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L’offensiva aerea di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, la risposta con missili e droni e la tensione nello Stretto di Hormuz aprono uno scenario di escalation che coinvolge Israele, le monarchie del Golfo e le basi occidentali nella regione, con ripercussioni strategiche ed energetiche globali.

La situazione militare nel Golfo Persico è caratterizzata da una apparente supremazia navale statunitense, di contro  alla capacità di interdizione asimmetrica mantenuta dall’Iran attraverso la sua flotta subacquea classe Kilo. In questo articolo vengono analizzate le caratteristiche tecniche di questi sottomarini, il loro ruolo nella strategia iraniana di difesa a mosaico (A2/AD) e le possibili implicazioni operative in uno scenario di confronto con una portaerei statunitense nello Stretto di Hormuz.

L’attacco militare di Israele e Stati Uniti contro l’Iran, la retorica del “regime change”, le contraddizioni della situazione politica iraniana e le conseguenze militari ed economiche del conflitto. La subalternità del Governo Meloni rispetto agli alleati occidentali. 

Dallo stallo operativo in Ucraina, tra consolidamento russo e nodo strategico di Zaporizhzhia, alla pressione navale statunitense nel Mediterraneo in funzione anti-iraniana, fino alle tensioni tra Afghanistan e Pakistan: l’analisi ricostruisce un unico arco di crisi che dall’Europa orientale al Golfo Persico ridefinisce equilibri militari, alleanze e margini di escalation tra le grandi potenze.

Mentre Washington intensifica la pressione militare su Teheran e valuta nuovi scenari di escalation, sul fronte orientale la guerra in Ucraina entra in una fase di logoramento sempre più segnata dalla crisi energetica e dalle difficoltà strutturali di Kiev. L’analisi mette in luce i rischi di un allargamento delle tensioni globali e gli equilibri sempre più instabili tra le grandi potenze.

Si delineano i vari punti controversi sulla crisi iraniano-statunitense e sulle rischiose possibilità di una guerra da cui nessuno uscirebbe vincitore.

Con l’arrivo della portaerei USS Gerald R. Ford nel Golfo Persico si riaccende la pressione su Teheran: tra minacce militari, ipotesi di frammentazione interna e guerra psicologica, l’analisi intreccia il fronte iraniano con lo stallo ucraino e la strategia globale degli Stati Uniti guidati da Donald Trump.

Venerdì, 30 Gennaio 2026 17:16

Palestina, Iran, Curdi.

Board of peace, fatti e analisi dal vicino oriente.

L’articolo tratta del recente attacco informatico contro la rete iraniana per favorire la rivolta dei dissidenti guidati da Cia e Mossad, come è avvenuto, come è stato fermato e come l’Iran seguendo i consigli russi e i propri ingegneri è riuscita a mantenere la sicurezza delle comunicazioni digitali messa in pericolo dagli attacchi occidentali.

Si discute della potenza militare americana che apparentemente si presenta come illimitata. Nella realtà questa potenza che appare illimitata è autoridotta da limiti industriali e produttivi di quella che è ancora una superpotenza, ma deve fare i conti con le problematiche di una riduzione della produzione. 

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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