Referendum confermativo, quel “Nì” del M5S

La doppia posizione dei grillini, ondivaghi per interesse, fra il Sì e il No


Referendum confermativo, quel “Nì” del M5S Credits: www.termometropolitico.it

Un mese a quello che forse è uno degli appuntamenti più importanti della storia del nostro paese, il referendum confermativo del 4 dicembre, dopo la consultazione di settanta anni fa con il quale gli Italiani scelsero la Repubblica e abolirono la Monarchia. Dopo nacque la Costituzione, pluralista, rigida, complessa e democratica. Ben 139 articoli che contengono i paletti della vita economica, sociale e politica del paese. Diritti e doveri dei cittadini, nonché l’impianto dello Stato. Fra gli 11 principi fondamentali, all’articolo 1: la sovranità popolare, ora minata dalla riforma Renzi-Boschi.

Il 4 dicembre gli Italiani sono chiamati ad approvarla o a respingerla, con un o con un No. Inutile dire che il “cambiamento”, leit motiv degli sponsor del Premier, è l’ingannevole specchietto per le allodole per far precipitare l’Italia nel massimo degrado sociale. Si evince dalle campagne referendarie dei comitati per il No e per il Sì che molte delle forze politiche di destra e di sinistra sono contrarie al partito di maggioranza. Sebbene vi siano notoriamente delle spaccature interne ai partiti, Il No alla riforma ha delle possibilità di avere la meglio nella disputa referendaria.

Le piazze protestano, le assemblee si riempiono, i costituzionalisti informano sull’anticostituzionalità della riforma. Nonostante gli slogan per il Sì passino mendaci, così come il quesito referendario, e nonostante i “bonus” alla fasce deboli utilizzati come voto di scambio, c’è da augurarsi che gli Italiani non abbocchino all’amo renziano. Una parte dell’Italia si sta preparando per un cambiamento ver, per ridare dignità e attuazione a una Costituzione calpestata dalle politiche liberiste, sotto l’egida dell’Europa. Per attuarla ed estenderne i diritti e non per ridurla a mera variante del mercato come vorrebberro Renzi ed i poteri forti del capitale finanziario (vedi JP Morgan). Tutti in piazza a protestare contro. Sembrano non mobiltarsi granché (vedi flop dell’adunata renziana a piazza del Popolo) quelli che caldeggiano la riforma che a loro avviso garantisce la stabilità e offre il cambiamento, sostenuti però da una propaganda battente su giornali e TV.

Ma dove sono i grillini in questa campagna referendaria? Perché non si sentono nelle piazze le solite imprecazioni di Grillo contro il governo che sta violando la Costituzione? C’è troppo silenzio verso la posizione NO/SI’ a casa 5 Stelle e questo sicuramente non è il loro “stile” di protesta. Zero dibattiti televisivi, piazze pentastellate vuote, pochissimi incontri o contaminazioni con i sostenitori del No. Un’assenza e un silenzio inspiegabili per un movimento che non è davvero solito esprimersi con toni soft. Eppure si dichiarano sostenitori del No. Lo dichiarano “a mezza bocca”, quasi fossero improvvisamente investiti dell’aplomb da “Camera dei Lord”, dimenticando i panni degli strilloni che tanto piace nelle loro piazze.

Nel No Renzi day, manifestazione del 22 ottobre a Roma, non si è avvertita la loro presenza tanto da poter invocare “Chi l’ha visto”? La cosa non quadra.

Il M5S nei sondaggi elettorali è in linea con il PD e, sicuramente, se passasse la riforma con il combinato disposto dell’Italicum, darebbe filo da torcere a Renzi in un eventuale ballottaggio per la corsa al governo nelle prossime elezioni politiche. Ai grillini quindi la vittoria del Sì e l’approvazione dell’Italicum, in fondo, potrebbero non dispiacere. “Se il M5S intende davvero porsi l’obbiettivo di governare in Italia, l’Italicum è lo strumento migliore per farlo. Senza ombra di dubbio è il sistema elettorale che gli dà la migliore possibilità di vincere facendo un governo senza alleanze scomode o improbabili”, insinuava Roberto D’Alimonte, nel maggio scorso, su “Il Sole 24 ore”.

Così gli rispondeva il deputato grillino Danilo Toninelli: “Quella di D’Alimonte è la classica polpetta avvelenata. L’Italicum è stato scritto proprio per farci perdere, perché obbliga gli altri partiti a unirsi in un unico listone, sommando i loro voti, mentre noi non ci fondiamo con nessuno. Inoltre ponendo il caso di ottenere la maggioranza alla Camera, se vince il Sì noi avremmo una minima rappresentanza al Senato, di non più di cinque senatori. Come faremmo a governare in una situazione simile?” E alla fine ammette però che non parteciperanno ai comitati per il No: “Siamo già noi un comitato per il No vivente, faremo campagna referendaria sotto le nostre bandiere, non sotto quelle di altri”.

Una dichiarazione confermata anche da quanto scrive il giornalista Damilano nel suo articolo “C’è chi non dice No” sull’ultimo numero dell’Espresso. Per i grillini, secondo Di Maio “Conviene non identificarsi totalmente con la campagna del No, perché in ogni discussione di merito l’elettorato e la base di M5S tendono a dividersi. Così è stato sulle unioni civili o sull’immigrazione. Così potrebbe essere sulla riforma della Costituzione Non conviene partecipare alla campagna referendaria mescolandosi agli altri leader del NO: Salvini, Brunetta e D’Alema Per fedeltà al dogma del Movimento, mai fare alleanze con altri partiti. Meglio vincere da soli che perdere insieme ad altri”.

In effetti i pentastellati stanno conducendo anch’essi una loro separata campagna per il No, contro la riforma costituzionale. Una campagna che li vede insolitamente in seconda fila sui media e nei dibattiti televisivi, il potere di massima diffusione. Una campagna referendaria solipsistica e in fondo un po’ doppiogiochista fra il Sì e il No alla riforma. Il motivo è quasi ovvio. Indebolito il governo Renzi, con la sconfitta del referendum del 4 dicembre, i grillini potrrebbero avere una maggiore affermazione in Parlamento che aumenterebbe l’egemonia del movimento stesso. Dovrebbero però abbandonare la strada facilitata dell’Italicum che li vedrebbe testa a testa con il PD, se non in pole position in un eventuale ballottaggio, alle prossime elezioni politiche

Considerando anche che in questo referendum c’è di mezzo l’Europa. La questione è di interesse per le cancellerie d’oltralpe. Con la possibile débacle renziana si arresterebbero le riforme imposte dai diktat dell’UE e della BCE. E le politiche liberiste del Premier, in perfetto accordo con i Trattati, dovrebbero lasciare il posto a quelle del movimento populista di Grillo.

É ben motivata quindi la speranza dei grillini che la riforma vada in porto e che l’Italicum resti. Ecco una spiegazione per una campagna referendaria silente e vissuta in penombra. Nelle assemblee dei comitati per il No promossi dai 5 Stelle si assiste. ad un’auto-esaltazione del Movimento e ad una totale dissacrazione del PD e del Premier. Tutto lì. Mentre tutte le altre forze della sinistra politica e sociale hanno ben altri motivi per perorare la causa del No e per auspicare una vittoria contro la riforma, che solo quello di veder spegnere su Renzi le luci della ribalta.

Intanto i grillini occhieggiando al Sì e al No, depotenziano la forza dei comitati per il No. Non si può che disapprovare.

05/11/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: www.termometropolitico.it

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