La top ten dei problemi da risolvere (II parte)

Top ten delle problematiche prioritarie che l’anno passato ci lascia in eredità per risolvere le quali dovrebbe organizzarsi e battersi chi intende contribuire all’emancipazione del genere umano.


La top ten dei problemi da risolvere (II parte) Credits: https://www.history.com/news/soviet-union-stalin-weekend-labor-policy

Segue dalla prima parte

6. La delega della sovranità popolare a una “casta” di politicanti di professione, generalmente provenienti dalla classe dominante e al servizio di essa

Come osservava già J. J. Rousseau nel sistema liberale, oggi imperante insieme al modo di produzione capitalistico, la sovranità si esercita nel breve momento in cui, ogni tot di anni, la si delega – generalmente – a un professionista della politica, che la gestisce il più delle volte in funzione dei propri interessi e, quindi, negli interessi dei poteri forti. Tale concezione è propria del pensiero unico liberale/liberista oggi dominante, per cui l’interesse dell’individuo politico consiste nell’accrescere la propria proprietà privata, e quindi la sovranità, ovvero l’amministrazione della cosa pubblica, diviene una fastidiosa incombenza che impedisce di dedicarsi completamente alla ricerca del proprio profitto. Proprio per questo il liberale borghese preferisce assoldare, con i soldi dello Stato e con donazione private, un insieme di professionisti della politica che facciano i suoi interessi, come individuo e/o più in generale come classe. Da quest’ultimo punto di vista, ideologicamente, per il liberali lo Stato dovrebbe limitarsi a fare da guardiano notturno della proprietà privata e, quindi deve essere ridotto al minimo, e soprattutto non immischiarsi nelle questione economiche e sociali, da lasciare alla libera iniziativa dei privati e alle leggi del mercato.

Dunque, dello Stato al borghese interessano innanzitutto le sue funzioni repressive, volte a garantire che una classe sempre più ristretta della grande borghesia possieda in modo sempre più monopolistico i grandi mezzi di produzione e i mezzi necessari alla riproduzione di una massa crescente di lavoratori che sono costretti, per potersi appunto riprodurre, a cedere la propria capacità di lavoro generalmente al prezzo più basso del suo valore, a causa della concorrenza dei disoccupati e sottoccupati. In tal modo le liberal-democrazie si rivelano sempre meno democratiche – dal momento che democrazia significa potere delle masse popolari di contro agli oligarchi – e sempre più delle oligarchie mascherate, in grado di dominare la massa crescente dei subalterni grazie al monopolio della violenza legalizzata e alla capacità di egemonia, ossia la forma più perfetta di dominio in quanto esercitato con il consenso dei dominati.

In tal modo, una parte sempre maggiore delle classi dominate finisce per perdere interesse nelle elezioni, finendo per rinunciare a esercitare anche quella sola volta, ogni tot anni, la propria sovranità popolare, dal momento che gli appare sempre più un esercizio puramente fittizio, considerato che qualsiasi partito vinca le elezioni è più o meno costretto, nello Stato borghese, a fare gli interessi delle classi economicamente dominanti. Al di là del tasso sempre crescente di individui delle masse popolari che si astengono, vi è nella restante parte la crescente espressione, attraverso il proprio voto, di una protesta verso un sistema che sotto il nome di democrazia nasconde il proprio contrario, ossia l’oligarchia. Cresce così il cosiddetto voto di protesta, che è generalmente catturato da populisti e demagoghi, che parlano alla pancia delle masse popolari o mirano a dare rappresentanza ai suoi istinti più bassi e antisociali. Infine, bisognerebbe tener conto della parte crescente delle masse popolari, che più o meno consapevole del fatto che la democrazia liberale sia sempre più una farsa, mira al voto di scambio, ossia a cedere la propria sovranità al miglior offerente, reale o immaginario.

Questa deriva porta le masse popolari o a disinteressarsi della politica o, peggio, a posizioni anti-politiche, abilmente rese egemoni dall’ideologia dominante, espressione delle classi dominanti, che così portano avanti il loro programma di restaurazione oligarchia. In altri casi produce nel proletariato una tale sfiducia in questa democrazia sempre più apparente, da farsi convincere, al solito dall’ideologia dominante, a buttare via con l’acqua sporca (la pseudo democrazia liberale) il bambino, ovvero la sovranità popolare.

L’ideologia dominante sfrutta tale crisi della liberal-democrazia per far ricadere le masse nella trappola di regimi bonapartisti regressivi o di nuove forme di governi autoritari con pulsioni sempre più apertamente neo-fasciste o nazional-socialiste. Unica reale alternativa a questa deriva verso la restaurazione oligarchica o, in alternativa, verso regimi tendenzialmente totalitari è il ritorno a un reale esercizio della sovranità popolare, mediante delle assemblee in grado di coinvolgere direttamente i produttori, da svolgere a partire dai luoghi di lavoro, che si riapproprino del potere legislativo, rendendo le funzioni di governo puramente esecutive ed esercitate da rappresentanti eletti al proprio interno, in ogni momento revocabili. Infine, per evitare il riprodursi di una casta di politicanti, gli eletti, il cui numero deve essere il più possibile ridotto, dovranno essere scelti fra i lavoratori e continuare durante il proprio mandato a percepire lo stesso stipendio che aveva da lavoratore.

7. Gli strumenti che rendono puramente formale e apparente la democrazia nello Stato borghese.

Innanzitutto i membri delle masse popolari, per poter esercitare realmente la democrazia – ovvero il loro potere di contro alle oligarchie – devono avere una piena e stabile occupazione, un salario che gli consenta di avere il tempo necessario per potersi dedicare alla politica oltre, naturalmente, a una drastica riduzione dei ritmi e degli orari di lavoro. Ciò sarebbe facilmente realizzabile – se non dominasse il modo di produzione capitalistico fondato sullo sfruttamento della forza lavoro – dividendo il lavoro necessario in modo equo tra tutti gli individui abili. In tal modo tutti avrebbero un’occupazione sicura e potrebbero lavorare durante una parte limitata della loro giornata e senza quei ritmi massacranti, che altrimenti impediscono, una volta terminato il lavoro necessario, di potersi occupare attivamente delle problematiche politiche. Ciò richiederebbe anche la pianificazione dell’economia, affinché si concentri in primis nella produzione dei beni necessari a soddisfare i bisogni essenziali degli individui, eliminando tutte quella forme di lavoro improduttivo o assolutamente inutile al di fuori della società capitalista. Ad esempio si potrebbero tranquillamente chiudere tutti i principali settori di investimento nel capitalismo, dall’industria bellica, a quella della prostituzione e della pornografia, dal traffico e dalla produzione di stupefacenti di ogni tipo, all’eliminazione dell’industria culturale e di ogni forma di pubblicità, per non parlare dei lavori servili, di quelli legati alla produzione di beni di lusso, per arrivare al lavoro nero e a quello al servizio della malavita organizzata, fino allo spionaggio industriale e dei consumatori per indurli a consumi spesso del tutto superflui etc.

Tutte queste ricchezze ed energia andrebbero convogliate a massimizzare il salario indiretto, con la messa a disposizione di servizi sociali di qualità tendenzialmente gratuiti. Dall’istruzione garantita a tutti fino ai più alti livelli, alla presenza di borse di studio per tutti i meritevoli e interessati a proseguire gli studi, pur non essendo ricchi di famiglia. A una sanità che operi in funzione, innanzitutto, della prevenzione delle malattie, mediante un controllo e una pubblicizzazione di un’alimentazione sana, di una vita non sedentaria (con l’organizzazione di attività sportive sane e gratuite), con controlli sanitari periodici, obbligatori e gratuiti. Anche ogni forma di bene culturale e produzione artistica dovrà essere fruibile in modo tendenzialmente gratuito da tutti gli interessati e la popolazione dovrà essere guidata sin da piccola a sviluppare la propria capacità di giudizio anche in ambito estetico. Bisognerebbe inoltre mettere a disposizione gratuitamente sale pubbliche di tutte le dimensioni per favorire gli incontri, le discussioni, i dibattiti e le attività politiche dei cittadini. Solo in tal modo nessuno si sognerà più di alienare, delegandolo al politicante di turno, il proprio diritto umano e di cittadino a esercitare nel modo più diretto la sovranità popolare. A questo scopo, i mezzi di comunicazione e di trasporto dovrebbero essere pubblici efficienti e gratuiti per permettere la possibilità di incontrarsi, confrontarsi e deliberare anche in realtà più ampie delle antiche città-Stato.

8. Un apparato militare e industriale sempre più potente e incontrollato che consuma sempre più ricchezza sociale per la costruzione di inutili e del tutto deleterie armi di distruzione di massa

L’apparato militare-industriale tende nei paesi capitalisti a divenire sempre più potente, minaccioso e pervasivo, consumando in modo del tutto inutile, se non devastante e distruttivo, una quota sempre crescente delle risorse naturali e prodotte dal lavoro sociale degli uomini, sempre più risultato di una cooperazione e divisione del lavoro a livello internazionale. La soluzione sul piano teorico è – al solito – quasi banale: disarmo completo, a partire dalle armi di distruzione di massa, divieto della professione di mercenario ed eliminazione degli eserciti stabili. Più in generale, le macchine e i prodotti della tecnica dovrebbero essere posti finalmente al servizio dell’uomo, per liberarlo dal lavoro pesante, meccanico e offrirgli maggiore tempo libero per lo sviluppo spirituale. Purtroppo, sul piano pratico, sino a che ci sarà il sistema capitalistico, a causa delle sempre più ampie crisi strutturali di sovrapproduzione, le spese militari e le guerre non potranno che aumentare e le macchine, più in generale, saranno utilizzate per uccidere o asservire a esse il lavoro umano, massimizzandone lo sfruttamento e divenendo la scusa per i licenziamenti.

9. Dominio ideologico del pensiero unico dominante, ovvero egemonia, quale capacità di dominio con il consenso dei dominati a opera della grande borghesia

Anche in questo caso la soluzione in teoria sarebbe facile, basterebbe sostituire all’egemonia di una sempre più ristretta minoranza che vive nel lusso grazie allo sfruttamento o alla condanna alla disoccupazione di una quantità sempre più sterminata di esseri umani, l’egemonia di questi ultimi sui ceti intermedi, per avere i rapporti di forza necessari a espropriare gli espropriatori. A tale scopo, le avanguardie dei subalterni dovrebbero essere in grado – sviluppando e aggiornando il marxismo – di elaborare una visione del mondo completa e del tutto autonoma, anzi tendenzialmente in contrapposizione a quella dominante. Inoltre i mezzi di comunicazione, di formazione e le case editrici non dovrebbero essere più proprietà monopolistica della grande borghesia o dei governi a essa asserviti, ma divenire proprietà sociale sotto il controllo dei lavoratori. Infine le classi subalterne, per non continuare a dipendere dagli infidi intellettuali tradizionali provenienti dalle classi dominanti, dovranno essere in grado di sviluppare intellettuali a esse organici.

10. Dominio del consumismo, dell’arrivismo, dell’individualismo più sfrenato, della volontà di potenza del singolo, in una parola dell’uomo borghese

A questo modello antropologico dovrebbe sostituirsi l’uomo socialista, che non vede nell’altro un pericoloso concorrente, o un mezzo da sfruttare per la propria affermazione, ma considera gli altri, come se stesso, ossia un fine e non un mezzo, riconoscendo nell’altro un necessario completamento dei propri limiti, con cui cooperare e solidarizzare. In tal modo, la libertà non sarà considerata più l’arbitrio del singolo, che termina dove inizia la libertà come arbitrio dell’altro, ma si comprenderà che la propria libertà esiste in funzione della libertà dell’altro e che si può essere liberi solo in una società in cui tutti lo sono. Tutto ciò sarà possibile solo con l’affermazione della società socialista, quale transizione alla società comunista dove ognuno contribuirà allo sviluppo dell’intera società umana secondo le proprie possibilità e riceverà la quota parte della produzione socializzata a livello internazionale sulla base dei propri bisogni. Solo con il comunismo la società avrà, infine, un suo cuore reale e non si avrà più bisogno di cuori artificiali e tanto meno di oppio per il popolo. Così, alla tradizionale visione del mondo mitologico-religiosa si sostituirà, definitivamente, la moderna visione del mondo filosofico-scientifica.

19/01/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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