Il diritto di avere diritti – terza parte

“Ogni individuo ha diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee con ogni mezzo e senza riguardo a frontiere” (Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo).


Il diritto di avere diritti – terza parte Credits: Remo Bassetti- Pinterest.com

Segue dalla seconda parte.

Il diritto alla verità. Ancora oggi irrisolta la disputa etica sull’assioma verità/menzogna- oblio/memoria. Disputa che vide rivali due intellettuali del XVIII secolo, Immanuel Kant e Benjamin Constant. Mentre per il filosofo tedesco della Critica della ragion pura la verità va appurata in qualunque caso, per Constant, scrittore franco-svizzero, il diritto alla verità non è una regola e ogni caso è a sé. “Dovremmo dire la verità anche a degli assassini che vi chiedessero se il vostro amico, che loro stanno inseguendo, non si sia rifugiato in casa vostra” scrive Constant nella sua opera “Le reazioni politiche-gli effetti del Terrore”, riportando la citazione di Kant, per evidenziarne il rigore morale rispetto alla verità. Per l’illuminista tedesco, infatti, anche in questo caso la menzogna sarebbe un delitto, perché il rispetto della verità “…è uno dei principi fondanti della morale e non può ammettere eccezioni”.

I piani su cui si articola l’analisi sul diritto alla verità degli intellettuali citati sono diversi ed è da questo presupposto che occorre partire per comprenderne la diversità di opinione. La controversia fra i due si basa su un diverso aspetto del tema e che conduce inevitabilmente a diverse definizioni sul diritto alla verità. Mentre per Constant la verità è un supporto alla politica, affinché se ne dimostri la validità o meno, per Kant rappresenta la base della morale, sulla quale era notoriamente inflessibile. Etica che esprime pienamente nella “Critica della ragion pratica” (1781), in cui riflette sul passaggio dalla metafisica della conoscenza alla morale.

Questo incipit per tornare a Rodotà e al suo saggio “Il diritto di avere diritti”, già recensito su due importanti temi giuridici e sociali “Lo spazio e il tempo dei diritti e “Lo spazio dell’Europa. Interessante è evidenziare, in questa terza parte, come il giurista recentemente scomparso, ha affrontato la questione sul binomio verità/menzogna che entrambe giocano sull’oblio e la memoria e quali diritti gravitano sulle due opzioni. Diritto/dovere alla verità e alla memoria, ma anche il diritto all’oblio che porta spesso via con sé la verità dei fatti storici. “Tutti hanno l’inalienabile diritto di conoscere la verità sui fatti passati e sulle circostanze e le ragioni che, attraverso casi rilevanti di gravi violazioni di diritti umani, hanno portato a commettere crimini aberranti. L’esercizio pieno ed effettivo del diritto alla verità è essenziale per evitare che tali fatti possano ripetersi in futuro” (Final report, annexe I, Principle I, United Nations Documents- 2 Ottobre 1997). Rodotà apre così il capitolo dedicato al diritto alla verità. Ѐ un’affermazione che sembrerebbe non lasciare spazio a divagazioni sul tema. Che travolge, scrive il giurista, un altro principio ugualmente inconfutabile:Nessun uomo ha diritto a una verità che nuoccia ad altri”.

Da cosa nasce questo insopprimibile e assoluto diritto di verità che è insofferente nei limiti, quando il rapporto tra diritto e verità è stato costruito intorno alle verità relative e convenzionali? Secondo Rodotà l’enfasi sulla verità non nasce solo dall’esigenza legittima di restituire dignità alle vittime e alle loro famiglie, ma è l’intera umanità “a dover essere traghettata verso tempi illuminati e redenti dalla forza della verità”. Ѐ un’esigenza planetaria quindi, senza limiti spazio temporali, che si lega anche al passaggio di alcuni Stati dal regime dittatoriale alla democrazia. Nasce quindi dal riportare alla luce la verità sui fatti che hanno ingenerato soprusi, violenze e conflitti, affinché “lo sguardo sul passato debba produrre anticorpi capaci di impedire nel futuro il loro ripetersi”. Ricorda il giurista come nella Repubblica Sudafricana, nel 1995, venne istituita una Commissione per la Verità e la Riconciliazione. Molti furono i Paesi ad attivarla, come il Cile, il Canada, la Liberia e il Perù. In Argentina la finalità era indirizzata alle persone scomparse, mentre in Guatemala per il chiarimento storico.

Diverse formule con un denominatore comune: la necessità di restituire dignità alle vittime e ai loro familiari e venne identificato nello Stato il soggetto tenuto a porre in essere le azioni necessarie perché quel diritto possa essere garantito. Nel rispetto della Risoluzione 2005/66 della Commissione per i diritti umani dell’Onu in cui si definisce che le vittime di gravi violazioni dei diritti umani e i loro parenti hanno diritto alla verità sui fatti avvenuti, compresa l’identificazione dei responsabili dei fatti che hanno originato la violazione.

C’è un esplicito nesso, sul quale il giurista si sofferma, fra democrazia e verità. Ed è proprio questo nesso ad essere stato negato nell’assunto, a dire il vero apparentemente bizantino che “l’addio alla verità è l’inizio e la base stessa della democrazia”. Così lo spiega Rodotà: “l’accordo democratico sarebbe spezzato dal riferimento ad una realtà esterna a fatti che sono perlopiù oscuri, controversi, costruiti”. Pur di giungere ad una fittizia verità per tacitare gli interessi degli interessati, l’opinione pubblica e le responsabilità dei governi, si scivolerebbe in una sorta di dittatura della verità… di comodo.

Altro snodo cruciale su cui si articola il pensiero del giurista sul diritto alla verità riguarda la damnatio memoriae, a cui bisognerebbe porre fine, o quantomeno non dovrebbe essere interpretata come imposizione tecnologica, ma governata con adeguate tecniche sociali. Ѐ Plutarco nella sua affermazione “La politica è ciò che toglie all’odio il suo carattere eterno” ad essere ricordato, in proposito, da Rodotà. Si intende e se ne evince che è la politica a dare un ruolo definito alla verità. Può quindi volerla in versione integrale, cancellarla, oscurarla parzialmente, dare più spazio all’oblio o alla memoria. Così come Aristotele, nella Costituzione degli Ateniesi, sintetizza il “patto a non ricordare”, perché “Non sia lecito a nessuno vendicarsi delle offese passate”.

Patto confermato da Trasibulo (403 a.C.) che promulga il “decreto dell’oblio”, perché “… la riappacificazione passava attraverso l’esplicito divieto di ricordare, pur se da tale cancellazione erano esclusi i fatti di sangue”. Un modello questo di prevalenza dell’oblio sulla memoria, ma di mancata verità dei fatti. Quindi nasce il perenne quesito mai risolto su come sia possibile coordinare memoria e oblio. Forse non sarà mai possibile. Resta sempre più pressante e imperioso il paradigma “Tutti hanno l’inalienabile diritto di conoscere la verità sui fatti passati … e le ragioni…”.

Dichiarazione che trova conferma anche nella Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo (Onu), quando nell’articolo 19 viene affermato che “ogni individuo ha diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee con ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”. Questo è il significato che tutte le società civili e gli Stati di diritto dovrebbero dare alla verità cercando con ogni mezzo di promuoverla. Perché la verità deve essere perseguita sempre, nonostante gli oscuramenti delle corruttele di stampo politico, nonostante la viltà e l’arroganza del potere dominante in ogni epoca, nonostante la mancanza di indignazione e di sollevazione popolare, nonostante la paura… nonostante tutto.

26/08/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Remo Bassetti- Pinterest.com

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