Le assemblee autoconvocate si moltiplicano

Crescono di giorno in giorno le assemblee convocate su piattaforme e accessibili da chiunque abbia un collegamento internet e un programma di accesso scaricato sul pc, sul tablet o sullo smartphone.


Le assemblee autoconvocate si moltiplicano Credits: romatoday

Non è la democrazia della rete ma l'istinto di sopravvivenza a spingere tanti lavoratori e lavoratrici a discutere e tornare protagonisti: di democratico la rete ha ben poco con quel surplus lavorativo estorto agli ignari navigatori dai quali traggono dati utili per conoscere i comportamenti umani indirizzandoli a fini di mercato. E così le varie assemblee scaturiscono dai bisogni negati, dalla ritrovata unità di lavoratori spesso divisi per profili, contratti e reddito ma colpiti in egual misura dal contagio che ha determinato la chiusura di un teatro, di una scuola, la sospensione di appalti pubblici e non, la chiusura degli aeroporti e il posticipo, sine die, con cui inizierà la stagione estiva.

Non è dato sapere se e come il protagonismo di tanti lavoratori e lavoratrici avrà effetti benevoli sulla ricomposizione di un'area sindacale di classe. Dopo tanti anni di neoliberismo continuano a prevalere culture divisorie e punti di vista settoriali, non a caso in queste settimane sono tornate in auge le vecchie culture del post-lavoro o del reddito, decontestualizzate e dettate da ragionamenti tanto vecchi quanto ideologici.

La pandemia avrà ripercussioni negative sul potere di acquisto e di contrattazione, attaccherà con ferocia i precari, la parola d'ordine di rivedere gli ammortizzatori sociali estendendone la platea dei beneficiari, la durata e l'importo diventa dirimente per rispondere ai bisogni reali di chi oggi non sa come andare avanti.

Il reddito di quarantena  è la risposta forse necessaria a restituire dignità e forza al potere di acquisto di lavoratori e lavoratrici che nel migliore dei casi percepiscono salari da fame, contratti intermittenti o part-time. Non è il trionfo del reddito sul lavoro, il quale in queste settimane risulta incompatibile con la necessità di salvaguardare la salute e la sicurezza di tutti\e, anche se in molte fabbriche, aziende e magazzini la produzione è continuata come se nulla stesse accadendo e i luoghi di lavoro sono stati sovente veicoli di trasmissione del contagio.

L'assemblea di Pisa, promossa da varie realtà, ha avuto il pregio di mettere insieme, una volta tanto, lavoratori\trici dei settori pubblici con la forza-lavoro degli appalti, gli intermittenti con i docenti, le operatrici socio sanitarie delle cooperative con il personale ospedaliero, i facchini della logistica con gli attori dei teatri, gli operai in produzione con gli impiegati in smart working.

Auspicando che altre assemblee possano tenersi andando oltre l'appartenenza di sigla per collocare al centro del ragionamento la necessità, e l'urgenza, della ricomposizione di classe, pubblichiamo quanto emerso dall’assemblea tenutasi martedì 21 Aprile su piattaforma telematica con la partecipazione di lavoratori\trici di diversi settori quali: cooperative, spettacolo, scuola, appalti pubblici, pubblico impiego. Inoltre anche i precari\e sono intervenuti.

Erano presenti delegati\e di Sgb di Pisa, Roma e Venezia e della Confederazione Cobas di Pisa. Numerosi sono stati gli interventi per riaffermare:

  1. La necessità di coordinamenti di settore per costruire piattaforme condivise con rivendicazioni comuni, consapevoli che nelle prossime settimane molti posti di lavoro saranno a rischio, soprattutto se precari e a tempo determinato per non parlare degli intermittenti esclusi dagli ammortizzatori sociali
  2. Fase due? Solo se saranno salvaguardati salute e sicurezza della forza-lavoro
  3. La non penalizzazione economica delle lavoratrici e dei lavoratori in smart, la fase due non sia l'occasione per ridurre i salari, applicare contratti peggiori e spianare la strada agli appalti al ribasso con meno ore\salario\tutele

Che cosa vogliamo allora?

  1. Una campagna per ridurre l'orario di lavoro a parità di salario soprattutto in epoca di contagio: lavorare meno per lavorare tutte\i visto che il lavoro a casa determina peraltro un aumento della produttività. 
  2. Limitare il potere del capitalismo della sorveglianza che rappresenta un sistema di controllo sui movimenti sociali e sindacali contraendo i già esigui spazi di democrazia e libertà collettiva\individuale.
  3. Aprire vertenze territoriali per rivendicare salario e lavoro, rivedere, come previsto anche dal decreto Cura Italia, le modalità di gestione dei servizi socio educativi con accordi tra committente e appalti per consentire a lavoratrici e lavoratori di tornare al 100% del loro salario.
  4. Una campagna per scongiurare ulteriori riduzioni salariali soprattutto negli appalti perché la logica dei ribassi ha condannato troppi\e di noi alla miseria e a condizioni di vita e lavorative non dignitose.
  5. Salvaguardare contratti a tempo determinato e intermittenti che nelle prossime settimane saranno colpiti e soggetti a riduzione.
  6. Confermare gli ammortizzatori sociali di Marzo ma aumentandone gli importi, costruire percorsi unitari e trasversali che rimettano al centro il ruolo conflittuale della forza lavoro.

26/04/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Federico Giusti

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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