Scienza, guerra, ambiente: via il sistema capitalistico!

Intervento di Angelo Baracca al seminario sul Capitalismo e l’emergenza climatica che si è tenuto Il 1 marzo a Lari (PI) in cui l’autore sottolinea la predisposizione della scienza capitalista per lo sfruttamento.


Scienza, guerra, ambiente: via il sistema capitalistico! Credits: voceuniversitaria.it

Sulla Scienza, anche nella sinistra, domina un atteggiamento di riverente rispetto, come attività indipendente dagli assetti economici e sociali: la contestazione radicale degli anni ‘70 sembra avere lasciato poche tracce, eppure sarebbe oggi più importante che mai di fronte a una rivoluzione tecnologica galoppante che sovvertirà i nostri costumi e le nostre esistenze, ma anche il vero cuore pulsante del sistema capitalista … le guerre e i suoi strumenti! Perfino il boom del (tardivo) interesse per la crisi climatica ha lasciato da parte il contributo determinante del sistema militare al riscaldamento globale [1]. La guerra, i militari, le armi non si toccano! Ormai si producono sempre meno beni materiali, ma la produzione di armi va a gonfie vele, anzi più c’è crisi più si spende nelle armi e si lucra sul loro commercio, e chissenefrega dei profughi siriani!

Si valuta (non conosco i dati precisi) che grosso modo metà della comunità scientifica sia impegnata in campo militare: un tale dato dovrebbe causare una profonda impressione e un moto di ribellione negli esaltatori della Scienza! Invece passa sotto silenzio, e si continuano ad esaltare i benefici della Scienza: ancorché si sappia, per esempio, che metà del farmaci in commercio sono inefficaci (e quindi dannosi).

Soprattutto a partire dalla Guerra Fredda si sono sviluppati colossali centri di ricerca militare con decine di migliaia di ricercatori, nonché enormi laboratori nelle poderose industrie che producono armamenti. Ma non meno sono i ricercatori e gruppi di ricerca impegnati direttamente in ricerche militari, o in ricerche collaterali nelle università o in centri di ricerca “civile”.

La Campagna Internazionale per Abolire le Armi Nucleari (ICAN) – che nel 2017 ottenne dall’ONU l’approvazione del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari – ha compilato un agghiacciante dossier dal titolo significativo “Scuole di Distruzione di Massa, Università nel Complesso Statunitense delle Armi Nucleari” [2], nel quale si documenta che ben 49 università negli Stati Uniti sono complici del Complesso degli armamenti nucleari. In Gran Bretagna, l’organizzazione indipendente Scientists for Global Responsibility ha pubblicato recentemente un dossier dal titolo non meno agghiacciante Scienza irresponsabile? [3], nel quale denuncia e documenta come le aziende dei combustibili fossili e degli armamenti finanziano le organizzazioni professionali di scienziati e ingegneri.

Ma ancor più degli aspetti quantitativi allarmano a mio parere quelli qualitativi: cioè, come gli sviluppi della scienza nel sistema capitalistico, soprattutto i più “avanzati” siano direttamente organici ad utilizzazioni militari sempre più agghiaccianti. La mia tesi, certo radicale, è che vi sia una vera predisposizione della Scienza capitalista, nel suo stesso impianto metodologico, verso l’aggressione all’Uomo e alla Natura, per fini economici. In contrasto con l’ideologia dominante, è fondamentale rendersi conto che la Scienza non è un’attività meramente conoscitiva che indaga la Natura in sé, sempre immutabile, e quindi fonte di proprietà e dati assolutamente oggettivi. L’Uomo come essere sociale si rapporta ai fenomeni naturali con modalità e intenzioni mutevoli nei diversi contesti storici e sociali, i quali pongono finalità diverse, che richiedono metodi scientifici diversi (concettuali e pratici): lo scienziato è un soggetto sociale come gli altri, partecipe della composizione e dei conflitti di classe (che vive per lo più dalla parte del potere).

Ogni formazione sociale storica ha avuto un atteggiamento diverso nei confronti della natura, che rifletteva finalità sociali specifiche, e adottava le coordinate culturali dell’epoca [4]. Il sistema eliocentrico, ad esempio, non si affermò perché quello aristotelico si dimostrò “falso”, l’Uomo Rinascimentale molto prima che i dati fossero conclusivi si spogliò della necessità di sentirsi al centro del Creato per grazia divina (e quindi altrettanto naturalmente suddito), perché la centralità era assicurata dalle sue capacità e attività trasformative [5]. La scienza sviluppata dalla società capitalistica si è distinta per la finalità di sfruttamento della natura a fini economici, la mercificazione dei processi naturali e delle conoscenze scientifiche, nonché metodi sempre più efficienti per per l’estrazione del plusvalore dal lavoro subalterno [6].

Si parla comunemente di dual-use (militare/civile) delle tecnologie: l’esempio classico è il nucleare. Ma anche la realizzazione di prodotti chimici è stata una tecnologia dual-use. In chimica la produzione di fertilizzanti è facilmente convertibile in quella di gas nervini [7], i quali hanno generato i pesticidi [8], mentre dagli erbicidi sviluppati durante gli anni ‘40 per l'utilizzo nel controllo delle piante l’esercito degli Stati Uniti commissionò alla Dow Chemical, Monsanto ed altre compagnie la produzione del famigerato agente Orange col quale irrorò il Vietnam fra il 1961 e il 1971, con effetti devastanti sulla popolazione vietnamita (fonte Wikipedia: 3.181 villaggi furono direttamente irrorati con erbicidi, tra 2,1 e 4,8 milioni di persone «sarebbero state presenti durante le irrorazioni) e gli effetti perdurano ancora oggi [9]. Il dual-use, reale o potenziale, sembra più la norma che l’eccezione nella chimica: che differenza c’è nella sostanza fra un’aggressione chimica e l’incidente di Seveso del 1976, o il disastro di Bhopal del 1984?

Ma il caso che mi sembra più eloquente è quello della guerra batteriologica e del bioterrorismo. Tema drammaticamente attuale con l’epidemia del coronavirus. Non voglio assolutamente alimentare concezioni complottiste [10], ma discutere semplicemente la scomparsa della demarcazione fra usi pacifici e militari. Tutti ricordano l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, ma pochi ricordano l’invio una settimana dopo di una serie di pacchi con spore di antrace (carbonchio) che causarono la morte di 5 persone e l'avvelenamento di altre 17, e nei due anni successivi il fatto davvero inquietante delle morti misteriose di una quindicina di scienziati esperti in bio-wars, che culminarono nel 2003 con quella dell’esperto britannico di guerra batteriologica David Kelly (la versione del suicidio non convinse nessuno e il caso è stato riaperto).

Gli sviluppi estremi delle biotecnologie rappresentano in modo emblematico il culmine della mercificazione di aspetti fondamentali della Natura, dove il confine fra utilizzazioni per (presunti) scopi civili e implicazioni pericolose o militari svanisce: “Il vero pericolo oggi è che una guerra biologica globale deflagri senza che si riesca a impedirla, piuttosto che per la deliberata volontà di qualcuno. … [È impossibile] distinguere tra usi difensivi e offensivi delle ricerche sui microrganismi e, almeno a partire dagli anni ’80, con gli enormi interessi economici collegati al nuovo settore delle biotecnologie genetiche” [11].

In altre parole, sono proprio gli avanzamenti tecnico scientifici ad aggravare i rischi incontrollabili di guerra. “Nel caso della SARS (e dell’Aids) il problema è analogo: se le guerre biologiche non possono essere fermate perché comandano la Big Pharma e la Monsanto, le epidemie rischiano di dilagare perché comandano le Corporations in genere. … da quando gli esperimenti su virus e altri vettori genetici sono di routine nei laboratori di tutto il mondo, le malattie da nuovi virus sono diventate un problema drammatico ed enormemente sottovalutato.”

Una volta arrivato a manipolare le molecole fondamentali per la regolazione dei viventi, l’Apprendista Stregone, “bio-Stranamore” – semplice genetista o biotecnologo dell’industria Biotech o anche di un centro di ricerca – rischia davvero di innescare trasformazioni che nessuno potrebbe essere in grado di controllare [12]. La grande “biotecnologa pentita” Mae Wan Ho (purtroppo scomparsa nel 2016) ha sottolineato con forza [13] che: “la pericolosità di simili manipolazioni, oggi di routine in migliaia di laboratori, in grado di creare in pochi minuti milioni di particelle virali mai esistite nei quattro miliardi di anni di evoluzione che ci hanno preceduto e in grado di 'saltare' da un ospite all’altro. […] sul banco degli imputati è l’ingegneria genetica in quanto 'tecnologia finalizzata a trasferire orizzontalmente i geni tra specie non destinate a incrociarsi tra loro'. Il che equivale a dire che i pericoli per l’intera biosfera, non derivano da un cattivo uso del biotech, e cioè dal bioterrorismo e dalle guerre biologiche, ma da una tecnologia che infrange deliberatamente le barriere specie-specifiche che la Natura ha costruito a difesa delle singole specie viventi.” Il corsivo è mio. Prosegue “[…] se ciò che rende più invasive e pericolose di tutte le altre le armi biologiche, e in particolare i virus geneticamente modificati è il loro essere semplici frammenti di codice genetico circolanti e, quindi, la loro capacità di parassitare gli esseri viventi, di competere con essi e, in taluni casi, di inserirsi nel loro genoma modificandolo, è evidente che l’inquinamento genetico del pianeta, da parte di centinaia di varietà di organismi geneticamente modificati (Ogm) è già in atto da anni e rappresenta una vera guerra non dichiarata all’intera biosfera. Un pericolo immenso, forse il maggiore pericolo mai corso dall’umanità e del tutto non prevedibile, almeno in tempi brevi.”

In definitiva, stiamo arrivando all’ultimo stadio, assolutamente incontrollabile, di un progetto esasperatamente scientista, con il quale possiamo arrivare a perdere del tutto il controllo su quei processi naturali che il progresso si prefiggeva di controllare e manipolare a piacimento! “Nessuno può oggi affermare con sicurezza che gli effetti e i prodotti delle biotecnologie con finalità sulla carta 'buone' non si rivelino, specie nel medio-lungo periodo, altrettanto pericolose di quelle con finalità 'cattive'. [corsivo mio] […] Le Life Science Industries, la Big Pharma e le grandi corporations hanno investito miliardi di dollari nel biotech, nella convinzione che gli scienziati abbiano ormai le conoscenze, gli strumenti e i mezzi necessari a trasformare la biosfera e la società mondiale a propria immagine e somiglianza. Il programma era ed è quello di mettere le mani sul codice stesso della vita, per correggerne i 'difetti' e giungere ad una nuova creazione 'perfetta', cioè adattata alle nostre o meglio alle loro esigenze: … un vero e proprio 'delirio di onnipotenza'. … da progetto di bio-dominio globale, il progetto dei biotech-scientists e delle corporations … rischia di trasformarsi in una global-bio-war combattuta da un nemico infinitamente sfuggente, elusivo, pervasivo … un esercito di organismi geneticamente modificati che, messo a punto in migliaia di laboratori, distribuito in ospedali, farmacie, supermercati e mercati dei sei continenti. sta colonizzando il pianeta.”

In definitiva, gli sviluppi estremi delle tecnologie scientifiche applicate alla guerra devono, oltre che sollevare l’attenzione e la contestazione dell’opinione pubblica, indurre anche a riconsiderare la fiducia sul carattere assolutamente progressivo degli sviluppi scientifici, ed esigere la corretta informazione e il controllo da parte della collettività.


Note:

[1] V. ad esempio Marinella Correggia e Angelo Baracca, Non dimentichiamo che anche le guerre e il complesso militar industriale uccidono il clima, oltre ai popoli!, Pressenza, 27.09.2019.
[2] Schools of Mass Destruction: American Univerities in the U.S. Nuclear Weapons Complex, novembre 2019, si veda la sintesi di Andrea Germanos.
[3] SGR, Irresponsible Science? How the fossil fuel and arms corporations finance professional engineering and science organisations, 06.10.2019.
[4] Per una discussione organica: Baracca, “Attualità di Marx. Che cosa possiamo dire di nuovo sulla Scienza dal punto di vista del materialismo storico?”, Marxismo Oggi, 05.09.2018.
[5] Non è necessario leggere complessi saggi di storia della scienza, raccomando il capolavoro di Bertold Brecht, Vita di Galileo, che non vuole certo avere rigore storico ma rappresenta efficacemente le radici sociali di questa transizione.
[6] In Cina ha dominato, anziché il capitalismo, il sistema del mandarinato: la scienza cinese tradizionale privilegiava il mantenimento dell’equilibrio dei fattori naturali e dell’uomo con essi.
[7] Volontari Protezione Civile Genova. Per informazione, fu il Nobel per la Chimica Fritz Haber che sviluppò la produzione massiccia di aggressivi chimici, convinse lo stato maggiore tedesco a impiegarli, e organizzò l’aggressione del 22 aprile 1915 a Ypres. Successivamente tutti i paesi in guerra svilupparono armi chimiche. Alla fine della guerra in Germania erano impiegati nel settore circa 1.000 chimici: un precedente di 25 anni della “Big Science” per la realizzazione della bomba atomica. Degno di nota che la giovane moglie di Haber, Clara Immerwahr, sua ex-allieva e prima donna laureata in chimica in Germania, dotata di grandi capacità ma anche di un forte senso pacifista, pochi giorni dopo Ypres si suicidò con la pistola di ordinanza del marito.
[8] Antonio Cianciullo, “Dai gas nervini all’attacco dei campi. Un secolo di storia dei pesticidi”,.
[9] Federico Nejerotti, “L'Agente Arancio sta ancora avvelenando il Vietnam”, 27.03.2015.
[10] Non sono mancate le ipotesi che il virus sia uscito, casualmente o intenzionalmente, da laboratori di biowar (ipotesi già avanzate in passato per l’HIV, la SARS ed altri), ma come risulterà dal seguito mi sembra comunque l’aspetto meno interessante rispetto alla congeniale propensione delle tecnologie biogenetiche all’aggressione dell’uomo e dell’ambiente.
[11] Susan Wright, Biological Warfare and Disarmament: New Problems/New Perspectives, Rowman&Littlefield, 2002.
[12] Le considerazioni che seguono e i riferimenti specifici sono tratti da un saggio di cui raccomando vivamente la lettura: Ernesto Burgio, “Bioterrorismo e Impero Biotech: armi biologiche e guerra (infinita) al Pianeta”, Mosaico di Pace, 15 luglio 2010).
[13] Si veda ad esempio la ferma denuncia dei legami tra il bioterrorismo e l’epidemia di SARS: “Bioterrorism and SARS”, Institute of Science in Society, 16 aprile 2003; inoltre, Mae-Wan Ho, Living with the fluid genome, London, UK, Penang, Malaysia, Third World Network, 2003.

08/03/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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