La balcanizzazione dell’Italia

Il pensiero unico neoliberista mira a indebolire la sovranità popolare e a tal fine, per dare il colpo definitivo alla Costituzione italiana “troppo democratica”, favorisce la balcanizzazione del paese


La balcanizzazione dell’Italia Credits: https://www.lastampa.it/2017/05/27/italia/radio-padania-libera-spegne-le-frequenze-dopo-ventanni-e-va-sul-web-cWaBorsUyVPLU10KY7H9bJ/pagina.html

La netta vittoria nelle ultime elezioni politiche del qualunquista – programmaticamente né di destra, né di sinistra – Movimento 5 stelle rischiava di mettere in discussione un elemento chiave della Seconda repubblica, ovvero della restaurazione liberista, il bipolarismo fra due diverse fazioni dello stesso partito: i liberali progressisti e i liberali conservatori.

Tale bipolarismo faceva particolarmente comodo ai dirigenti del centro-destra e del centro-sinistra che potevano godere di una notevole rendita di posizione assicurata dal voto utile. Era anche la soluzione più confacente al pensiero unico neoliberista che voleva togliere la possibilità alle classi non possidenti di ottenere una parziale redistribuzione a loro favore di rendite e profitti mediante il suffragio universale. Non potendo eliminare quest’ultimo, se non mettendo a serio rischio la loro capacità di egemonia sui subalterni, il modo migliore per renderlo inoffensivo era svuotarlo dall’interno, riproducendo il modello dello Stato liberale italiano dalla nascita alla Prima guerra mondiale dove appunto si confrontavano due diverse tendenze dello stesso partito e, a scanso di equivoci, dominava permanentemente il trasformismo, visto che non essendoci differenze essenziali e contendendo essenzialmente per la conquista del centro i politicanti erano pronti a tutto pur di mantenere le loro poltrone nelle istituzioni.

Bisogna anche riconoscere che fra i principali responsabili della politica politicante della messa in discussione di tale modello troviamo il Pd, con i governi Letta, Renzi e Gentiloni che si sono spostati talmente a destra da far perdere qualsiasi significato al termine centro-sinistra. In particolare Renzi ha fatto di tutto per coinvolgere nel proprio governo il centro-destra e mirava apertamente alla costruzione di un Partito della nazione, in grado di ricomprendere nel proprio trasformismo centrista tanto il centro-sinistra che il centro-destra. Tale politica non poteva che mettere in allarme i sacerdoti del pensiero unico neoliberista, in quanto veniva meno la finzione del bipolarismo e il ricatto del voto utile e questo finiva per lasciare spazio al risorgere della sinistra. Inoltre, in tal modo, con un Partito della nazione potentissimo, avrebbe riconquistato una relativa indipendenza la classe dirigente politica rispetto alla classe dominante economica, facendo venire meno un altro dei capisaldi del neoliberismo e della Seconda repubblica.

Proprio per questo i poteri forti dopo aver caldeggiato contro Renzi e i 5 stelle – che avevano ormai capitalizzato a proprio vantaggio l’opposizione alle politiche antipopolari del governo fondato sul patto del Nazareno – un nuovo governo tecnico, vista la completa impopolarità di tale opzione, essendo ancora troppo fresco il ricordo del massacro sociale perpetuato dal governo Monti, si sono inventati dal nulla un nuovo leader di destra in grado di catalizzare intorno a sé il “popolo” del centro-destra. Si tratta, ovviamente, di Matteo Salvini, completamente sconosciuto leader di un partito, la Lega nord, in una fase di crisi spaventosa tanto che pochi erano disposti a scommettere sulla sua stessa sopravvivenza.

Mediante il controllo sostanzialmente monopolistico degli strumenti d’egemonia sulla società civile, le classi dominanti sono riuscite a fare di un politicante di quart’ordine, tanto noioso quanto privo di carisma, pedissequo e monocorde, l’astro nascente della politica italiana e addirittura del sovranismo europeo. Tale “miracolo” è pienamente riuscito anche perché l’unica forza in grado di contendere l’egemonia della classe dominante, il Pd, si è al solito accodato, mostrandosi come di consueto più realista del re. Anche perché, una volta che Renzi si è reso conto che il suo progetto di modifica ultra maggioritaria della legge elettorale avrebbe favorito i Cinque stelle, ha cambiato completamente la legge elettorale per impedire al M5s di poter avere la maggioranza necessaria a governare e per favorire un “grande” successo elettorale di Salvini. In tal modo, Renzi ha potuto di nuovo giocare la carta del voto utile, ricattando gli elettori, in quanto se non avessero votato lui avrebbero favorito il governo del paese da parte di forze populiste e apparentemente antitetiche all’Unione europea.

Tale ricatto non è andato del tutto a buon fine in quanto Renzi, perdendo l’appoggio dei poteri forti e del suo blocco sociale di riferimento, ha disperso una grande quantità di voti che oltre a far crescere ulteriormente l’astensione ha premiato, il voto di protesta al M5s e lo scontato successo di Salvini favorito non solo dall’appoggio degli strumenti di egemonia sulla società civile, ma dalla stessa legge elettorale. Non contento il Pd, capitanato da Gentiloni e Renzi, ha chiuso immediatamente le porte a qualsiasi accordo con il M5s, costringendo nei fatti quest’ultimo a formare un governo con la Lega.

Da allora il Pd, in perfetto accordo con i poteri forti e l’opposizione conservatrice e reazionaria ha sistematicamente attaccato il M5s sulle questioni strutturali, socio-economiche, da destra favorendo così la costante ascesa di Salvini, forte del completo appoggio bipartisan di chi controlla gli strumenti volti a garantire l’egemonia sulla società civile. In tal modo i rapporti di forza fra i due alleati di governo si sono completamente rovesciati nelle recenti elezioni per il parlamento europeo a favore della Lega. Anche perché tutta la campagna è stata costruita sulla presunta contrapposizione fra i tecnici ultra liberisti apologeti dell’Unione europea e della globalizzazione, il cui prototipo è stato rappresentato da Macron e i populisti sovranisti, in grado di rappresentare l’opposizione di sua maestà, ovvero un’opposizione tutta interna alle logiche neoliberiste dell’Ue, il cui prototipo ha finito per essere proprio Salvini.

Tale operazione è stata senza dubbio utile per ricostruire nelle elezioni locali il bipolarismo tanto caro ai poteri forti neoliberisti, con un centrodestra riorganizzato intorno a Salvini (e Meloni) e un sedicente centro-sinistra costruito intorno a Zingaretti (e Calenda). Ciò ha garantito l’operazione gattopardesca di ricostruire il centro-sinistra intorno a un politicante che non ha mai, neanche sulle decisioni più reazionarie, votato contro Renzi e ha fatto di tutto per presentarsi come alternativa non di “sinistra” a quest’ultimo, mettendo definitivamente a tacere anche quel minimo di opposizione interna di sinistra nel partito. In tal modo il Pd ha potuto recuperare una parte della rendita di posizione del voto utile a tutto discapito della sinistra e dei Cinque stelle.

Anche nel nuovo scenario politico che si è aperto dopo l’ultima tornata elettorale i poteri forti, le forze conservatrici e reazionarie hanno continuato ad attaccare, prevalentemente, da destra il governo, concentrando così i proprio strali sul M5s, dando ormai per definitivamente morta la sinistra, con la componente apertamente revisionista che ha già rilanciato l’alleanza in funzione subalterna con il Pd. A stringere definitivamente il cappio al collo ai politicanti apolitici e qualunquisti grillini ci ha pensato Casaleggio, confermando il limite dei due mandati per i suoi istituzionali. Condannando definitivamente questi ultimi a fare qualsiasi cosa e a ingoiare qualsiasi rospo pur di difendere la poltrona istituzionale.

Del resto ad assicurare il pieno controllo dei poteri di governo a Salvini ci ha pensato ancora una volta il Pd, dal momento che anche quando Di Maio, per cercare di non rimanere del tutto subalterno alla Lega, ha provato a cercare qualche sponda in Zingaretti, si è ritrovato una volta di più la porta sbattuta in faccia, con il Pd pronto ancora una volta ad assicurare i poteri forti che il primo nemico nel governo restano gli uomini qualunque a Cinque stelle. In tal modo il neo sedicente centro-sinistra può assumersi di nuovo di fronte ai poteri forti la piena corresponsabilità nelle politiche più devastanti, portate in particolare avanti dalla componente più reazionaria del governo, con la quale resta l’interesse comune a rilanciare il tradizionale bipolarismo caro al neoliberismo.

Quindi il Pd è rimasto a godersi lo spettacolo – mangiando pop-corn – del governo repubblicano più marcatamente spostato a destra, anche per la totale assenza di una qualche opposizione credibile di centro o di sinistra. Nell’attesa che sulla base del principio neoliberista dell’alternanza le misure populiste e demagogiche promesse dai leader dei partiti al governo non potranno essere realizzate – vista l’opposizione dei poteri forti transnazionali, in primis la troika, e di chi controlla il debito, sempre pronti a usare l’arma di ricatto dello spread, ovvero minacciando di scatenare il grande capitale speculativo transnazionale contro il nostro paese, facendogli pagare una parte ancora più significativa della crisi di sovrapproduzione.

Per altro, visto il ricatto sempre più aperto dell’Unione europea e delle opposizioni parlamentari che intendono imporre al governo la fine di qualsiasi forma di rivoluzione passiva e qualsiasi ribellione alle regole dell’austerità, anche quando si tratta di realizzare uno degli obiettivi più ambiti dei neoliberisti come la Flat-Tax, pur di riaffermare il dogma del pareggio di bilancio, è molto probabile che il governo per rimanere in piedi punterà principalmente a realizzare la secessione dei ricchi. Anche perché si tratta di una prospettiva che si sposa in pieno con il pensiero unico dominante neoliberista, visto che mira a indebolire sempre di più le istituzioni nazionali poste sotto il controllo almeno teorico della sovranità popolare e del suffragio universale, a tutto vantaggio delle istituzioni oligarchiche transnazionali.

Inoltre, tale misura mira a dare il colpo di grazia alla Costituzione, ovvero a quel compromesso ottenuto grazie alla Resistenza egemonizzata dai comunisti al nazi-fascismo che i neoliberali non hanno mai potuto digerire. Del resto, proprio per questo tale misura non incontra l’opposizione delle sedicenti opposizioni di centro-destra e centro-sinistra, dal momento che mirano a presentarsi come i più rigorosi cultori del pensiero unico.

Il progetto mira infatti a distaccare sempre di più le ricche regioni del centro-nord dal peso morto che sarebbe costituito dal centro-sud, per farle entrare a pieno titolo nel nocciolo duro che guida l’Europa a doppia velocità, costituito dalla Germania, Olanda, Danimarca etc. Si tratta, in effetti, del vecchio progetto reazionario della Lega, che mira a ripetere, senza nemmeno dover affrontare una guerra civile, la scissione della Federazione di Jugoslavia, con le regioni più ricche del nord inserite a pieno titolo nell’indotto dell’imperialismo tedesco e le disastrate regioni del sud poste sempre più sotto il controllo della malavita organizzata, utile perché sempre disponibile a svolgere il lavoro sporco per le oligarchie.

Non a caso come il secessionismo leghista ha sempre incontrato le simpatie, se non le aperte complicità, delle oligarchie del nord Europa e della malavita organizzata del sud, anche ora tali politiche non trovano nessuna forma di opposizione né nei tecnocrati dei centri di potere transnazionali, né nei politicanti del sud, da quelli più di destra a quelli più radical di sinistra, che credono di poter approfittare della situazione per accentrare ancora di più nelle loro mani il potere e il controllo delle risorse. Per motivi analoghi tali tendenze trovano il favore anche dei governatori di regioni storicamente governate dal centro-sinistra.

Tali tendenze, inoltre, indeboliscono ancora di più le classi subalterne, a partire dai contratti nazionali di lavoro, favorendo ulteriori divisioni che procedono nella direzione opposta alla parola d’ordine con cui si chiude il Manifesto del partito comunista, ovvero: “proletari di tutti i paesi, unitevi!”.

07/07/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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