Sull’allegria del vivere e del lottare: il pensiero di Cunhal come guida per l’unità dei comunisti

Nella presentazione del Centro Politico-Culturale Cumpanis di Milano, gli spunti (tratti dal libro di Cunhal Il partito dalle pareti di vetro) per un cammino verso l’unità dei comunisti e la ricostruzione di un partito comunista all’altezza dei tempi in Italia.


Sull’allegria del vivere e del lottare: il pensiero di Cunhal come guida per l’unità dei comunisti

Sabato scorso a Milano, presso lo storico Centro Culturale Concetto Marchesi, si è tenuta un’importante iniziativa con la quale il Centro Politico-Culturale Cumpanis – uno dei centri di recente formazione in diverse città italiane, legati alla rivista “Cumpanis” – si è presentato alla sua città, coinvolgendo “Gramsci Oggi” e “La Città Futura” in spirito di collaborazione fra realtà culturali comuniste.

Per questo primo incontro pubblico, punto di partenza per un’auspicabile attività politica che guardi all’unità dei comunisti, è stata scelta la presentazione del libro di Álvaro Cunhal Il partito dalle pareti di vetro, che proprio assieme a “Cumpanis” abbiamo recensito mesi fa anche sul nostro giornale.

Nella relazione introduttiva tenuta da Vladimiro Merlin è stato spiegato che la scelta di partire proprio dalla presentazione di questo libro è legata alla prospettiva politica del Centro Politico-Culturale Cumpanis, che si propone di creare sia momenti di approfondimento, dibattito e riflessione, sia di svolgere nel suo piccolo un ruolo politico il cui orizzonte è l’unità dei comunisti. L’idea è quella di collaborare e confrontarsi con tutte le realtà della diaspora comunista per dare un contributo politico, culturale e ideologico e nello stesso tempo partecipare concretamente alle lotte, alle mobilitazioni, ai conflitti in atto, alle battaglie dei lavoratori, a quelle di difesa dell’antifascismo ecc.

Del Centro Culturale fanno parte compagni che hanno militato – o militano ancora – nei vari piccoli partiti che in modi di diversi si prefiggono di ricostruire una presenza comunista in Italia, convinti però che nessuno di questi partiti abbia attualmente le forze e le qualità per essere all’altezza di questo compito, sia in grado cioè di svolgere il ruolo e i compiti che dovrebbero essere quelli di un partito comunista: avere un certo radicamento sociale, essere in grado di produrre lotte e conflitti, essere presente nelle realtà del lavoro, per poter incidere nella realtà del Paese.

Di un partito comunista all’altezza dei tempi, ha ribadito Merlin, c’è disperato bisogno, visto anche che la sinistra non comunista, socialdemocratica, ha dato prova di non essere in grado di incidere nella realtà né di rappresentare i ceti sociali che dovrebbero essere il suo riferimento, e neanche di proporre delle alternative realmente valide al sistema. Il percorso per arrivarci, però, secondo la visione del Centro Politico-Culturale Cumpanis, non è dall’alto, creando un ennesimo micropartito comunista che come tutti gli altri si arroghi la pretesa di essere “quello giusto” in cui convergere. Il percorso è più lungo, dal basso, impegnandosi a creare delle basi politiche ideologiche più solide anche attraverso una rete di realtà culturali, e allo stesso tempo sforzandosi di essere presenti nei conflitti reali che questo sistema genera.

Secondo Merlin il libro di Cunhal contiene tutto ciò che è necessario a un partito comunista che oggi sia in grado di incidere e avere un peso nella realtà di capitalismo avanzato in cui ci troviamo. Contiene elementi politici fondamentali la cui assenza in vari contesti ha portato al fallimento dei vari tentativi di ricostruzione. Rappresenta dunque un punto fondamentale di inizio, per poter fare autocritica rispetto al passato, per potersi dotare di una cassetta degli attrezzi ideologica che ci consenta di agire nella società rendendo possibile un cambiamento e una prospettiva rivoluzionaria.

La concezione di partito che Cunhal propone è quella dell’intellettuale collettivo di Gramsci aggiornata al 1985, anno della sua scrittura. Proprio questo elemento dell’intellettuale collettivo, del valorizzare la dialettica interna al partito, il confronto, il lavorare per raggiungere una sintesi delle posizioni, è la base per poter costruire una linea politica adeguata ai tempi e alla società nella sua complessità. Qui emergono le criticità dei partiti comunisti successivi al vecchio Pci, dove c'è stata o l’organizzazione in correnti contrapposte o l’accentramento decisionale nel gruppo dirigente e la demonizzazione del dissenso. È sotto gli occhi di tutti che entrambe le tendenze si sono rivelate estremamente dannose e hanno portato a una crisi drammatica della presenza comunista nel nostro Paese.

Merlin ha spiegato che nemmeno la scelta della sede di questa iniziativa è stata casuale. Il Centro culturale Concetto Marchesi, legato al vecchio Pci, ha avuto una grande storia e un ruolo fondamentale anche nel contrapporsi all’autoscioglimento di quel partito e nel far nascere Rifondazione Comunista dopo la Bolognina.

Il presidente del Marchesi, Bruno Casati, nella sua relazione è partito dal “ritrovare l’allegria del vivere e del lottare”, bellissima frase del libro da cui partire, in un momento di grande crisi dei comunisti in Italia e anche di grande fatica e scoramento per i compagni. Casati ha sottolineato come l’uomo sia al centro della visione di Cunhal. Il partito è fatto da uomini, e gli uomini vanno formati, ascoltati, coinvolti. In questa ottica, è necessario per un partito conoscere gli interessi degli uomini e del popolo. Il militante opera efficacemente quanto più il lavoro politico che è chiamato a compiere risponde certo all’interesse del partito, ma soddisfa contemporaneamente le sue attitudini e le sue tendenze: ecco dunque “l’allegria del vivere e del lottare”.

L’organizzazione è strumento imprescindibile della politica, ma l’elemento centrale dell’organizzazione è l’uomo, e dirigere non significa comandare – e qui riecheggiano gli scritti giovanili di Gramsci che denunciava parlando di partito “l’errore gravissimo del caporalismo”.

Nel vecchio Pci, ha ricordato Casati, la regola era agire nell’interesse del partito e senza discutere, ma quello che doveva essere un punto di forza si è rivelato invece una grande debolezza quando alla fine invece della discussione c’è stata la resa, e in generale nel processo degenerativo di quel partito. L’organizzazione “militare” che aveva funzionato in clandestinità non si è prestata del tutto a divenire direzione del partito, perché la sintesi, la discussione, ne è stata soffocata, e quando questo succede le pareti di vetro vengono polverizzate.

Nella sua relazione conclusiva Fosco Giannini – direttore della rivista “Cumpanis” e autore della prefazione del libro – ha ribadito i punti di forza di questo, che lui considera un capolavoro della saggistica politica, facendo anche un ritratto di Cunhal, intellettuale raffinatissimo e stimato nel suo paese anche dalla intellighenzia borgese, e a suo parere insieme a Togliatti uno dei più grandi dirigenti comunisti europei del secondo dopoguerra. In Cunhal l’impronta umanistica si sposa con la scienza marxista. Per molti versi lo spirito e la lettera di questo libro sono gramsciani, ma Cunhal, accomunato a Gramsci anche dall’aver subito il carcere, uscendone vivo ha avuto tutta la vita per connettere filosoficamente l’elemento umanistico, il superamento dell’idealismo e l’approccio totale a un insieme che è appunto umanesimo alto e materialismo dialettico e scientifico.

Il libro è uscito in Italia dopo 36 anni dalla sua prima pubblicazione e Giannini ha spiegato il motivo di questo gap facendo presenti vari aspetti fra i quali la diffidenza del Partito comunista portoghese rispetto a un Pci che era già in fase di snaturamento, con l’eurocomunismo, le posizioni internazionali di distanziamento dall’Urss e avvicinamento alla Nato, l’involuzione ideologica sull’Ottobre, tutte cose che portavano il Pci fuori dal movimento comunista mondiale, in cui il Partito comunista portoghese aveva (e ha) un forte ruolo, giacché oggi è nella segreteria mondiale della rete Solidnet.

Giannini ha ribadito quanto anticipato dai precedenti relatori sull’idea di partito proposto da Cunhal (e messo in pratica in Portogallo): la necessità di trasparenza e democrazia interna in un partito che voglia essere rivoluzionario, concetto che l’allegoria contenuta nel titolo relativa alle “pareti di vetro” intende richiamare. Quel tipo di partito può diventare elemento di attrazione per il popolo di riferimento. È il partito come comunità, dove la regola è una discussione interna libera e franca, si contrasta ogni forma di burocratizzazione e ogni fenomeno di ristretti poteri occulti, e ogni culto della personalità. I gruppi dirigenti sollecitano il confronto anziché demonizzare il dissenso, perché in ogni dissenso c’è un elemento di verità, e va capito per poter giungere a sintesi.

Per Cunhal il partito è anche anticipazione del socialismo: se il partito è vissuto da chi ci milita come comunità in cui il rapporto fra compagni anticipa la società che vorremmo, di rispetto, ascolto, lotta comune, allora anche all’esterno il partito è percepito come una anticipazione giusta del progetto a cui lavora.

Mi pare che questi elementi sottolineati da Giannini siano tutti concetti tristemente familiari ai comunisti di oggi, dispersi e scoraggiati dal fallimento della propria esperienza politica.

Ma ciò che mi sembra più interessante è la “non resa” che possiamo trarre da tutto ciò: Giannini fa presente che, contrariamente alle nostre percezioni indotte, il movimento comunista mondiale non è in crisi – oggi i partiti socialisti nel mondo che o governano i loro Paesi o sostengono processi rivoluzionari, sostengono un quinto dell'umanità – e dunque voler ricostruire un partito comunista in Italia non ci pone fuori dal mondo, bensì ci colloca nel mondo. Un mondo dove uno scenario di guerra imperialista è sempre più verosimile e dove l’attacco globale ai lavoratori è sempre più violento. I comunisti, ricompattati e uniti, sono ancora e sempre più necessari.

12/11/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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