Unioni civili. L’Italia fanalino di coda dell’Ue

La legge italiana non riconosce ancora le unioni civili, contravvenendo ai diktat della Corte europea dei diritti umani.


Unioni civili. L’Italia fanalino di coda dell’Ue

La legge italiana non riconosce ancora le unioni civili, contravvenendo ai diktat della Corte europea dei diritti umani. La maggioranza degli stati Ue, compresa la Grecia, si è adeguata alla normativa per il riconoscimento dello status giuridico. L’applicazione della legge ha molte variabili in riferimento alla cultura, i governi, le tradizioni e la religione. Il ddl Cirinnà in discussione al Senato dal 26 gennaio. Il maggior punto di conflitto converge sull’applicazione dello “stepchild adotion”, spina nel fianco della chiesa, di Salvini e di Alfano.

di Alba Vastano

“Com’è povero il diritto se non parla d’amore” (Stefano Rodotà)

Dobbiamo sempre farci riconoscere come gli ultimi a legalizzare i diritti in un Paese, il nostro, che è poi paradossalmente uno stato di diritto. E non è davvero valida in nessun senso la famosa citazione “gli ultimi saranno i primi…”. Non dovrebbe esserlo neppure per  il mondo cattolico. Anche Matteo, l’evangelista, dissentirebbe e potrebbe dare la classica tiratina d’orecchie all’establishement della chiesa cattolica, che proprio da quest’orecchio non ci sente. 

Ma come non siamo tutti fratelli? Non siamo tutti uguali sotto il nome del dio cristiano? E non abbiamo forse tutti gli stessi diritti? Sembra proprio di no. In Italia meno che mai. Via i rom che puzzano, via gli immigrati che ci rubano il lavoro e le case (ma quale lavoro?), via chi ha un credo religioso diverso dai cattolici, via chi è omosessuale. Ed è di questi giorni un semi-No o semi- Sì alle coppie di fatto, alle unioni civili. Un paese che viaggia ai limiti della civiltà, che ha ribaltato l’articolo 3 della Costituzione. Incupito, ingrigito dal medioevale sistema chiesa e da una religione che ottenebra i diritti umani, gli stessi che la medesima continua a proclamare dal pulpito.

 Un Paese, l’Italia, lontano mille anni luce da ciò a cui ormai quasi tutti  gli stati si sono conformati, il diritto per una coppia che decide di non sancire il legame con il tradizionale matrimonio, e decide invece di legalizzare un sentimento, da cui trarne anche dei diritti civili. La legge italiana non riconosce ancora le unioni civili. Succede in pochi paesi dell’Ue e succede qui “a casa nostra”. “Una ferita che va sanata, siamo il fanalino di coda dell’Europa” dichiara il premier Renzi, che dopo il  tragico decreto salva banche e la strage degli innocenti risparmiatori, sta cercando incredibilmente di dire  qualcosa di sinistra, qualcosa che aggreghi, qualcosa di giusto. Ricerca di consensi?Un altro voto di scambio? 

Le unioni civili in Europa

Quello del riconoscimento dello status giuridico inerente le unioni civili è un campo variegato, in effetti. Non definibile in un’unica normativa. Abbraccia  un ventaglio di regole e modelli. Coppie omosessuali o etero? Molto dipende da cultura e etica e spesso è il credo religioso di un popolo a fare le variabili, a dire un sì o un no. Poi è l’onda governativa (e la giurisdizione) a far da sovrana nel riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto. Cosa accade nell’Unione europea oggi rispetto a questo diritto? lo scenario è diversificato.

Alcuni Paesi hanno trovato accordi legali nella “partnership”, una sorta di convivenza registrata, atta a garantire diritti civili a qualsiasi forma sociale di coppia; quindi sia etero che gay, rientrano in questa normativa. È il caso della “Geregistreerd Partnerschap”, dei Paesi Bassi. La Francia ha legalizzato i Pacs (patto civile di solidarietà). La Germania riconosce le unioni civili in caso di coppie omosessuali. Altri paesi europei, fra i quali  Spagna e Belgio, attualmente, riconoscono anche  il matrimonio fra coppie dello stesso sesso.

La Comunità europea, già dal 1994, si è espressa favorevolmente sulle unioni civili, anche gay, emanando delle risoluzioni ben precise sulla parità dei diritti dei gay e delle lesbiche e transgender. Il Parlamento chiese agli stati membri di "garantire alle famiglie monoparentali, alle coppie non sposate e alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali, in particolare in materia di legislazione fiscale, regime patrimoniale e diritti sociali".  E a seguire, nel 2003, ha completato la risoluzione contemplando le adozioni, sollecitando gli stati dell’Ue ad “attuare il diritto al matrimonio e all’adozione di minori da parte di persone omosessuali”(punto 77).

 E anche la Grecia, il paese messo alle strette dall’Ue perché giudicato dal temibile Schauble inadempiente alle riforme, si è adeguata alle direttive europee già dal 2008 con la legge 3719. “L’adozione del disegno di legge sulla civil partnership a lungo atteso, insieme ad altri provvedimenti legislativi, sarà il risultato di un processo che inizierà con una consultazione pubblica online che si concluderà il 20 novembre 2015” cosi Nikos Paraskevopoulos, ministro della difesa greco.

 La legge, che introduce anche l’unione civile per i gay già attuabile dal gennaio 2016, è stata approvata con 193 sì e 56 no. Già dal mese di gennaio 2016 le coppie gay potranno contrarre l’unione civile. Il paese “inadempiente e retrogrado” si è adeguato da molto tempo alle normative europee sulle unioni civili, smaccando l’Italia, il paese delle riforme impopolari, che ancora è titubante nel riconoscere i diritti  civili delle coppie di fatto, contravvenendo così alle normative imposte dalla corte europea dei diritti umani.

L’Italia e i ddl per le unioni civili 

La Corte Europea dei diritti dell’uomo ci ricorda, che, come dice Stefano Rodotà, “il nostro paese è ormai parte di un sistema giuridico allargato, di cui deve rispettare principi e regole, sì che la stessa scelta del Parlamento e la discrezionalità del legislatore risultano limitate”, sebbene quanto prescritto dalla Corte Europea non trovi poi riscontro invece nelle questioni cocenti dei diritti del lavoro e del sistema economico italiano e sebbene la stessa Unione europea che chiede di adeguarsi sui diritti civili non interviene affatto per ripristinare i diritti sociali repressi da riforme incostituzionali (imposte dalla stessa Ue).

Aggiunge poi il costituzionalista che è “il paradigma eterosessuale  che crea oramai incostituzionalità e di questo si deve tener conto quando si contesta l’ammissibilità dell’accesso delle coppie tra persone dello stesso sesso al matrimonio egualitario, di cui oggi non si vuol nemmeno discutere”. In Italia oggi si disconoscono ancora i diritti delle unioni civili e la possibilità di adozioni in una coppia gay.

Nel paese del system fashion e del system food si parla ancora di coppie di fatto e non di unioni civili. Nessuna legge in merito, ancora, che ne definisca diritti e doveri. Nulla che possa uguagliarle ad un matrimonio. No diritto alla successione, se non si è esplicitamente nominati eredi in un testamento depositato presso un notaio. E pure in tal caso possono avvenire questioni sollevate sulla legittimità dai parenti “stretti” del  convivente defunto. No al diritto all’assistenza e all’accesso alla cartella clinica. No al diritto di restare nella casa del convivente, perché si può essere allontanati dall’abitazione dalla famiglia d’origine.

I primi ddl risalgono al 1986 e vennero presentati dall’Arcigay e dalla parlamentare socialista, Alma Cappiello, nel 1988. Ridiscusso il tema durante la legislatura Prodi, facendo riferimento ai Pacs con un ddl presentato da Franco Grillini (deputato Ds e presidente onorario dell’Arcigay). Con la caduta del governo cade anche la proposta del ddl Grillini.

A seguito, molte regioni italiane, fra cui la Calabria, la Toscana, l’Umbria e l’Emilia Romagna approvano degli statuti per promuovere la legge, ma il secondo governo Berlusconi respinge gli statuti proclamandoli incostituzionali. La Chiesa, aggiunge il suo No perentorio alle unioni civili, tantomeno alle coppie omosessuali. Renato Brunetta, ministro della funzione pubblica del governo Berlusconi, propose il ddl “Didore” (diritti e doveri di reciprocità dei conviventi), ma la Commissione giustizia non la esaminerà mai. 

Il ddl Cirinnà - Atto Senato n. 2081 - XVII Legislatura

Il 6 ottobre 2015, la senatrice “piddina”, Monica Cirinnà , ex consigliere capitolino del gruppo dei “Verdi” presenta un testo di legge, composto da 19 articoli. Il testo ha 2 titoli, uno per le unioni dello stesso sesso, l’altro per la disciplina della convivenza. La principale innovazione sta nel primo titolo, che prevede anche il riconoscimento delle coppie omosessuali, sposate all’estero. Il testo prevede che ciascuno dei due componenti la coppia potrà decidere se adottare il cognome dell’altro, dichiarando la volontà di unione davanti ad un ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni. Gli obblighi sono pari a quelli di un matrimonio. Prevalenti, la collaborazione  e l’assistenza morale e materiale. Il ddl  della senatrice dem prevede anche la “stepchild adotion”, cioè la possibilità di adottare il figlio del compagno convivente. È bagarre sul punto dell’adozione. La Chiesa fa sentire la sua voce ed è di nuovo un  “No” altisonante.

Mancano ora poche settimane per la discussione in Senato, prevista per il prossimo 26 gennaio, ma sull’esito potrebbe pesare anche la voce di Bergoglio, tramite un documento sul tema delle unioni civili. Intanto in Parlamento, in previsione del voto, si prevedono astensioni e voti contro. Alfano in primis, che ha dichiarato il suo dissenso sulla legge Cirinnà. Si prevedono anche iniziative destinate a creare divergenze ulteriori sull’approvazione della legge. Sembra che gli ultrà cattolici, quelli del  “Family day”, stiano organizzando una nuova manifestazione per bloccare la promulgazione della legge. 

Ed è già in atto un mega forum delle associazioni familiari, a cui aderiscono ben 47 associazioni nazionali e 20 forum regionali, con la supervisione del nuovo presidente, Gianluigi De Palo, ex consigliere comunale capitolino nel 2013 (Lista civica). Il mega forum ha la finalità di contrastare tutte le unioni che non si sono “piegate” al matrimonio e le adozioni nelle unioni civili. “Sono stato eletto dalle associazioni che danno voce ad oltre quattro milioni di famiglie. Il mandato è semplice: la famiglia fatta da papà, mamma e figli è la grande occasione per uscire dalla crisi. Aiutiamola e aiuteremo il Paese” dichiara De Palo, in un’intervista pubblicata il 6 gennaio sulla testata “La Repubblica”.

A sentire Renzi, però, nella conferenza di fine anno: “La legge sulle unioni  civili va portata a casa e il 2016 è l’anno giusto. Il tema è di quelli che toccano la sensibilità dei singoli parlamentari e bisogna tenerne conto. Su alcuni punti ci sarà la libertà di coscienza”.

Le opinioni dei parlamentari dem, 5stelle, Sel, Ndc, Lega Nord

Alcuni fra i  parlamentari hanno optato per i twitter e i canali tv di stato per diffondere via web o reti tv  dissensi, approvazioni e critiche, verso i colleghi d’altra sponda. Emanuele Fiano (Pd): “un passo avanti essenziale verso un Paese più moderno, più aperto, più inclusivo”. Entusiasta anche il senatore democratico Sergio Lo Giudice: “una prima tappa verso l’uguaglianza delle coppie gay e lesbiche e delle loro famiglie ”. Federica Chiavaroli, vicepresidente del Senato di area popolare, Ncd. Udc si adira invece e afferma: “Il matrimonio è solo tra un uomo e una donna”, avallata da Maurizio Sacconi, area popolare “..mette in discussione il compromesso repubblicano che diede luogo alla nostra costituzione, ove il matrimonio è collegato alla società naturale”.

Renato Schifani, capogruppo senatori area popolare, a proposito dell’intesa fra Renzi e 5stelle sul ddl Cirinnà afferma “Renzi faccia attenzione: approvare le unioni civili con i Cinquestelle non sarebbe un buon ricostituente per lo stato di salute del governo. Il mio approccio è pragmatico, spero lo sia anche da parte del Pd. Sì ai diritti delle coppie omosessuali, ma mai la stepchild adoption. Stralciarla sarebbe un grosso passo in  avanti”. E  lo stesso ancora sulle  adozioni : “A noi sta a cuore il modello educativo del minore e non il diritto all'adozione del partner. Puntare sull'istituto dell'affido dopo l'eventuale decesso del genitore biologico potrebbe garantire la continuità affettiva ed educativa del minore. Ma tutto sotto la vigilanza degli organismi previsti dalla legge”.

Il pentastellato Di Maio, vicepresidente della Camera,  è favorevole alle unioni civili “Sono d’accordo con questo impianto. Permette alle persone di unirsi e poter avere la reversibilità della pensione che ha un costo ridicolo, rispetto ai soldi che si sprecano”. E sulle adozioni “Se uno dei due ha un figlio da un’altra relazione è giusto così. Il problema è quando si apre all’adozione tout court da parte delle coppie omosessuali. Su questo bisogna andare con i piedi di piombo”.

Alfano lancia anatemi “Attenzione. C’è il rischio che la palla di neve diventi slavina. Sulle adozioni noi non ci stiamo”. E sulle adozioni, Vendola (durante il talkshow “Matrix” dell’ottobre scorso): “Gesù è figliastro di Giuseppe” a cui seguì la replica di Formigoni “Non bestemmiare”. E dulcis in fundo, l’ira di Salvini: “Sulle adozioni mi barrico”.

In esclusiva per “La città futura”, Giovanni Russo Spena,  comunista doc, giurista, ex senatore di Rifondazione comunista, ha generosamente rilasciato la sua opinione: “Anche rispetto al tema dei diritti civili e sociali (il ddl Cirinnà sulle unioni civili) il governo Renzi dimostra che il "partito della nazione", cioè il centrismo autoritario e liberista, domina le politiche dell'esecutivo. Dopo la recente approvazione della normativa sulle unioni civili in Grecia (nonostante la forte opposizione della chiesa ortodossa), l'Italia è veramente in una condizione infamante per lo Stato di diritto. Alfano, il Vaticano,i cattolici reazionari dettano legge. La laicità dello Stato è in bancarotta. Renzi sacrifica i diritti civili sull'altare del compromesso di governo. Un motivo ulteriore per comprendere che il referendum dell'ottobre 2016 sulla controriforma costituzionale Renzi/Boschi/Verdini è per noi comuniste e comunisti la “madre di tutte le battaglie”. Non è possibile, nel merito, approvare una legge peggiore del ddl Cirinnà, che è la soglia minima richiesta perfino dalle sentenze europee ed italiane. Vi sono, infatti, diritti fondamentali che attendono da trent'anni. La possibilità di una coppia omosessuale di adottare il figlio biologico del partner non è solo rispondente alla democrazia costituzionale ma anche alle tutele minime che vanno garantite ai bambini. Lo Stato di diritto, infatti, si compone intorno a diritti e doveri come fondamento della formazione sociale. Esso non accetta l'oscurantismo come pratica di governo” 

Dal mondo dei media si apprende che stanno piovendo a raffica le manifestazioni più pietose contro il ddl Cirinnà, che fanno anche sorridere. Giungono dal pianeta degli ultrà cattolici. Un’ora di preghiera da prenotare in uno spazio online. Un preghiera confezionata dagli addetti ai lavori, inviati speciali della Cei. Un’orazione per chiedere a un dio impietoso la violazione dei diritti umani. In migliaia hanno già aderito a prenotare il loro tempo per la funesta orazione, affinché chi si ama, senza l’ipocrisia di una famiglia di facciata, come a volte avviene nelle sacre famiglie, non possa essere riconosciuto legalmente. E l’iniziativa  a suon di “ Ave Mary”, che incita all’odio e alle discriminazioni, arriva in diretta dalla Cei.

Allora come non essere in sintonia, infine, con il compagno bolscevico Vladimir Lenin, che in una sua citazione che sembra confezionata ad hoc per questa occasione, afferma che “La religione è una specie di sbornia spirituale in cui gli schiavi del capitale annegano la loro immagine umana, la loro esigenza di una vita più o meno degna di un essere umano”?

 

Fonti:

Unioni civili, cosa prevede il ddl Cirinnà bis / Il testo

Unioni civili, scontro sul nuovo testo del ddl

Sulle unioni civili l'incognita di Papa Francesco

Unioni civili, Renzi accelera. "Pronti a intesa col M5S

Unione civile - Wikipedia

Stefano Rodotà, Il diritto di avere diritti, Laterza, 2013

 

 

 

06/01/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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