di ufficiali patrioti guidato dal Comandante Hugo Chávez, entrato da allora, con il suo "por ahora" colmo di responsabilità storica e carico di futuro, nel tessuto più profondo dell'identità della nazione bolivariana. Cosicché le code agli sportelli automatici delle banche, la difficoltà di reperire nei negozi i beni di prima necessità causata dalla mano criminale della destra fascista e delle sue reti di delitto e violenza, il mercato nero e la speculazione sulla moneta, le mille questioni aperte e i mille problemi concreti che attraversano un processo reale com'è la Rivoluzione Bolivariana, tutto risulta affrontabile e superabile dalla grazia conquistata di un popolo capace di armarsi d'incrollabile fiducia nei giorni a venire.

A Caracas, nei municipi dello Stato Miranda, nelle urbanizzazioni costruite dal governo bolivariano nel Vargas per offrire un alloggio dignitoso alle vittime della catastrofe naturale che sconvolse la costa venezuelana nel 1999, i muri parlano con il volto e le parole di Chávez. Le tante immagini del suo abbraccio con il popolo, la fiducia riposta negli ultimi mesi in Nicolás Maduro come continuatore del progetto vivo della Patria Grande socialista, la pluralità e articolazione della coalizione che sostiene il progetto rivoluzionario, tutto è presente in parole e colore su una miriade di muri, come se la capitale stessa narrasse senza sosta la propria storia recente in un costante inverarsi di un'identità che riassume passato, presente e futuro. E se sulle colline, tra lo squallore dei quartieri costruiti durante la Quarta Repubblica dai suoi governi repressivi e corrotti per ospitare le moltitudini costrette a migrare dalle campagne alle città, si sente pulsare forte il cuore di Chávez, nei quartieri ricchi ristagna il putridume imbellettato di un Venezuela alieno dal suo popolo e da esso sepolto, che non tornerà: quello delle oligarchie parassitarie ingrassate dal petrolio e dallo sfruttamento più selvaggio perpetrato ai danni della gente di Bolívar e che, a distanza di quasi due decenni da quando il potere politico venne loro strappato dalle mani, ancora non si capacitano dell'impossibilità della restaurazione. Ed è curioso notare come solo nei quartieri popolati dagli sfruttatori, dai loro cortigiani e da coloro che anelano ad entrare a far parte di quella cerchia ristretta, solo tra gli alti palazzi che richiamano alla mente le lusinghe della Florida, solo lì permangano, visibili e sottolineate dalla propaganda dei partiti di destra, le ultime memorie della violenza golpista scatenatasi tra la primavera e l'estate di quest'anno e infrantasi nel momento in cui un'imponente partecipazione delle masse ha risposto alla convocazione del voto per l'elezione dell'Assemblea Nazionale Costituente.

Il rapporto tra i venezuelani e la politica è intenso e permea ogni aspetto della vita quotidiana: è il rapporto dialettico che lega classi lavoratrici consapevoli ed esigenti a chi è stato investito della responsabilità di guidarne i destini. La critica è tagliente e investe ogni aspetto della vita nazionale. La gente del Venezuela si aspetta molto dai propri governanti ed è forse questo successo nel generalizzare con una pedagogia capillare la cultura del rifiuto della delega in bianco la testimonianza più efficace di uno dei tanti successi della Rivoluzione. Chi volesse comparare tutto ciò con l'esperienza nostra, dovrebbe risalire indietro nel tempo ai momenti migliori della lotta degli italiani per la conquista della piena libertà, e ancora mancherebbe al quadro un elemento discriminante: in Venezuela il popolo ha il potere.

Tutte queste impressioni ci hanno investito insieme, come una policromia vivace e seducente, all'arrivo a Caracas, dove siamo giunti su invito del Partito Socialista Unito del Venezuela per unirci agli accompagnatori internazionali del processo elettorale per la scelta dei sindaci dei 335 comuni del Paese.

In pochi giorni, il programma serratissimo predisposto dal Partito ci ha condotti sul suolo di tre Stati: il Distretto Capitale, Miranda e Vargas. Abbiamo potuto osservare minutamente tutto il processo di preparazione, organizzazione, svolgimento e conclusione della consultazione, che da anni ormai si svolge con sistema elettronico. Abbiamo visitato lo stabilimento in cui le macchine per il voto vengono assemblate, testate, sigillate e smistate in tutto il Paese sotto il vigile controllo del Consiglio Nazionale Elettorale. Abbiamo avuto una dimostrazione dei metodi per il loro testaggio e ricevuto spiegazioni dettagliate su come esse funzionino. Abbiamo potuto assicurarci delle elevate garanzie di un voto elettronico che culmina con l'emissione di uno scontrino riportante il nominativo del candidato e del partito votati il quale, riposto in un'urna dallo stesso elettore, costituisce un ulteriore elemento di controllo della correttezza dei risultati forniti dalle macchine.

Prima, durante e dopo il voto abbiamo visitato numerosi seggi, misurato la cura e l'orgoglio con cui il personale ad essi preposto svolge quello che è concepito come un ineludibile servizio allo Stato. Siamo stati testimoni delle garanzie fornite ai rappresentanti dei partiti in lizza, i quali hanno tutti il diritto di nominare un rappresentante per sezione elettorale che viene messo in condizione di svolgere un ruolo attivo nel garantire la trasparenza delle procedure elettorali. Abbiamo parlato con i soldati e i volontari della Milizia Bolivariana preposti alla vigilanza ai seggi, fieri del loro ruolo e partecipi dell'importanza dell'alleanza civico-militare nel portare avanti l'originale modello del socialismo bolivariano.

In prossimità di ogni seggio, il Partito Socialista Unito del Venezuela organizza i cosiddetti "punti rossi", gazebo in cui le cittadine e i cittadini possono volontariamente segnalarsi come elettori chavisti ed esprimere rimostranze, avanzare critiche, richiedere spiegazioni. Una prova notevole di capacità organizzativa, in un paese in cui non è previsto silenzio elettorale e la propaganda è permessa anche nel giorno del voto, purché essa non si svolga entro un certo raggio dai seggi.

Tra le esperienze che più hanno richiamato la nostra attenzione, la visita all'Urbanizzazione Hugo Chávez nello Stato Vargas. Lì in particolare ci è stato possibile, tra le fila di caseggiati color celeste che si confondono con il cielo e offrono a migliaia di famiglie alloggi funzionali e decorosi, testimoniare dello sforzo del chavismo di sviluppare incessantemente un modello peculiare di protagonismo popolare. Non lontano dal seggio, al riparo di una tenda in plastica rossa, circondata da una piccola folla entusiasta e vociante, trasmetteva una stazione mobile della radio comunitaria. Al microfono si alternavano lavoratrici e lavoratori, militanti e organizzatori locali del PSUV. Subito siamo stati invitati a visitare gli appartamenti, mentre la gente del posto, umile e dignitosa, ci raccontava del terremoto del '99 e di come fosse loro parso, in quei giorni di terrore e di morte, che stesse finendo il mondo. Ci hanno detto degli sforzi fatti dalla Rivoluzione per fornire loro quegli alloggi a tempo di record e di come, organizzati nelle "comunas", spetti a loro stessi l'autogoverno e la cura dei caseggiati, cui le utenze sono garantite dallo Stato a prezzi ridottissimi. Alla domanda se vi fossero state proteste dell'opposizione per le strade dell'Urbanizzazione, la risposta è stata un secco: "Non lo permetteremmo!"

La sera del voto, l'attesa di una vittoria annunciata di cui, stante la profonda crisi politica e di consenso dell'opposizione – alcuni partiti della quale hanno scelto la via del boicottaggio delle urne –, restava da determinare solo l'ampiezza, si è tramutata in gioia incontenibile quando il CNE, in una conferenza stampa svolta alla nostra presenza, ha comunicato i risultati ufficiali. Al PSUV e ai suoi alleati sono andati 308 dei 335 comuni, vinti nella maggior parte dei casi con percentuali schiaccianti, in una consultazione cui ha partecipato quasi il 48% degli aventi diritto al voto. Una partecipazione in linea con quella solitamente registrata nelle elezioni municipali, che corrisponde a oltre nove milioni di cittadine e cittadini recatisi alle urne. Una vittoria capace di consolidare la pace conquistata con la decisione del Presidente Maduro di convocare la Costituente e rafforzata, appena poche settimane fa, dalla vittoria del chavismo in 18 dei 23 Stati che compongono il Venezuela e ai quali si è aggiunto, domenica scorsa, anche il Zulia, regione petrolifera per eccellenza la cui capitale è Maracaibo, seconda città del paese da anni in mano all'opposizione e tornata domenica alla Rivoluzione.

Parallelamente all'agenda di accompagnamento del processo elettorale, abbiamo avuto l'opportunità di partecipare a tavole rotonde, dibattiti e conferenze sui temi salienti dell'attualità venezuelana: dalla minuta spiegazione del nesso tra congiunture elettorali e sabotaggio dell'economia tenuta dall'economista Pasqualina Curcio, all'analisi della militarizzazione dell'America Latina da parte degli USA e dei loro alleati regionali che, tra lunedì 11 e martedì 12, ha visto alternarsi relatori appartenenti agli alti comandi delle forze armate con studiosi e dirigenti politici venezuelani, colombiani e brasiliani. Ricorrente è stata la preoccupazione per i fatti dell'Honduras, la solidarietà verso un popolo fratello che lotta e soffre per sventare l'inganno elettorale che aprirebbe la via, per la seconda volta in otto anni, a un golpe reazionario manovrato dalla CIA e attuato dai suoi manutengoli protagonisti, nel 2009, della deposizione del Presidente Manuel Zelaya.

La calorosa accoglienza che abbiamo ricevuto da esponenti di primo piano della politica e delle istituzioni ha completato una rappresentazione della realtà politica e sociale del Venezuela che, pur racchiudendosi nell'arco di pochi giorni, ci ha fornito elementi essenziali per comprendere il momento che vive il processo bolivariano. Dal Ministro degli Esteri Jorge Arreaza al neoeletto governatore dello Stato Miranda Héctor Rodríguez, fino ai numerosi esponenti di primo piano del PSUV incontrati nelle occasioni e nei contesti più diversi, la richiesta è stata una sola: testimoniare al mondo la verità del Venezuela e contrastare le menzogne della propaganda imperialista che coprono la destabilizzazione e il tentativo di strangolare economicamente il paese per aprire la strada nel prossimo futuro, sotto il pretesto di un'inesistente "crisi umanitaria", a un intervento diretto, di natura anche militare, dell'imperialismo nel paese. Queste nostre righe, dedicate con tutto il cuore alla dignitosa fermezza del Venezuela in marcia verso l'avvenire socialista che, da rivoluzionari italiani, desideriamo anche per il nostro popolo, sono un modesto contributo a quella battaglia e un omaggio commosso a una nazione intera consapevole dei propri destini e alle donne e agli uomini che ne organizzano l'assalto al cielo.

16/12/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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