Corfù, paradiso greco sotto attacco dell’austerity. Diario di viaggio

Le meraviglie ambientali dell’isola. Il turismo, l’attività principale. La solidarietà verso un popolo oppresso dalla questione del debito. Mercati e banche bloccati. Ferme le attività commerciali. Opere pubbliche dismesse. Le testimonianze della crisi e le opinioni dai residenti di Corfù. L’annuncio del referendum: Oxi o Nai?


Corfù, paradiso greco sotto attacco dell’austerity. Diario di viaggio

Le meraviglie ambientali dell’isola. Il turismo, l’attività principale. La solidarietà verso un popolo oppresso dalla questione del debito. Mercati e banche bloccati. Ferme le attività commerciali. Opere pubbliche dismesse. Le testimonianze della crisi e le opinioni dai residenti di Corfù. L’annuncio del referendum: Oxi o Nai?

di Alba Vastano

Fine giugno. Si va in un’isola greca, Corfù, con l’idea di una vacanza nella terra dei Padri, ma anche per la magnetica attrazione che suscita il paesaggio naturale. C’è un altro perché, sovrano nella scelta della località vacanziera. C’è la solidarietà verso un popolo e un territorio che l’Europa sta perdendo. Del perché, dell’ormai probabile, o quasi certo “grexit”, non ne può rispondere la volontà del popolo ellenico, ma ben altre condizioni, legate al sistema finanziario europeo. L’esodo lo decidono i poteri di Bruxelles e di Strasburgo che per salvaguardare i diktat dell’Ue e dell’Eurozona, per tenere fermo il punto sulle leggi dei mercati, per potenziare le banche, stanno strozzando il Paese, stringendolo in una morsa d’acciaio, da cui sarà difficile e improbabile che la Grecia possa uscirne e restare nell’Eurozona, anche se sicuramente potrà restare nell’Ue.

La domanda greca all’Europa è ormai attempata e verte sulla rinegoziazione del mega debito di 330 miliardi (pari al 180 % del Pil). La risposta è la regola dell’austerity e il timore non rivelato ma evidente è che ci sia un contagio virale verso altri stati, se si dovesse cedere negli aiuti richiesti da Tsipras. Ma la risposta è anche, per dirla in gergo comune, “Non hanno saputo fare le riforme giuste e ora battono cassa indebitamente”. Infine dei 19 stati, chiamati alle consultazioni in Parlamento Europeo, fra i 28 dell’Ue, chi vuole realmente aiutare la Grecia in default? L’Ellade sembra tenuto in considerazione dalle istituzioni come il parente povero a cui si sbatte la porta in faccia. Il j’accuse classico è rivolto soprattutto a Tsipras e ai suoi ministri delle finanze, (dal centauro Varoufakis, ormai dimissionario in una notte dopo la vittoria dei “Oxi”, al novello e più soft Tsakalotos). “Avreste dovuto pensarci prima e fare le riforme adeguandovi agli altri stati che ce l’hanno fatta a risalire la china”. Come dire “ Ormai devi morire, ma prima fai il mea culpa, perché sei stato inadempiente” Si sproloquia così dai tavoli di Bruxelles. Prova ne sono i tempi strettissimi e impossibili fissati per la restituzione delle prime tranche del debito

E con queste elucubrazioni sulla questione greca si sbarca a Corfù, “dependance” magnifica della nazione, situata laddove il mare Adriatico si incontra con lo Ionio, di fronte all’Albania. Dall’aereo in atterraggio dopo una sola scarsa ora di volo, vuoi anche fuso orario libero dall’ora legale, emergono dal mare e si offrono alla vista tante piccole isole. Trionfa Corfù lussureggiante, la maggiore fra le vicine, e si ha subito la percezione di atterrare nella terra degli dei. Chiome di ulivi e cipressi si alternano alla vista e poi maestose scogliere a delimitare colline e promontori. Ed Ecco Kerkyra, la capitale. Si vedono il porto e i castelli veneziani. In direzione opposta, sullo sfondo, appaiono i monti dell’Albania e il continente. Una dolce discesa e salta alla vista del faro di Lefkimi. L’aereo sembra atterrare sul mare, ma imbocca una piccola striscia di territorio, limitrofa a una laguna. Ed è la terra dei Padri della civiltà classica, terra che oggi merita piena solidarietà e una strenua difesa nella dura battaglia per restare in Europa. La sensazione è di appartenenza e di timore che non sarà più “nostra”. Questo non si vuole. Non lo vuole chi lotta per i diritti della sopravvivenza. Non lo vuole il Gue. Tantomeno lo vuole la stessa Grecia. Mentre le istituzioni reclamano lo scalpo di un popolo che chiede aiuto per non piombare nel default, per rialzare la testa e iniziare a risolvere il debito.

La vacanza ha inizio, insieme ad una costante e spasmodica ricerca dei punti focali della crisi economica in cui versa il Paese. Non solo mare cristallino e azzurrissimo, non solo greek salade, ma anche testimonianze della gente del luogo su come realmente si sta affrontando la crisi, all’ombra dello spauracchio dell’esodo dall’Eurozona. E si arriva anche in piena dichiarazione di Tsipras del referendum popolare. Oxi o Nai, segnano ogni comunicazione con gli abitanti del posto. E appaiono all’occhio attento di un turista tutti i segnali della crisi.

Banche chiuse e solo 60 euro al giorno il prelievo per i Greci. A Kerkyra, la capitale, code ai bancomat. Alcuni esauriti. Visi ellenici spauriti, ma anche arrabbiati “… perche’ Tsipras sapeva tutto questo. Cosa è andato a fare in Europa a chiedere l’impossibile?” dichiara una signora (italiana) che gestisce sull’isola un esercizio pubblico. È arrabbiata con il primo ministro. Le attività commerciali sono quasi al collasso e il turismo quest’estate non sarà incisivo per il rialzo dell’economia locale. Un turismo contenuto nelle spese , che ha chiuso i cordoni della borsa di fronte all’oscura minaccia del grexit. Ristoranti semivuoti e procacciatori giovanissimi sulle vie ad accaparrare il turista di passaggio. “No Carta, no bancomat” sulle vetrine di ogni esercizio. I Greci hanno fame di euro e hanno paura dell’imminente collasso del Paese. “Money, please. Pay me” il gestore dello studios apartments. “ Pay me” al primo giorno di vacanza” . Triste e fastidiosa questa smania di “money” e distoglie il turista dall’essere generoso nelle spese. Ci pensano gli inglesi, dominanti sull’isola anche nel codice lingua, a rimboccare i portafogli greci. E anche il turismo russo a rimpinguare le casse degli esercenti korfioti. Turisti storicamente magnanimi nell’aprire la borsa e innamorati della Grecia. A loro il tappetino rosso, ovunque vadano. Per il turismo greco una “mano santa”, oggi più che mai. Per il resto è un turismo “povero”, meticoloso sul risparmio della moneta europea.

Fra gli esercenti locali molti gli estimatori del premier greco, per alcuni è già un mito. “Tsipras è l’uomo di cui la Grecia ha bisogno per liberare il Paese dalla morsa dell’austerity europea. Varoufakis non è da meno” lo dice in inglese Eleftherìa (libertà), una greca che gestisce un locale di ristorazione. Sogna Liberta’, negli occhi l’icona dei due greci, che i suoi idoli la liberino da una vita grama, legata ai tavoli di un piccolo pub in riva al mare. Sogna forse anche un uomo come il possente Varoufakis, di cui è evidentemente affascinata, che la porti via a cavallo di una potente moto, in sostituzione del più obsoleto cavallo bianco. E c’è anche il pizzaiolo abruzzese che qui ha aperto un locale di ristorazione “made in Italy” e che dichiara “…. Si sta bene qui. Ho iniziato una nuova vita lavorativa, perché in Italia la mia attività non andava bene. Ma non mi parlate di Tsipras”. E lo studente italiano che fa la stagione a Kerkyra, lavorando in un ristorante “ Vengo qui ogni anno. Non guadagno moltissimo, ma va bene per pagarmi gli studi. Della situazione della Grecia in Europa penso che Tsipras stia lavorando bene e che la Grecia non uscirà dall’Eurozona, tantomeno dall’Europa. In fondo i debiti che ha la Grecia sono talmente alti che ci rimetterebbero i creditori. Anche se vincesse il “Nai” non la faranno uscire”. Segnali della crisi dall’isola non solo nella ristorazione e negli alberghi. Anche nelle infrastrutture e nelle opere edili dismesse. Imponenti ville e alberghi abbandonati prima di essere terminati si affacciano come cupi fantasmi nelle colline e lungo le strade dell’isola. Anche in alcuni tratti della costa si scorge un’edilizia dismessa e lasciata al degrado totale. A contraltare la fatiscenza delle infrastrutture edilizie, tanti “Rent a Car”, in fila indiana lungo la costa, che offrono ai turisti, a prezzi relativamente modici (30 euro al giorno), vetture e moto nuove di zecca, sorprendentemente appena immatricolate. Stessa modalità di offerta dei procacciatori al servizio dei numerosissimi ristoranti sparsi sull’isola.

Dominante nella gestione degli affari, nel campo degli affari, in particolare nella ristorazione, è la donna greca. Ottima e risoluta imprenditrice. Non molla sui prezzi e sugli sconti ed è instancabile ed efficiente. Gli uomini? Al bar, a giocare a carte e a parlare della crisi, sorseggiando l’immancabile Mythos. Cosi’ riferiscono alcuni abitanti dell’isola, ma è anche un fenomeno alquanto evidente .

Si torna in Italia in piena vittoria dei “Oxi”. Ma l’operato di Tsipras è sempre più sottoposto a critiche feroci che vengono da molti paesi dell’Ue, in particolare dalla Germania, leader indiscussa di questa partita impari con la Grecia. “Incapaci al potere di Atene che non fanno politica e non sanno governare. Delegano con un referendum le proprie decisioni e chiamano “terroristi” le istituzioni europee” si legge nei network. Ma la condanna al governo greco arriva anche da Schaeuble, il ministro delle finanze tedesco: “Questo governo- dice il ministro- non ha fatto niente da quando è entrato in carica. Ha solo invertito le misure, si è tirato indietro rispetto agli impegni del precedente governo. In tutta onestà non potete aspettarvi che iniziamo a discutere con loro in una simile situazione”[1]. Non dimenticando che il settimanale tedesco “Der Spiegel” ha definito Tsipras “il nemico pubblico numero uno”. Sarà l’euro-summit del 12 luglio l’ultimo e definitivo appuntamento con l’Europa per la bella terra ellenica. Lì si deciderà il destino della Grecia, terra che può vantare di aver dato i natali a Pericle, l’uomo che realizzò pienamente, nell’Atene del 400 a.c., la democrazia. “Ci è stato insegnato a rispettare anche quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è di buon senso” [2] . E’ quanto la Grecia di oggi sta cercando di far comprendere all’Europa. Infine chi vincerà la battaglia a suon di euro? Chi i perdenti, i debitori o i creditori?

 

    Note:
  1. da “Repubblica.it” -1 luglio 2015
  2. Pericle dal discorso agli Ateniesi- 431 a.c.

12/07/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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Alba Vastano

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