Afghanistan e Nato. L’addio per finta e la sconfitta reale

La forza Nato in Afghanistan, dopo 13 anni di guerra e senza che la guerriglia talebana sia cessata. Dal 1° gennaio, la missione ‘Sostegno risoluto’ per la formazione dell’esercito afghano. Fine della missione di combattimento Isaf, che ha lasciato sul campo 3485 soldati dal 2001 di cui 54 italiani.


Afghanistan e Nato. L’addio per finta e la sconfitta reale

 

La forza Nato in Afghanistan, dopo 13 anni di guerra e senza che la guerriglia talebana sia cessata. Dal 1° gennaio, la missione ‘Sostegno risoluto’ per la formazione dell’esercito afghano. Fine della missione di combattimento Isaf, che ha lasciato sul campo 3485 soldati dal 2001 di cui 54 italiani.

di Ennio Remondino

I 10.000 militari Usa che rimangono continueranno a combattere. Missione italiana molto più pericolosa. Conti che non tornano. 13 anni di guerra senza che la guerriglia talebana sia stata sconfitta. L’oppio sempre alla base dell’economia del Paese. L’integralismo islamico che ha un suo territorio verso il Pakistan. L’Isaf che è arrivata ad avere 130.000 militari da una cinquantina di paesi nel 2011, anno di maggior impegno. Nato che ha lasciato sul campo 3.485 soldati dal 2001. 54 erano italiani. Circa 12.500 militari resteranno comunque in Afghanistan per aiutare le forze di sicurezza afghane, che contano  su 350mila unità nominali. Tra di loro, con ‘Sostegno risoluto’, anche 500 istruttori  italiani.

Ma cosa è accaduto realmente in Afghanistan in 13 anni di presenza militare e civile, con quei 54 soldati morti e decine di feriti, costi altissimi per le nostre traballanti finanze? Guerra fallimentare e decisamente ‘poco sentita’. Manca forse ‘una cultura della sicurezza’ - denunciava Franco Venturini sul Corriere della Sera - legata ancora ai tempi della Guerra fredda e della delega agli Usa. In più la storica diffidenza italiana -con qualche motivazione storica- verso ciò che è militare. Va detto che le varie ‘missioni di pace’, per molti anni sono state la nostra esclusiva presenza internazionale.

Si doveva chiudere con questo capodanno. Ma Washington vuole evitare che prima del 2016, la data del ritiro totale fissata da Obama e delle elezioni americane si torni a parlare di Vietnam bis. Anche se la ‘mancata vittoria’ non più essere dissimulata. L’Italia aveva previsto l’invio di 850 uomini, poi sono arrivate priorità diverse. Libia, Mediterraneo in generale, l’Isis con l’invio di uomini e mezzi italiani in Iraq. Il ministro della Difesa Pinotti voleva scendere a 400 uomini, si è litigati e alla fine si è deciso che gli italiani saranno 500 senza alcuna modifica nei loro compiti soltanto addestrativi.

Dettaglio importante perché i 10.000 militari Usa destinati a rimanere, dal primo gennaio potranno anche continuare a combattere con l’appoggio di aerei e droni. Con la decisione americana i fatto è l’intera missione ‘Appoggio determinato’ a cambiare volto e a diventare certo più pericolosa. Essere parte di un esercito che ancora combatte non consente il distinguo tra la ‘fureria’ e i gli assaltatori da prima linea. Bersagli tutti. E questo non è stato adeguatamente spiegato ad un Parlamento del resto distratto sull’argomento. Kabul e l’Afghanistan non consentono ‘emendamenti’ riparatori.

remocontro

02/01/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Ennio Remondino

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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