Referendum sociali, ancora un mese di raccolta firme

Rush finale per i sei quesiti e la petizione popolare.


Referendum sociali, ancora un mese di raccolta firme

Rush finale per i sei quesiti e la petizione popolare. Una sfida sociale destinata a continuare.

di Andrea Milluzzi

Un mese. Un mese ancora di raccolta firme per far sì che i referendum sociali diventino realtà. Duecentosettantamila italiani e italiane - firma più, firma meno - hanno già messo il loro nome sui moduli ai banchetti di raccolta, per chiedere di fermare le politiche del governo su scuola, ambiente e beni comuni. Un cammino che è poco più di metà del suo percorso e che richiede una sforzo straordinario per arrivare a compimento.

Il comitato promotore (che comprende Cobas, Unicobas, Flc Cgil, Gilda, Unione degli Studenti, il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, il Comitato Sì Blocca Inceneritori e la campagna Stop devastazioni, per i diritti sociali e ambientali) è fiducioso sul buon esito della raccolta e moltiplica di giorno in giorno i presidi sul territorio. Uno sforzo comune che segue la logica con cui sono nati i referendum: "Il coordinamento comprende, con uguali diritti e senza gerarchie, molte sigle sindacali, molti movimenti sociali e nessun partito politico. È questa la novità che presentiamo con i referendum sociali" spiega Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas.

Quattro dei sei quesiti (quella sull'acqua è una petizione popolare) riguardano la legge 107, passata alla storia come la "buona scuola" del premier Renzi: "Quando è stata approvata siamo riusciti a mettere in campo una mobilitazione come non se ne vedeva da tempo, e fino alla firma di Mattarella abbiamo anche creduto che saremmo riusciti a fermarne l'approvazione. - ricorda Marina Boscaino, LIP scuola - Ma il fatto che sia stata approvata non significa che rinunciamo alla battaglia". "Non vogliamo una scuola che assomigli sempre di più a un'azienda privata - spiega Danilo Lampis dell'Uds (Unione degli studenti) - è importante che i docenti siano scelti per competenza e si sentano liberi di insegnare. Rifiutiamo l'idea che chi forma i ragazzi in aula abbia paura di incappare in logiche punitive". "Dobbiamo contrastare il linguaggio di una politica spettacolo che si basa su slogan ad effetto e demagogici, come quello che il privato gestisce meglio i servizi del pubblico. - sottolinea Stefano d'Errico, Unicobas - Noi vogliamo ridurre i danni fatti dalla 107".

Gli altri due quesiti sulla scuola riguardano la "Abrogazione di norme sui finanziamenti privati a singole scuole pubbliche o private" e quelle su "l'obbligo di almeno 400-200 ore di alternanza scuola-lavoro". "Questa scuola nata dalla legge 107 è finalizzata a creare operai flessibili e fungibili. - aggiunge il professore Raffaele Salomone Megna, in rappresentanza della Gilda - I referendum invece mirano a ottenere una scuola che risponda ai dettami della nostra Carta Costituzionale, dove c'è scritto che la scuola deve formare prima di tutto cittadini in grado di farsi una propria identità e opinione".

La piattaforma sociale si è prefissa l'obiettivo di tenere anche dopo la raccolta firme e il referendum, per "dare continuità e stabilità alle pulsioni che vengono dalla società civile". Quindi c'è la scuola ma c'è anche tanto altro: acqua, inceneritori e trivelle. "Noi siamo dentro la campagna referendaria, nonostante non abbiamo un quesito specifico. - spiega Paolo Carsetti, del Forum Nazionale dei movimenti per l'acqua, promotore e vincitore del referendum del 2011 - Non ce l'abbiamo perché la manovra del governo, che ha cancellato qualsiasi legge sui servizi pubblici in attesa del testo unico del ministro Madia, rende impossibile anche individuare un quesito referendario. Ma siccome proprio la direttiva Madia è l'affondo finale che cerca di affossare l'esito del referendum, con questa campagna raccogliamo firme per la petizione popolare per una legge che crei una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico integrato".

Il comitato promotore si gioca poi la partita ambientale con i due quesiti su trivelle e inceneritori: "Lo smaltimento dei rifiuti è l'emergenza italiana - attacca Massimo Piras, del Comitato Sì Blocca Inceneritori - e il piano nazionale allo studio del governo prevede di costruirne altri 15 sul territorio. Si tratta di un business da 4 miliardi e mezzo di euro, favorito da un provvedimento puramente lobbistico. Con il nostro quesito puntiamo a bloccare il piano di nuove costruzioni e soprattutto a cancellare la classificazione degli inceneritori come infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale".

Per quanto riguarda le trivelle, dopo il referendum del 17 aprile, "che nonostante il mancato raggiungimento del quorum ha portato a votare il 32% degli aventi diritto, senza una campagna stampa favorevole", adesso si punta a cancellare la possibilità di rilasciare licenze per nuove trivellazioni in terra e in mare, senza alcun vincolo.

Sul sito dei referendum sociali si può consultare la mappa dei banchetti città per città e si possono contattare i referenti territoriali per qualsiasi informazione.

28/05/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Andrea Milluzzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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