“2017”, la nostra “rossa” vetrina

L’anno “horribilis” della crisi del lavoro e dell’economia, delle morti in mare dei migranti, delle violenze di genere, nello storico de la Città futura.


“2017”, la nostra “rossa” vetrina Credits: https://leggistudia.wordpress.com/

Eccoci qui, a contare le ore finali di un anno colmo, stracolmo di avvenimenti che abbiamo riportato su la Città futura, cercando di adoperarci al meglio per avvicinarci il più possibile, tramite le fonti, all’essenziale verità dei fatti. Ma altro ancora abbiamo compiuto nello scrivere le pagine del giornale. Abbiamo denunciato la corruzione che aleggia e si radica nei palazzi del potere, la violenza di genere, la tossicità del capitalismo, la crisi dell’economia e del lavoro, la tragedia dei migranti e le leggi che ne impediscono una degna accoglienza. Abbiamo ricordato i nostri maggiori riferimenti, uomini d’intelletto che hanno saputo rivoluzionare il pensiero liberista e fornirci le linee teoriche per ribaltare il capitalismo e le sue classi dominanti.

Uomini di cui fedelmente seguiamo gli insegnamenti e costantemente ne studiamo il pensiero. Così non può mancare nelle nostre pagine il pensiero gramsciano, come quello marxista. Fiumi d’inchiostro per Che Guevara, che abbiamo ricordato nel cinquantenario dalla morte. E tante pagine del nostro giornale hanno ricordato quest’anno la rivoluzione bolscevica, la madre di tutte le rivoluzioni, nella ricorrenza del Centenario.

Noi facciamo controinformazione e la facciamo guardando ai principi costitutivi del comunismo e del pensiero marxista leninista. Ne andiamo fieri e continueremo a farlo, perché questo fa un giornale comunista, adottando il principio della coerenza. Non abbandoniamo mai la via maestra, e non abbiamo dubbi e incertezze. Ciò che scriviamo lo pratichiamo nella nostra vita, nella quotidianità, nelle relazioni sociali. Non vuole essere autocelebrazione, ma una realtà di comportamenti e azioni coerenti che ne seguono. Se così per noi non fosse probabilmente, nel fare settimanalmente il giornale, ci saremmo già persi nei canali dell’informazione borghese. Lo faremmo per convenienza, per accedere ai media mainstream, ma non è il nostro stile di vita e tantomeno potremmo rinnegare di essere militanti comunisti.

In realtà ci teniamo a mantenere le nette distanze, considerando l’onda dei media al pari della più ingannevole disinformazione e del più becero populismo, fumo negli occhi per chi, sprovvisto di strumenti per decriptare le fake news,o le ingiunzioni della stampa imbavagliata, ne resta catturato al punto tale da ritenerla veritiera. E i nostri lettori questo non lo meritano, avendo il diritto di essere informati in modo veritiero. Noi di questo ne sentiamo tutto il dovere, per questo fine che attiene alla trasparenza e alla verità, difficilmente riusciranno a metterci il bavaglio. Non ci riusciranno.

Per questo è utile e coerente con quanto affermato, salutare questo vecchione pieno di problemi che si sta ritirando sotto il peso di un enorme fardello di responsabilità che gli sono piovute addosso in 365 giorni, rivisitando insieme ai nostri lettori i momenti più salienti delle lotte al potere fermati nello storico del nuovo sito del giornale. Momenti tradotti in articoli corredati anche da video che i nostri operatori, in tempo reale, hanno filmato per offrire ai visitatori delle nostre pagine una visione realistica delle fonti a cui noi attingiamo, quando ci uniamo alle persone in lotta per i diritti, i nostri compagni. Perché noi siamo loro. Si lotta insieme ogni giorno per cambiarla questa società, questo Paese. Tentando anche di riesumare dalle ceneri quello che è stato il Partito comunista italiano, quello cofondato nel ‘21 da Antonio Gramsci.

Gettando l’occhio nello storico del giornale, per rispolverare la memoria degli avvenimenti che abbiamo trattato, appaiono gli innumerevoli articoli suddivisi in varie sezioni, da interni a cultura, da esteri a economia e lavoro, dalla scuola ai dibattiti. E nella visita noto che il neonato 2017, a gennaio, superata la fase neonatale , si trasforma in un giovincello baldanzoso e combattivo per affiancare le proteste dei licenziati Almaviva. Le nostre penne scrivono fiumi di parole per descrivere le lotte dei 1666 buttati fuori dal mondo del lavoro in una notte per non aver accettato il ricatto dell’azienda.

Un’azienda, l’Almaviva contact, che chiude i cancelli a tanti lavoratori, ma li apre in Brasile con i fondi europei e delocalizza in Romania. Le proteste dei licenziati non verranno ascoltate da Calenda, né dai sindacati confederati. Si aprono vertenze, anche perché la strage dei lavoratori prosegue, in pieno stile Jobs Act, e toccherà la stessa sorte a molte altre aziende come Alitalia, Sky,Trony e Tim-telecomunicazioni. Il mobbing sui lavoratori non si ferma, diventa inarrestabile, anche a causa del famigerato controllo a distanza.

Così scrive Carmine Tomeo in un suo pezzo: “Qualche tempo fa, l’azienda pugliese Oerlikon Graziano di 420 dipendenti, con una lettera fece sapere che "le pause fisiologiche individuali effettuate dai lavoratori addetti direttamente o indirettamente alla produzione diventano collettive”. Detta altrimenti, la pipì può essere fatta solo nelle pause collettive, di nove minuti, durante le quali i lavoratori devono scegliere se andare al bagno, fumare, riposarsi dalla fatica del ciclo produttivo o urinare. Alla Sevel di Atessa, la limitazione di questa libertà è costata a un operaio l’umiliazione di urinarsi addosso. Dopo insistenti richieste di andare in bagno, sistematicamente negate dal capo dell’area produttiva, quell’operaio addetto al montaggio non è più riuscito a trattenersi”.

Così come scrive Eliana Como , denunciando la sottrazione dei diritti dei lavoratori alla Fincantieri: Come nel film di Charlie Chaplin la pausa pranzo è vietata in Fincantieri. E i lavoratori scioperano”. Mentre Ascanio Bernardeschi denuncia le disuguaglianze prodotte dal liberismo sfrenato “Una ricerca dell'OECD mostra l'accentuazione delle disparità in Europa, prodotte dalle politiche liberiste. L'Italia detiene alcuni poco invidiabili record di iniquità.”

E il lavoro che manca in questo paese, laddove per lavoro s’intende soprattutto dignità del lavoratore. Un aspetto fondamentale che riconduce all’articolo 1 della Costituzione “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo…”. Ma anche all’articolo 36 totalmente soppresso dalle politiche liberiste degli ultimi governi “«Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi».

Ebbene, salutando il 2017 che va e accogliendo con tenerezza il nuovo anno che dovrà sobbarcarsi di questa eredità di piombo, è bene fare alcune considerazioni. Ѐ assodato che il 4 dicembre non ha cambiato nulla, ma è riuscito solo a mantenere intatto il testo della Costituzione (ndr, pur traviata dall’orrore della modifica dell’articolo 81). Ѐ accertato che il presidente Mattarella, da poche ore, ha sciolto le Camere e il 4 Marzo il Popolo andrà in cabina elettorale, Cosa possiamo fare per opporci al disastro in atto in questo paese? Non ci resta che augurarci tutti che in quelle cabine il Popolo voterà per un cambiamento radicale a favore di se stesso. #PoterealPopolo

30/12/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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