Honduras, cronaca di un golpe

Dall’intervista a Natalie Roque Sandoval, vice direttrice di Informazione e Coordinatrice del monitoraggio dell’Alleanza di Opposizione contro la Dittatura.


Honduras, cronaca di un golpe Credits: http://www.elheraldo.hn/eleccioneshonduras2017/partidoalianza/1123676-468/alianza-de-oposici%C3%B3n-realiza-marcha-en-la-capital-de-honduras?mainImg=1

I fatti fino al voto

L’Honduras si è svegliata il 2 Dicembre 2017 sotto un colpo di stato, o meglio l’Honduras è in uno stato di crisi dal golpe del 28 Giugno 2009, ma la parte più recente della crisi è iniziata da tre mesi con l’inizio delle campagne elettorali per le nuove elezioni. A maggio di quest’anno è stata creata la Alleanza di Opposizione contro la Dittatura, nello specifico contro la candidatura illegittima e illegale di Juan Orlando Hernandez (JOH), che occupa la presidenza della Repubblica dal 2013, anno in cui si svolsero le elezioni in cui furono denunciati brogli da molti osservatori internazionali.

Con il sostegno istituzionale della Corte Suprema di Giustizia, e l’approvazione della candidatura illegale da parte del Tribunale Supremo Elettorale (TSE), JOH continua a perpetrare il suo potere. Alla base di questa situazione, da circa un mese, la campagna mediatica ha inciso in maniera rilevante sul processo elettorale, con una campagna basata sul terrore, con il supporto delle Pandillas (bande criminali armate) e la disinformazione sull’Alleanza di Opposizione, con l’intenzione di generare terrore collettivo anche a livello internazionale, portando avanti una campagna di demonizzazione contro il Socialismo del XXI secolo del Venezuela di Nicolás Maduro di cui i media di regime hanno evidenziato la vicinanza all’Opposizione.

Le ultime due settimane del processo elettorale hanno visto un’escalation di violenza in cui sono morti alcuni attivisti. La campagna di demonizzazione dell’Alleanza di Opposizione è passata anche attraverso un articolato processo mediatico montato ad arte intorno alla morte di un militante del Partito Nazionale di JOH, il tutto supportato dalle azioni violente delle Maras (altre bande criminali del centro America) che alimentano il clima di terrore.

Così il Paese è arrivato al giorno delle elezioni con questo clima di terrore, in cui le persone erano invitate a non uscire di casa per la preservare la loro incolumità, ma nonostante ciò in molti si sono recati alle urne, la partecipazione è stata talmente grande che le opposizioni sono riuscite a vincere lo stesso, contro un governo criminale che ha praticamente sequestrato tutte le istituzioni.

In Honduras il Tribunale Supremo Elettorale (TSE) non è realmente indipendente da JOH, che invece ha nelle proprie mani l’intero processo elettorale, tanto è vero che il TSE è diretto da un subalterno dello stesso JOH. Nonostante queste premesse il giorno delle elezioni il popolo honduregno è uscito in massa, con serenità, pacificamente a votare e la maggioranza dei voti ha stabilito la sconfitta del dittatore.

Il Tribunale Supremo Elettorale, dopo aver investito milioni di dollari in un sistema di consulenze e strumenti che avrebbero dovuto garantire in meno di due ore i primi exit poll, non hanno dato notizie perché era evidente la vittoria dell’Alleanza di Opposizione alla Dittatura. I risultati si sono fatti attendere per oltre sei ore dalla chiusura delle urne. Queste elezioni hanno avuto una partecipazione di massa mai vista prima in Honduras, le urne sono state chiuse senza eccezioni all’orario stabilito, nonostante i seggi erano ancora occupati da migliaia di elettori in fila per votare a cui è stato impedito di votare.


Dopo tutto questo alle due del mattino del giorno successivo alle elezioni il Tribunale Supremo Elettorale non ha potuto fare altro che fornire un primo bilancio, dichiarando che l’Alleanza di Opposizione alla Dittatura era in vantaggio di oltre 5 punti fino a quel momento.

Fine votazioni

Alle due del mattino erano state spogliate oltre il 60% delle schede e il risultato sembrava ormai irreversibile, ma da quel momento è stata orchestrata una campagna di manomissione del processo. I risultati potevano essere alterati dai voti che provenivano dal settore rurale, che ancora non erano stati trasmessi. Così la crisi si è ulteriormente acutizzata mercoledì 29 Novembre, quando il sistema di trasmissione e monitoraggio del Tribunale Supremo Elettorale è stato inizializzato ed è rimasto inattivo per oltre 8 ore. Quando il sistema è tornato a funzionare il Partito del dittatore ha iniziato ad acquisire punti a discapito dell’Alleanza di Opposizione alla Dittatura e ad invertire una tendenza che poche ore prima era palesemente irreversibile, se non che con l’imbroglio.

In seguito alla repentina inversione di tendenza la gente ha iniziato a protestare, i primi due giorni le proteste hanno visto una partecipazione di massa in diversi punti del Paese. Giovedì, quando il Tribunale Supremo Elettorale ha dichiarato che avrebbe comunicato i risultati, la mobilitazione ha continuato ad andare avanti in massa e il candidato alla presidenza dell’Alleanza di Opposizione Salvador Nasrallah che ha ritirato la firma dall’accordo con la Organizzazione degli Stati Americani (OEA) affinché si rispettasse il processo elettorale, dato che l’accordo si è rivelato ingannevole, il cui scopo era compromettere l’Alleanza di Opposizione chiedendo l’accettazione dei risultati in seguito alla manipolazione. Una volta smascherato il sistema di manipolazione della consegna delle schede, i cui risultati sono palesemente inverosimili, il Presidente eletto ha poi chiamato la popolazione a difendere la vittoria del popolo in maniera pacifica, manifestando.

Da Tegucigalpa sono partiti in molti dalla sede del partito dell’Alleanza di Opposizione fino alla sede del Tribunale Supremo Elettorale, da lì ha avuto inizio la repressione non appena sono arrivati il Presidente eletto e il Coordinatore del Partito Manuel Zelaya Rosales. La repressione è durata per ore, decine di persone si sono intossicate con i lacrimogeni e sono stati esplosi i primi colpi d’arma da fuoco. Tutto questo è accaduto tra giovedì 30 Novembre e la notte dell’1 Dicembre.

La repressione

Il 1 dicembre tutto il Paese era indignato per la repressione avvenuta nella notte precedente, in tutto il Paese ci sono state delle azioni di protesta: occupazioni di strade, di ponti, di spazi pubblici, situazione che è andata crescendo, a queste azioni si sono aggiunte persone da altri settori che non erano collegati in alcuna maniera alla protesta organizzata dai gruppi dell’Alleanza di Opposizione e del Fronte di Resistenza. Così alle azioni di protesta dei manifestanti si sono aggiunte anche bande che hanno iniziato a saccheggiare impunemente, così come documentato da molte immagini e video, mentre la mobilitazione di resistenza organizzata dall’Alleanza di Opposizione era brutalmente repressa dalla polizia e dai militari. I principali mezzi di comunicazione hanno mostrato una gran quantità di video in cui si mostravano i saccheggi e a stento hanno menzionato i primi morti e feriti delle proteste.

La situazione è sfuggita di mano con saccheggi in negozi e centri commerciali, incendi ed è andata avanti fino a quando il governo del regime ha deciso, di giustificarsi imponendo lo stato di emergenza e allo stesso tempo ha convocato uno “scrutinio speciale” per le schede che non erano ancora conteggiate e mostravano delle irregolarità, ma in realtà sono state nascoste tutte le schede che davano la vittoria all’Alleanza di Opposizione contro la Dittatura. Di fatti il conteggio delle schede non tornava, per tale motivo l’Alleanza di Opposizione si è rifiutata di partecipare al conteggio, si è ritirata dallo scrutinio speciale e ha dichiarato un auto-golpe di stato.

Così da sabato 2 Dicembre nelle principali città, da Tegucigalpa a San Pedro Sula, la popolazione si è svegliata tra raffiche di spari e grida terrificanti, in tutte le città si denunciano vari morti, confermati da diversi video e immagini di uccisioni per mano della polizia. C’è una compagna assassinata da una raffica di spari della polizia militare, di sera, durante una protesta. Ci sono testimonianze video di arresti arbitrari da parte della polizia, violenze e violazioni dei diritti umani. "Stiamo vivendo uno scenario di terrore, di repressione, di terrorismo di stato in Honduras per mano di questo regime" afferma Natalie Roque Sandoval, vice direttrice di Informazione e Coordinatrice del monitoraggio dell’Alleanza di Opposizione contro la Dittatura.

"Durante lo stato di emergenza - continua Natalie Roque Sandoval - il regime ha ripreso il conteggio delle schede e siamo sicuri che il proposito è quello di dichiarare vincitore Juan Orlando Hernandez per instaurare la dittatura nel Paese. Abbiamo anche dati confermati dalle immagini che già all’alba del 2 dicembre si è confermato un aumento del 100,81% di voti a favore di JOH, questo significa che sono stato inseriti almeno lo 0,81% di schede nel sistema di voto".

Osservatori internazionali

Martedì 5, l’UE con una dichiarazione e l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) con un report di sedici pagine hanno espresso perplessità sulle procedure di scrutinio e sulle possibilità di effettuare delle verifiche, denunciando una serie di irregolarità, la compravendita di voti e la repressione. In poche parole, questo processo elettorale si può definire una grande truffa.

Si sta procedendo ad un riconteggio delle schede, nel mezzo di uno stato di emergenza e della soppressione delle garanzie costituzionali. La valutazione attuale sulla totale mancanza di credibilità del TSE non è solo un giudizio dell’Opposizione, ma è confermata e certificata da importanti organismi internazionali. Per tali ragioni l’Alleanza di Opposizione ha deciso di non partecipare al processo elettorale e al procedimento di riconsegna delle schede indicate dal TSE, perché sarebbero quelle che il Tribunale giudica come irregolari, mentre invece l’Alleanza di Opposizione esige un riconteggio totale delle schede.

Negli ultimi giorni inoltre sia la polizia nazionale, che le squadre d’elite Cobra e i gradi più bassi della polizia hanno dichiarato uno sciopero con sit-in e si sono dichiarati in ribellione con il governo per ventiquattro ore. Hanno avanzato richieste di miglioramenti salariali e condizioni contrattuali, contro le condizioni di sfruttamento - che questa situazione ha notevolmente peggiorato - ed hanno dichiarato che si rifiuteranno di eseguire azioni repressive nei confronti del popolo honduregno qualora il governo dovesse nuovamente richiederle.

Termina così la vice direttrice Sandoval "lanciamo un SOS per questa Honduras che lotta contro la dittatura con il comunicato che ha fatto il candidato presidente e il coordinatore dell’Alleanza di Opposizione contro la Dittatura, la dirigenza, i leaders e la popolazione che si autoconvoca per seguire le attività di resistenza, le azioni di protesta e denuncia per lottare contro la dittatura. Dall’Honduras lottiamo, dall’Honduras resistiamo contro la dittatura".

09/12/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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