Strada (s)ferrata

Mentre si investe sulla Tav, si muore sui treni locali per un asse di ferro sbullonato.


Strada (s)ferrata Credits: dagospia.com

Di binario si può morire, sonnecchiando in carrozza, nel viaggio più tradizionale e notoriamente più sicuro. Di binario si può morire per errore umano dovuto all’incuria dei responsabili della manutenzione delle Fs. Una tragedia ferroviaria come un deragliamento o lo scontro fra due treni su un binario unico è qualcosa di immane, di cui, se se ne esce illesi, se ne porta il trauma a vita.

Avviene sulle strade ferrate italiane, dove le politiche per le infrastrutture promuovono la Tav e vi investono fondi, sconvolgendo l’ambiente, mentre si muore a causa di una strada ferrata antidiluviana, poiché è quasi azzerata la necessaria e costante manutenzione, che, evidentemente, quando avviene non è accurata. La tragedia può accadere per un giunto di ferro di 23 cm poggiato su un asse di legno. Un rattoppo rozzo e artigianale che fa rabbrividire, pensando che sopra vi scorreranno a velocità sostenuta centinaia di tonnellate di ferro. Si è verificato il 25 gennaio in località Pioltello (Milano), dove un treno dei pendolari è deragliato. Ѐ accaduto il peggio per un’incuria grossolana, un errore umano, anche se gli indagati della Trenord e della Rfi stanno tentando di smentirlo, declinando le responsabilità.

I fondi per la manutenzione non ci sono, ripetono come un mantra gli Ad delle Fs, ma per la Tav si trovano. Lunga e persistente la lotta in Val di Susa contro la Tav. Una lotta che ha duramente colpito e stremato gli attivisti del movimento NoTav e che ha visto coinvolti, in processi, personaggi come Erri De Luca e Nicoletta Dosio, ora candidata per Potere al Popolo. Si è spesa e continua a spendersi per la causa NoTav anche Eleonora Forenza (Prc), europarlamentare Gue. E questo è il panorama di come nel cosiddetto Bel Paese, per malapolitica liberista, le cose funzionano al contrario di come dovrebbero.

L’incidente di Pioltello

Era il treno dei pendolari il 10452 di Trenord, e la mattina del 25 gennaio ne portava al lavoro ben 350. Un viaggio di routine su un treno che, partito da Cremona alle 5.32, sarebbe dovuto arrivare a Milano-Porta Garibaldi alle 7.24. E sulle quattro carrozze Mdvc, sono tutti lì seduti a sbadigliare, a parlare con il vicino della crisi economica e di “quanto è dura la vita” in un paese che li vede ultimi, che non li garantisce. Qualcuno sfoglia un giornale trovato in stazione, qualcuno sonnecchia, qualcuno invece parla al cellulare ad alta voce. Due ragazzi si scambiano tenerezze. Uno studente ripassa l’esame evidenziando su un testo. Chi mangia un panino, chi si guarda curioso in giro, chi si estranea osservando il paesaggio alle prime luci del giorno. La giornata da pendolare sarà lunga e solo di sera si tornerà a casa. Tutto come d’abitudine.

Ѐ dura, ma è ancora vita e nessuno di quei passeggeri può immaginare ciò che avverrà a breve e che quella per qualcuno di loro è la corsa della morte. Lo scenario cambia alle 6.57 ed è tragico. La corsa della locomotiva E464 e delle carrozze, lanciate ad una velocità di 140 km/h, si tramuta in un inferno in pochi secondi. Un pezzo di ferro di 23 centimetri cede e si stacca da una rotaia. Poggiava senza bulloni, né perni di fissaggio sopra una tavoletta di legno trovata sotto il binario. Il treno deraglia e in pochi secondi quello che era un treno si trasforma in un enorme ammasso di lamiere. Perdono la vita tre donne e i feriti sono molti, più o meno gravi. Pochi gli illesi e lo sono solo fisicamente. “Non dormo più, nella notte rivedo tutto” dice una superstite della tragedia.

Le cause e le responsabilità

L’errore è riconducibile alla pessima manutenzione della strada ferrata di quella tratta, non diversa è la condizione di tutte le altre tratte italiane. Conseguenza dei tagli al personale da parte della Rfi. Risulta infatti che dal 2006 siano stati licenziati almeno 10 mila operatori e tagliati almeno 2 miliardi destinati alla manutenzione. Sono stati indagati per la tragedia di Pioltello: Maurizio Gentile e Umberto Lebruto di Rfi e Cinzia Farisè e Alberto Minoia di Trenord. A seguito della tragedia, inoltre, e tanto per confermare in quale direzione sono orientate le politiche per le infrastrutture, i sindacati dei ferrovieri hanno indetto uno sciopero che è stato subito revocato dalla Commissione di garanzia.

Una vergogna tutta italiana a cui le istituzioni governative dovrebbero dare delle risposte, invece tacciono, accanendosi sul reprimere le lotte dei lavoratori. In questo caso, di lavoratori pendolari, costretti a subire tutti i disagi di un servizio di trasporti inefficiente. Disagi, spesso così estremi da mettere a rischio la vita.

Sullo sciopero revocato si esprime anche Viola Carofalo, portavoce di Potere al Popolo: “Potere al popolo sostiene le lotte, sempre e comunque! Ѐ per questo che ci schieriamo senza esitazioni con i lavoratori delle ferrovie che avevano indetto uno sciopero per la sicurezza ma sono stati precettati in nome di una legge, la 146/90, pensata proprio per disinnescare il conflitto.Evidentemente in Italia sui treni è consentito morire, ma non scioperare”. E sull’incidente di Pioltello si esprime anche Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Prc, in un comunicato: “È ora di chiamare assassini quelli che stanno facendo a pezzi questo Paese. Il “cedimento strutturale” che ha probabilmente causato morti e feriti è il prodotto delle politiche che da anni penalizzano linee per pendolari con scelte che obbediscono alla logica del profitto e non a quella di un servizio pubblico”.

Il peggio della Rfi

Da statistiche si evince che le strade ferrate italiane, specie le linee più usate dai pendolari sono tutte a rischio. Ѐ la fotografia di come le politiche dei governi che si sono susseguiti, almeno negli ultimi venti anni, abbiano preso sottogamba la questione della manutenzione delle ferrovie. Non a caso negli ultimi anni sono avvenuti immani tragedie, dovuti a deragliamenti e alla pessima condizione dei convogli (come nel caso dell’incidente di Viareggio nel 2009) e alla pericolosità estrema del binario unico esistente ancora in molte regioni italiane. Impossibile non ricordare la tragedia avvenuta in Puglia sulla tratta Andria-Corato, in cui per uno scontro fra 2 treni persero la vita 23 persone. Da una inchiesta di pochissimi anni fa si evince che sono almeno dieci le peggiori linee ferroviarie italiane, su cui viaggiano sistematicamente i pendolari. Sono le linee regionali locali, ma vi sono coinvolte anche le linee Intercity.

Ad esempio la Circumvesuviana, la rete ferroviaria storica della Campania che negli ultimi anni, a partire dal 2010, ha visto ridotte il 40% delle corse sollevando le proteste dei pendolari. Ad aggravare la situazione nell’hinterland napoletano è la soppressione di 22 biglietterie e il caos da sovraffollamento sulle banchine d’attesa. Per non parlare della Roma-Viterbo. Per i pendolari quella linea è un calvario quotidiano. Non bastano i problemi del lavoro precario, vi si aggiunge anche l’impossibilità e il disagio nel raggiungere il posto di lavoro. I treni di quella tratta viaggiano a 39 km orari e la puntualità delle partenze non esiste, su treni che sembrano carri bestiame per il degrado e la sporcizia che vi regna.

Considerando che sulla linea Atac-Roma Nord viaggiano in media 75 mila pendolari e sulla F3 almeno 65 mila il disagio è enorme, prevedendo anche ritardi di almeno 2 ore. In Piemonte, sono state soppresse 12 tratte di linea ferroviaria creando un disagio notevole per gli oltre 6000 pendolari che ne usufruivano. Non va meglio in Veneto, dove la linea ferroviaria è sempre affollatissima, la più affollata di tutta la rete italiana. Sulla Padova-Venezia-Mestre i pendolari viaggiano spesso in piedi nelle ore di punta e in vagoni fatiscenti. Sulla Genova Voltri-Genova Nervi viaggiano una media di 25 mila pendolari al giorno. Enormi i problemi di sovraffollamento con treni che viaggiano a 25 km l’ora.

Così sulla Viareggio-Firenze e sulla Stradella-Milano. “Su questa tratta pesa il degrado del materiale rotabile utilizzato: vetture con riscaldamento guasto, impianto di illuminazione non funzionante, porte guaste, composizioni ridotte e conseguente estremo sovraffollamento delle carrozze” si legge nell’inchiesta. Sulla Bologna-Ravenna, sulla Palermo-Messina e sulla Potenza-Salerno si verificano gli stessi disagi: sovraffollamento per corse soppresse, degrado e sporcizia. Tratte quotidianamente utilizzate da migliaia di studenti e lavoratori, su treni che non superano mai i 50 km orari, in condizioni di nota precarietà delle strade ferrate.

E questa è la fotografia della Rfi di 5 anni fa, da allora non è cambiato molto, come non è cambiata la politica per il potenziamento delle infrastrutture che, anzi, è andata via via peggiorando e sono, di conseguenza, aumentati gli incidenti ferroviari dovuti alla scarsa manutenzione delle strade ferrate. E mentre si investe sulla Tav, si tagliano i fondi per migliorare le condizioni dei treni locali. E si muore per un asse di ferro di 23 centimetri poggiato su una tavoletta di legno.

03/02/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: dagospia.com

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