Morire fulminati sul tetto di un treno

Il sogno di raggiungere un lavoro o la famiglia, comunque di lasciarsi alle spalle povertà e guerre si infrange contro l’alta tensione della rete elettrica.


Morire fulminati sul tetto di un treno Credits: https://www.youtube.com/watch?v=QnpZaPK8nwo

CANNES. LUGANO. Alla stazione di Cannes, Costa Azzurra francese e alla stazione di Balerna, appena superato il confine italo-svizzero tra Como e Lugano, Canton Ticino, due treni regionali sono stati la fine del viaggio terreno di due migranti africani. Avevano un sogno questi due giovani, ma non ci hanno detto ancora i loro nomi, forse senza documenti o forse perché non li si vuole riconoscere per non dare notizia della loro orribile morte a qualcuno che gli è familiare o amico. Erano partiti, di sicuro in momenti diversi, ma con uguali modalità di viaggio, da luoghi dove povertà e guerre sono le condizioni in cui non si può lavorare, studiare, vivere. Come migliaia di loro coetanei hanno intrapreso un cammino, il fuggire a piedi o incastrati tra tanti su camion o pullman, passati come merce di mano in mano a chi traffica esseri umani negando loro la pur minima dignità, arrivati alla fine del deserto, dove c’è il mare, tolti di tasca gli ultimi soldi rimasti per pagare un marinaio passatore, imbarcati su carrette di navi, onde alte dentro il barcone, vicini di viaggio, donne e bambini che non arriveranno in porto o ci giungeranno già morti. E poi l’accoglienza in un’isola, ma non farcela a stare rinchiusi e così andare via subito percorrendo strade dove è prudente restare ai margini per non essere travolti o salendo su un treno con il rischio di essere scoperti senza biglietto.

A un certo punto arrivare a Ventimiglia, c’è anche lì il mare, oppure a Como, c’è anche lì acqua, ma è lago. Il sogno – che anch’io sono riuscito a udire perché eco di parole di tanti giovani africani incrociati vicino al mare o nel prato vicino alla stazione di Como – di andare in Inghilterra oppure in Germania, gli hanno raccontato che c’è da lavorare e stare bene, non c’è guerra anche se ci sono tanti che non li vorrebbero dalle loro parti.

Ormai sono due anni che dagli scogli di Ventimiglia si vorrebbe andare al nord della Francia e di là passare in Inghilterra, ma salire sul treno vuol dire essere sbattuto fuori dai gendarmi francesi. Ormai è un anno che dal prato della piazza della stazione di Como si vorrebbe andare in Germania, ma passare dalla neutrale Svizzera è difficile e attraversare il confine ti rende merce di contrabbando, da sequestrare.

Uno dei due giovani è morto folgorato sul tetto di un convoglio TiLo (Ticino Lombardia), un incidente scoperto a Balerna, stazione tra Como e Lugano. Con il passare delle ore si è andata rafforzando l'ipotesi del tragico tentativo di un migrante di attraversare la frontiera italo-svizzera. L’altro è morto folgorato sul tetto di un convoglio regionale delle ferrovie francesi, un incidente scoperto a Cannes, stazione ferroviaria. Anche qui l’ipotesi del tragico tentativo di un migrante di viaggiare senza biglietto e senza il rischio d’essere fermato nel suo viaggio verso il nord Europa.

Certo, ciò rafforza l’interrogativo sul perché Italia, Francia e Svizzera si comportano in maniera incomprensibile e perché l’Europa è sempre assente, sul perché ci tocca sentire le solite parole di circostanza della commossa alta commissaria Mogherini. Certo, ciò rafforza l’interrogativo sul perché Italia, Svizzera e Germania non abbiano sottoscritto un accordo per realizzare un corridoio umanitario, che so un convoglio che partendo dalla stazione di Como attraversasse senza soste il territorio elvetico e si fermi alla stazione di confine tedesca, sentendo anche la disponibilità della cancelliera Merkel. Intanto, due giovani – che adesso aggiungiamo ai tanti morti per migrazione in cerca di lavoro e pace, in cerca di pezzi di famiglia – che si sono massacrati i piedi con un difficile cammino, che hanno pagato briganti per uscire dal deserto e attraversare il mare, che hanno accumulato chilometri per arrivare a un’altra tappa del viaggio, che hanno alla fine deciso di salire sul tetto di due vagoni di treno, hanno concluso i loro sogni perché hanno incontrato i fili dell’alta tensione che fa viaggiare quei treni.

04/03/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: https://www.youtube.com/watch?v=QnpZaPK8nwo

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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