Roma, a che “stadio” è il Bilancio?

Sul bilancio 2017 approvato dall’Oref, come si sta muovendo l’attuale giunta pentastellata? Acconsente a tagliare sul sociale, come previsto, o provvederà alle emergenze in cui versano interi quartieri periferici?


Roma, a che “stadio” è il Bilancio? Credits: dagospia

Nasce dalla rete sociale del terzo municipio, una collettività di associazioni territoriali e di esponenti di partiti della sinistra anticapitalista, antiliberista e anti Pd, l’iniziativa di promuovere un osservatorio per monitorare il bilancio di Roma capitale e le sue ricadute sul territorio. Il sei marzo, nell’aula consiliare della storica Piazza Sempione, il battesimo dell’osservatorio sul Bilancio, tramite un’assemblea pubblica, organizzata dalla rete sociale, nel corso della quale si sono alternati interventi di referenti di partiti, associazioni e movimenti della città. Presente anche Almaviva, voce inquieta, a ragion veduta, proveniente dal mondo del lavoro umiliato dal Jobs act, a offrire, alla cittadinanza presente all’assemblea, testimonianze della debacle politica e sindacale che rischia di travolgere il paese.

Tale evento, a continuum dell’ultima assemblea capitolina, è stato certamente coraggioso e determinato, per la ferma richiesta alle istituzioni per la trasparenza sui conti della spesa pubblica, per un bilancio che sia partecipato e da monitorare in itinere. Chiarezza che non è propriamente peculiarità delle ultime giunte, che hanno lasciato la città sommersa da una overdose di interrogativi, conflitti e contraddizioni sul che fare, per ripristinare i diritti pubblici e sociali, per riappropriarsi di un welfare che sia a dimensione di città vivibile. Un’idea di città da realizzare, bloccata nelle agende elettorali degli amministratori capitolini, con ricadute pessime su tutte le realtà territoriali. Anche per l’assenza di una normativa sul decentramento dei fondi comunali ai municipi, che sempre dalla borsa del Campidoglio devono attingere per risanare ambiente, scuola, mobilità, cultura e provvedere all’emergenza casa. I risultati sono notoriamente azzerati, in quanto inesistenti. Sul bilancio 2017 approvato dall’Oref, come si sta muovendo l’attuale giunta pentastellata? Acconsente a tagliare sul sociale, come previsto, o provvederà alle emergenze in cui versano interi quartieri periferici?

Ma non era da lì, dalle periferie, che dovevano lanciare il primo segnale di cambiamento? Non era l’audit sul debito, il primo open day alla cittadinanza? E che se ne è fatto della delibera 140, se non lasciarla attiva con i suoi malefici e sistematici sigilli sugli spazi sociali e culturali, storici punti d’incontro della città? Problemi chiusi e dimenticati nel sottoscala del Campidoglio, mentre la sindaca sosta sui tetti a trovare ispirazioni sul che fare. o sul cosa non fare per evitare ulteriori danni politici al suo direttorio. L’assemblea del sei marzo pone un punto fermo e una domanda che non deve essere nuovamente disattesa. Come s’intendono distribuire i fondi? Come si investiranno e in cosa? Dall’assemblea nasce l’osservatorio sul Bilancio. Un punto fermo, ma solo come punto di partenza. Il percorso di monitoraggio del Bilancio non sarà in salita. S’intreccerà con la trasparenza richiesta, ma anche con la messa in opera dello“Stadio della Roma”? Perché è lì che, in realtà, sono rivolti gli interessi delle lobby mafiose che governano realmente la città. Un intreccio di corruttele mistificanti per le cubature di Tor di Valle. Un’impresa miliardaria e speculativa. Fuorviante quanto basta per gettare nel dimenticatoio le vere attuali emergenze della città.

Il lavoro, il debito e il bilancio partecipativo. Gli interventi

Apertura del dibattito d’impatto con la spina nel fianco più cruenta e mortificante. È Lorena, licenziata Almaviva ad intervenire per perorare la causa di tutti i lavoratori sfruttati, mobbizzati, posti al limite della sussistenza, a cui uno Stato/macelleria sociale non riconosce la dignità della persona, confinandoli a mo’ di reietti, privi di tutele per la sopravvivenza. Intere famiglie allo sbando, costrette a vivere di promesse dalle istituzioni, la cui esaustività si allontana di giorno in giorno, aumentando la disperazione di chi il lavoro lo ha perso ed è costretto oggi a campare con le 200 euro della Naspi, che in realtà, non arrivano ancora a destinazione. Persone che con il licenziamento in tronco, con la mendace motivazione di presunti costi insostenibili da parte dell’azienda, vivono ai limiti della sussistenza. Contemporaneamente gli Ad dell’azienda delocalizzano il lavoro e aprono nuove aziende milionarie in Brasile. Inaccettabile! Anche perché la sede di Casal Boccone, annunciata in chiusura, in realtà è attiva e continua a mietere vittime con contratti a progetto indecenti. Roma capitale che risposte dà a questi lavoratori che continuano a confidare nel supporto e nell’intermediazione della giunta Raggi con le istituzioni governative e con la Regione? Quanto pesano i diritti di questi lavoratori nel planning dell’attuale giunta?

“Noi, licenziati Almaviva, ci siamo riuniti in un comitato per non essere dimenticati e stiamo supportando i nostri colleghi che sono meno fortunati degli altri, che hanno difficoltà anche a fare la spesa” afferma Lorena Roscetti (ex dipendente). “Abbiamo creato una cassa di resistenza per aiutare quelle coppie con figli che lavoravano in azienda e oggi hanno grandi difficoltà di sussistenza. Spero che la nostra presenza sia anche un modo per sensibilizzare la nostra sindaca e stiamo organizzando un percorso, almeno informativo e di supporto. Non ci riconosciamo in nessuna forza politica, né tantomeno in alcuna forza sindacale. Abbiamo creato questo comitato attivando anche uno sportello psicologico e uno sportello legale, cercando di aiutarci fra noi, dimostrandoci solidarietà. Speriamo che questa nostra lotta venga ascoltata dalle istituzioni locali e dalle forze politiche che hanno il potere sul nostro futuro di cittadini e lavoratori”.

Bilancio, il debito della città e la questione dello stadio sono i temi di punta nell’intervento di Fabio Alberti (Prc): “Credo sia stato opportuno collegare il titolo di questa iniziativa alla questione dello stadio, del debito e del bilancio. La vicenda dello Stadio è l’ennesimo episodio della cattiva abitudine che le amministrazioni locali hanno ormai da molto tempo di far fronte alla difficoltà di bilancio con la creazione di moneta urbanistica. Molto opportuno è collegare i due aspetti, perché lo stadio nasce anche dalla situazione del bilancio del Comune”. Prosegue sfatando alcuni luoghi comuni sul debito di Roma capitale: ”Il primo luogo comune è che il debito di Roma è enorme, in realtà non è vero. Se noi confrontiamo il debito romano con l’unica altra città comparabile che è Milano, il nostro debito è di 2500 euro procapite contro i 3000 e undici euro procapite di Milano. Il debito di Roma quindi è in linea con tutte le altre città europee”. Il problema del debito è nella cattiva gestione amministrativa della città e negli interessi di molto superiori all’attuale costo del denaro che è quasi dello zero per cento. “Per sette miliardi di prestiti bancari il Comune di Roma dovrà pagare sette miliardi d’interessi. E ne avrà fino al 2048. Siamo all’usura” dice Alberti.

“Già prima della campagna elettorale delle scorse comunali, che hanno visto l’affermazione dei 5 stelle e di Virginia Raggi, ci sembrava necessario mettere al centro di una città commissariata il tema della democrazia radicale che leghi sovranità e capacità decisionale nelle mani dei cittadini. È Valerio Renzi, del laboratorio sociale Puzzle, a prender la parola per “Decide Roma”: Il problema del debito è centrale, perché in una città che sembra continuare ad essere commissariata, perché non ha capacità di intervento sul sociale, né di distribuire le ricchezze, la capacità democratica è molto limitata. Per questo nasce il movimento neomunicipale “Decide Roma”, a cui come Puzzle abbiamo aderito”.

“Ci siamo incontrati con l’attuale sindaca di Roma sul tema delle disuguaglianze e della povertà e le abbiamo chiesto il ritiro della delibera 140 – afferma Giuseppe De Marzo di Libera – e ci siamo raccomandati di non tagliare neanche un euro per il sociale. E, soprattutto, di smetterla con la “minchiata” della legalità e del bando pubblico, perché se vogliamo essere una città a livello di quello che meritano i cittadini dobbiamo garantire la cooperazione e la coprogettazione. Il Comune è completamente sordo. Nell’ultimo bilancio del comune di Roma sono stati tagliati 155 milioni di euro al sociale in due annui. E nel bilancio del 2017 sono previsti ulteriori tagli che continueranno anche nel 2018. Davanti a tagli del genere significa che ci stiamo giocando la vita, la questione sociale e la convivenza civile”. Applauditissimo.

”Quando si parla di Bilancio bisogna parlare di socialità – dice Michele Dau di Sinistra italiana – il bilancio della città non è quello di un condominio. È lo strumento principe. Per far ripartire la città. Questa giunta a 5stelle sta trattando il bilancio come fosse quello di un condominio. Quando un sindaco viene eletto, il primo anno normalmente presenta il suo programma, dice quello che vuole fare, quali sono i problemi e li presenta alla giunta comunale. Avete sentito qualcosa del genere? Non c’è nessuna indicazione in proposito. Io ho inteso solo un’affannosa ricerca su come far quadrare i conti, senza la minima indicazione strategica e la minima visione di dove portare questa città e la sua distrutta socialità”.

Pillole di saggezza incoraggianti dal compagno Ivano Di Cerbo:

I problemi della città possono essere risolti solo se si assumono concretamente, dandogli gambe. Da parte dell’amministrazione deve esserci l’impegno a ascoltare i bisogni dei cittadini e da parte nostra l’impegno a discutere dei problemi. Partendo dalle nostre idee e dai bisogni effettivi della cittadinanza. Un bilancio partecipativo inizia da questi essenziali punti d’incontro”.

Chiude gli interventi previsti Alfonso Gianni, ex parlamentare, saggista, giornalista, direttore dell’associazione “Cercare ancora”. Concorda con Fabio Alberti su molti punti. “Non è la dimensione del debito che ci deve spaventare. Il punto è la questione della sostenibilità ed è su questo che deve ruotare il principio della ristrutturazione e della rinegoziazione del debito di Roma. È sostenibile qualunque debito di cui i tassi d’interesse di sostituzione e restituzione sono inferiori rispetto alle entrate che il denaro preso a prestito può produrre. Differenza importante fra debito privato e debito pubblico è che mentre il debito privato punta al profitto, la spesa pubblica non dovrebbe puntare per definizione al profitto, né alla profittabilità in tempi brevi. Questo porta in discussione il fatto che oltre a fare l’audit sul debito, bisognerebbe fare l’audit sulla spesa sociale…” [1].

Il divo atteso fino all’ultimo è stato il grande assente dell’assemblea. Parliamo dell’ex assessore all’urbanistica Paolo Berdini, finito nell’occhio del pallone e infine annientato da un gossip (ndr, il riferimento è alle confidenze rilasciate imprudentemente a un giornalista della Stampa a caccia di scoop) che nessuno si aspettava potesse aver origine dalla sua integerrima professionalità. Vittima di un raggiro? Destinato a passare dalla graticola alla brace, già da inizio mandato? Fatto è che l’uomo con la schiena dritta, che poteva dare un colpo al criptato establishment grillino, schierandosi più fermamente dalla parte dei movimenti neomunicipali e dalla città dal basso, non ne ha azzeccata una negli ultimi tempi.

Solo nel luglio scorso, durante l’incontro con la cittadinanza, a San Lorenzo, i Movimenti erano ancora fiduciosi nella sua operatività sulle periferie e sulla sua determinazione al cambiamento per promuovere il Bene comune. Anche all’assemblea sul Bilancio del 6 marzo, a cui aveva assicurato la presenza, la malasorte, o la voluta fase di distacco comprensibile da quel mondo da cui ha preso le distanze, ci ha messo lo zampino. E pensare che la giunta grillina municipale temeva questo incontro, rinunciando dapprima a presenziare, infine capitolando con la presenza del Presidente del Consiglio, Mario Novelli, e di alcuni consiglieri municipali e comunali. Come se l’ex assessore fosse ancora lo spauracchio del raggio magico e fosse teso ancora oggi a contrastare la giunta pentastellata capitolina (ndr, semmai lo abbia fatto in modo determinato), che chiude ai movimenti cittadini. Come se Berdini potesse ancora impedire alle lobby della città la messa in opera dell’enorme mole di cubature che sarebbe dovuta sorgere intorno al nuovo stadio. Un disastro ambientale che sembra non andare del tutto in porto. E tutto questo con il Bilancio di Roma capitale ha un legame. Il nesso è sotteso, ma è evidente… “A che “stadio” è il Bilancio?


Note

[1] Illuminante è, a dir poco, https://www.radioradicale.it/scheda/501967?i=3678816.

11/03/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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