I concetti fondamentali della filosofia di Hegel (II parte)

Proseguiamo nell’esposizione dei concetti fondamentali della filosofia hegeliana per offrire ai lettori una cassetta degli attrezzi indispensabile per poter comprendere i lineamenti fondamentali delle grandi opere della maturità che esporremo in seguito.


I concetti fondamentali della filosofia di Hegel (II parte) Credits: https://www.linkiesta.it/it/article/2015/07/30/un-video-per-capire-qualcosa-di-quello-che-dice-hegel/26884/

Link al video della lezione tenuta per l’Università popolare Antonio Gramsci su concetti analoghi

Segue da I concetti fondamentali della filosofia di Hegel

La filosofia come comprensione del proprio tempo con il pensiero

La verità, secondo Hegel, non è mai qualche cosa di dato, di finito, ma è il risultato di un processo e dei momenti necessari che sono stati superati dialetticamente – ovvero tolti in ciò che c’era di non più attuale e tesaurizzati per quanto c’era di ancora vitale – per raggiungere tale risultato. La filosofia hegeliana è filosofia reale e, perciò, segna una cesura con il pensiero utopistico, improntato non alla conoscenza scientifica della realtà storica, ma alla pura aspirazione del dover essere. L’idea in effetti non è, sottolinea Hegel, così impotente da restare un mero dover essere, una pura aspirazione, un mero concetto astratto in quanto tale soggettivo.

Al contrario la filosofia ha come missione fondamentale quella di far comprendere la realtà nella sua razionalità, nella sua necessità, ovvero in modo scientifico. Deve dunque, innanzitutto, consentire di comprendere concettualmente la propria epoca storica – comprese le leggi, la morale e la religione di cui occorre intendere la razionalità-necessità – per consentire così all’uomo d’azione, al Politico di intervenire in modo razionale su di essa, con profitto, per razionalizzare ulteriormente l’esistente, realizzando nell’idea il concetto che ne costituiva, in modo generalmente non del tutto consapevole, il movente. Una volta ricompresa razionalmente la nuova realtà storica, diverrà la base per elaborare un nuovo concetto, che richiedere, per essere a sua volta realizzato, una nuova azione storica.

L’indissolubile nesso dialettico fra filosofia e storia, pensiero e azione, teoria e prassi

Hegel utilizza, per rappresentare la filosofia, la metafora della Nottola (la civetta) di Atena-Minerva, l’uccello notturno posto come simbolo della Dea della ragione, che indica la visione dall’alto che consente al filosofo di comprendere la realtà nella sua verità, ovvero nel suo insieme, nella sua totalità, levandosi in volo sul far della sera, ossia quando l’azione storica, che necessariamente la precede, si è compiuta. Più grande è l’azione storica più significativa sarà, dunque, la sua comprensione filosofica e, proprio per questo, secondo Hegel i grandi sistemi filosofici, che sintetizzano in sé tutti i precedenti sviluppi delle scienze filosofiche compendiandole, sono realizzabili solo quando un’intera epoca storica si è compiuta e si è così giunti nella notte che precede l’alba di un nuovo mondo. La grande azione storica su cui riflette la filosofia di Hegel è la Rivoluzione francese e la sua affermazione in Europa – prima con le imprese napoleoniche e poi con la lotta dei popoli nazionali contro l’impero bonapartista – e la coeva rivoluzione industriale che segnano il tramonto della grande epoca storica cristiano-medievale, dal cui compimento-superamento nascerà il mondo moderno capitalista-borghese

Grandezza e limiti della storia

La storia, intesa da Hegel sempre come storia universale, a cui le differenti civiltà dei differenti popoli del mondo hanno contribuito in particolare nell’epoca della loro massima fioritura, non solo è il materiale indispensabile a cui la filosofia dà forma, ossia rende realmente comprensibile quell’operare di tutti e di ciascuno che è alla base di ogni epoca storica, ma che è in sé ancora privo di autocoscienza. L’uomo d’azione, il Politico infatti è tale proprio perché non si pone nella posizione riflessiva del filosofo, del teorico in generale, ma getta in qualche modo il cuore oltre l’ostacolo, ovvero si butta anima e corpo nella scommessa dell’azione, i cui risultati sono sempre imprevedibili, in quanto non si possono prevedere tutte le reazioni degli altri al nostro agire che ne condizioneranno necessariamente il risultato. Non a caso il motto del grande uomo d’azione, del Politico di statura storica mondiale dell’epoca su cui riflette la filosofia hegeliana, Napoleone – che Hegel descriverà come lo “spirito del mondo a cavallo” vedendolo entrare trionfante nella città di Jena, in quanto avendo definitivamente affossato l’antico Impero germanico incarnava in un solo punto lo sviluppo del corso del mondo – pare fosse: “On s'engage et puis… on voit ...”.

Al di là dell’imprevedibilità del corso storico e dell’operare mai pienamente cosciente che ne è alla base, anche perché esso è sempre il prodotto dell’agire di tutti e di nessuno, il corso del mondo è essenzialmente razionale, in quanto prodotto da esseri umani sempre teleologicamente, ossia finalisticamente orientati nel proprio agire. In altri termini, secondo la celebre massima dell’ape e dell’architetto, anche il peggior architetto, a differenza della migliore ape, costruisce un progetto prima di passare alla sua realizzazione. Quindi il suo agire non è mai puramente istintivo, ma ha sempre un fondamento razionale. D’altra parte, però, la storia ha soltanto in sé il proprio senso, proprio perché anche il personaggio storico universale, come Alessandro Magno o Napoleone, non è mai pienamente cosciente della reale portata delle proprie azioni. È solo con la riflessione filosofica su di essa che la storia diviene razionale in sé e per sé. Anche perché nella storia, a differenza che nel puro regno del pensiero della logica, gli uomini che agiscono hanno sempre a che fare con l’altro da sé, non solo con l’imprevedibile reazione degli altri, ma anche con la natura che non è creata dall’uomo, non è un prodotto della razionalità e anzi resta sempre, per quanto ci si sforzi di razionalizzarla per comprenderla, l’altro rispetto al razionale, qualcosa che non può che resistere al tentativo costante dell’uomo di farla propria. Proprio per questo i teorici soffrono spesso della deformazione professionale che li porta a criticare, in quanto tali, i politici, gli uomini d’azione che avrebbero – dal punto di vista di chi tiene ferma la pura teoria – tradito gli ideali da cui avevano preso le mosse o avrebbero dovuto prendere le mosse, dimenticando che persino a livello di senso comune si dà per scontato che tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare, ossia un ostacolo sconfinato e mai del tutto superabile.

L’assoluto e i tre momenti in cui si articola il sistema hegeliano

L’assoluto, in quanto sempre risultato di un processo necessario, si compie attraversando tre momenti fondamentali, che corrispondono alle tre parti mediante cui si viene realizzando l’idea e saranno esposti, nello specifico, nelle tre parti fondamentali in cui si articola il sistema hegeliano. Abbiamo come primo momento quello dell’idea in sé, che ha ancora la forma astratta del concetto e nelle sue diverse articolazioni costituisce il contenuto della Scienza della logica. Il secondo momento è quello dell’idea fuori di sé, ovvero della filosofia della natura il cui oggetto, pur non essendo un prodotto della ragione, ha in sé, in una certa misura, una sua logica di sviluppo inconsapevole, che diviene cosciente di sé solo al culmine di tale sviluppo nell’uomo. In terzo luogo abbiamo l’idea che ritorna in sé, ovvero prende consapevolezza di sé nell’uomo e si pone per sé sviluppandosi nelle diverse scienze filosofiche che compongono la filosofia dello spirito (umano), anch’essa considerata nelle sue diverse fasi di sviluppo.

La logica come scienza del puro concetto o dell’idea ancora in sé, nel puro pensiero

Il puro concetto o l’idea non ancora realizzata nel mondo naturale e storico, la logica, è un’astrazione in quanto l’idea è, per definizione, sempre realizzata. Perciò Hegel utilizza, per facilitare la comprensione della logica, la metafora di dio prima della creazione del mondo; si tratta di un’astrazione in quanto la verità, come sappiamo, è sempre un processo e il suo risultato. Siamo di fronte, più precisamente, a una metafora perché dio non può esser ridotto a un’astrazione, né è pensabile filosoficamente la creazione – dal momento che da nulla non viene nulla, né si potrebbe spiegare perché dio in un dato momento temporale abbia creato il mondo, in quanto implicherebbe un dio nel tempo e imperfetto. Dio o meglio, filosoficamente, l’assoluto non creano il mondo, ma sono il risultato del processo e il processo stesso del suo sviluppo. Inoltre la logica è immanente al mondo reale da cui il filosofo, nel nostro caso Hegel, la estrapola. La logica è la struttura di fondo sostanziale del reale. Metaforicamente potremmo dire che la logica è la grammatica della realtà, mentre la lingua simbolizza la realtà stessa; la logica come la grammatica è, dunque, un’astrazione dalla lingua, dalla realtà e corrisponde alla struttura razionale del reale, ovvero all’insieme delle regole che ci consentono di padroneggiare una lingua.

La filosofia della natura, ovvero le scienze filosofiche naturali che studiano la logica operante in sé nella natura, in modo ancora inconsapevole

L’idea fuori di sé, nel suo alienarsi dal suo regno “in cielo” della logica, è la natura che non è più considerata da Hegel come qualcosa di morto, come nella concezione meccanicistica, ma è essenzialmente vita e ha in sé, come appare nelle sue forme più complesse della vita organica, uno spirito ancora inconsapevole, che non ha ancora coscienza di sé prima che giunga al suo ultimo grado di sviluppo con l’uomo. L’assoluto nella natura diviene l’altro da sé, tornando alla metafora religiosa è rappresentabile come il dio che precipita nel suo opposto, nel singolo uomo finito, in altri termini la possiamo intendere in analogia alla seconda persona della Trinità cristiana: Gesù Cristo.

Lo spirito dell’uomo in cui la natura diviene finalmente consapevole di sé

L’idea che ritorna in sé dal suo altro, dalla natura, e diviene così consapevole di sé compiendosi, realizzandosi come spirito dell’umanità, che ricomprende in sé, riflessivamente, l’intero processo compiuto dallo spirito inconsapevole operante nella natura. Ciò corrisponde, tornando alla metafora religiosa alla resurrezione e alla ricongiunzione del figlio con il padre, dell’uomo con dio. La natura, dunque, fuor di metafora prende coscienza di sé nello spirito dell’uomo. Dalla filosofia della natura si passa così alla filosofia dello spirito, alle scienze filosofiche umane e sociali con cui si conclude il sistema hegeliano, ovvero il sistema inteso quale compendio delle scienze filosofiche.

Continua nei prossimi numeri

19/01/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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