Capitalocene, riarmo e cesarismo regressivo

I diktat dell’Unione europea stanno imponendo una completa liberalizzazione di ogni forma di servizio pubblico, la cui gestione deve essere in modo sempre più imperativo demandata ai privati, nonostante la ormai trentennale privatizzazione imperante abbia costantemente prodotto un drastico peggioramento e dequalificazione dei servizi, a fronte di un altrettanto costante aumento dei loro costi, che cadono sempre più sulle spalle delle classi subalterne.


Capitalocene, riarmo e cesarismo regressivo

Negli ultimi tempi e, in particolare negli ultimi giorni, si è molto parlato nei mezzi di comunicazione di massa del disastro ambientale. Naturalmente ciò è il prodotto dei grandi movimenti di lotta contro la distruzione dell’ambiente in via di sviluppo un po’ in tutto il mondo, che hanno finalmente imposto tale decisivo tema all’attenzione generale. D’altra parte i grandi mezzi di comunicazione – come un po’ tutti i leader mondiali [1] – si guardano bene dal risalire dall’effetto, ormai non più negabile, alla sua reale causa: il modo di produzione capitalistico. Non a caso la devastazione del pianeta ha avuto inizio e si è sviluppata di pari passo con l’affermarsi, sempre più su scala mondiale, di tale modo di produzione.

Peraltro quest’ultimo è anche il principale responsabile delle ormai costanti trenta-trentacinque guerre in atto nel pianeta e dello sviluppo della principale industria di tale modo di produzione, ovvero l’industria delle armi, che costituisce una delle principali cause della devastazione ambientale [2]. Ciò nonostante l’Unione europea – costantemente esaltata da riformisti, socialdemocratici e sedicenti socialisti e comunisti – mira spudoratamente a eliminare l’Iva sulle armi di fabbricazione europea. Così, mente sui beni di prima necessità si paga un’Iva semplicemente ridotta, su quello che è fra i principali responsabili del disastro ambientale si vuole imporre una completa detassazione [3]. Senza che naturalmente nessuno – con al massimo una potenziale eccezione – dei parlamentari europei italiani abbia avuto nulla da eccepire dinanzi alla proposta di Ursula von Der Leyen, il cui governo dovrebbe essere un modello per l’Italia secondo i nostri sedicenti democratici. Non a caso tale brillante idea è stata per la prima volta avanzata dall’allora “ministra della difesa Roberta Pinotti (Pd) (…) in vista degli accordi per imbastire la cosiddetta difesa europea: «La nostra proposta – dichiarava Pinotti – prevede in primis uno stimolo all’industria della difesa, mediante un piano di incentivi fiscali e finanziari rivolto ai progetti europei di cooperazione militare, con esenzione dall’Iva e sostegno della Banca europea degli investimenti»” [4]. Dunque per i nostri “democratici” non era abbastanza neppure la completa detassazione della produzione finalizzata alla guerra.

D’altra parte i diktat dell’Unione europea stanno imponendo una completa liberalizzazione di ogni forma di servizio pubblico, la cui gestione deve essere in modo sempre più imperativo demandato ai privati, nonostante che la ormai trentennale privatizzazione imperante abbia costantemente prodotto un drastico peggioramento e dequalificazione dei servizi, a fronte di un altrettanto costante aumento dei loro costi, che cadono sempre più sulle spalle delle classi subalterne. Anche in questo caso il parlamento italiano – con in prima linea, al solito, i sedicenti democratici – si sta dimostrando più realista del re. Al punto da imporre al Comune che scelga di gestire in proprio un servizio pubblico locale un vero e proprio percorso a ostacoli: “dovrà produrre «una motivazione anticipata e qualificata che dia conto delle ragioni che giustificano il mancato ricorso al mercato» (par. f); dovrà tempestivamente trasmetterla all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (par.g); dovrà prevedere sistemi di monitoraggio dei costi (par. i); dovrà procedere alla revisione periodica delle ragioni per le quali ha scelto l’autoproduzione” [5].

Tornando alla completa distorsione della realtà da parte dei grandi mezzi di comunicazione di massa sulle reali cause del disastro climatico, occorre sottolineare come si cerchi in ogni modo di far crescere i sensi di colpa nei singoli membri delle classi subalterne a livello internazionale, per meglio occultare come anche questo problema – proprio al contrario di quanto sostengono generalmente “verdi” e ambientalisti – abbia le proprie radici nel classismo sempre più spudorato delle società capitaliste, in cui si sviluppa sempre più una drastica polarizzazione sociale. Al punto che le sempre più diffuse e assolutamente controproducenti gite nello spazio organizzate per i super ricchi producono, ognuna di esse, più inquinamento climatico di quanto ne produce un miliardo di uomini poveri [6].

In tal modo le sempre più ristrette classi dominanti nei regimi capitalisti – ormai imperanti a livello internazionale – stanno producendo sempre più danni irreversibili al pianeta terra; altro aspetto decisivo che è costantemente occultato dall’ideologia dominante, espressione del blocco sociale imperante. Si continua a far credere che si stiano prendendo le contromisure per evitare la catastrofe ambientale sempre collocata in un futuro non così prossimo, per nascondere che i danni provocati dal capitalocene sono sempre più irreversibili. “Un sistema complesso, altamente non lineare, presenta delle soglie oltrepassate le quali il sistema evolve in modo assolutamente incontrollabile e imprevedibile”. In particolare “con l’inarrestabile perdita di biodiversità la biosfera diventa sempre meno vitale e reattiva: scienziati autorevoli hanno denunciato il rischio che sia iniziata la sesta estinzione di massa” [7]. 

Nel frattempo l’Europa, il continente più soggiogato dal capitalismo e che più ha puntato sui soli vaccini per arginare la pandemia, è di nuovo divenuto il principale centro propulsivo del covid, nonostante che i paesi imperialisti europei si siano assicurati la maggior parte delle dosi di vaccino prodotte a livello internazionale, lasciando quasi completamente privi i paesi del cosiddetto terzo mondo. Senza contare che proprio in tali paesi si sono sviluppati i più pompati dai media, irrazionali e pericolosi movimenti no vax, che hanno completamente depotenziato, inquinandola, la necessaria opposizione alla misura classista imposta dal governo, ovvero ai green pass che scaricano completamente sui lavoratori la responsabilità e l’onere di garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro, che per legge spetta al padronato.

Non a caso una misura così sfacciatamente classista è stato adottata esclusivamente in Italia, divenuta – dopo lo spostamento su posizioni neoliberiste della maggioranza di quello che era stato il più grande Partito comunista occidentale – uno dei paesi in cui domina in modo più incontrastato il pensiero unico dominante. Di tale triste e inglorioso primato ci offre un'ulteriore testimonianza il surreale dibattito “politico” sul futuro presidente della Repubblica, per il quale concorrono al momento Silvio Berlusconi, Mario Draghi e Giliano Amato. La prima e, soprattutto, la terza opzione vanno perfettamente d’accordo con chi vorrebbe perpetuare il più a lungo possibile il governo Draghi, il governo preferito dal capitale finanziario transnazionale. La seconda opzione, ancora più insidiosa, mira a completare – sfacciatamente –il piano eversivo antidemocratico e anticostituzionale della loggia massonica P2, stravolgendo in senso presidenzialista la Repubblica italiana nata dalla Resistenza, accentrando un potere del tutto preponderante nelle mani del capo dello Stato. Un'opzione cesarista regressiva e bonapartista che finisce per travolgere, nella sua verve reazionaria, la stessa divisione del potere posta a fondamento della concezione liberale e liberista, non a caso sorta in funzione antiassolutista. Peraltro questa svolta fascistoide è stata da anni portata avanti in modo più o meno aperto o subdolo dai mezzi di comunicazione di massa, attraverso una propaganda battente volta a screditare gli indispensabili organi intermedi, decisivi per salvaguardare lo stesso assetto liberal-democratico, a partire dai partiti politici. In tal modo si è plasmata un'opinione pubblica sempre più plebiscitariamente pronta a incoronare un uomo forte, che faccia nuovamente piazza pulita del sistema multipartitico.

 

Note:

[1] Come ha giustamente osservato Leonardo Boff, tra i padri fondatori della Teologia della Liberazione, “i leader mondiali hanno accuratamente evitato di toccare quello che è il vero problema: il capitalismo. Se non cambiamo il modello di produzione e di consumo, non fermeremo mai il riscaldamento globale, arrivando al 2030 con un aumento della temperatura oltre il grado e mezzo. Le conseguenze sono note: molte specie non riusciranno a adattarsi e si estingueranno, si registreranno grandi catastrofi ambientali e milioni di rifugiati climatici, in fuga da terre non più coltivabili, oltrepasseranno i confini degli stati, per disperazione, scatenando conflitti politici. E con il riscaldamento verranno anche altri virus più pericolosi, con la possibile scomparsa di milioni di esseri umani.” Claudia Fanti, Leonardo Boff: “Il problema è il capitalismo” ma i leader evitano di dirlo, in “Il manifesto” del 4.11.2021.

[2] Come ha denunciato, a tal proposito, lo scienziato Angelo Baracca “vi è poi la sistematica omissione dei consumi energetici e delle emissioni dovuti ai sistemi militari e dalle guerre. Il solo Pentagono è il primo consumatore e inquinatore singolo in assoluto in una graduatoria che include gli Stati: supera ad esempio le emissioni della Svezia”. Angelo Baracca, Tra pessimismo eccessivo e illusioni immotivate, in “Il manifesto” del 7.11.2021.

[3] “Pane, latte e pasta sono considerati beni primari a tal punto importanti che lo Stato ne supporta il consumo attraverso un ribasso dell’Iva al 4%. Avviene anche per altri beni di consumo e servizi: farmaci, trasporti, forniture energetiche e idriche per uso domestico su cui il ribasso è fissato al 10%. Vi sono poi «beni di consumo» molto particolari a quanto pare destinati all’esenzione totale dell’Iva: parliamo di armi e sistemi d’arma prodotti e venduti in Europa. Sembra una fake eppure è esattamente quello che ha proposto Ursula von Der Leyen nel recente discorso sullo stato dell’Unione.” Gregorio Piccin, Proposta indecente: armi “beni essenziali” esenti da Iva, in “Il manifesto” del 6.11.2021.

[4] Ibidem.

[5] Marco Bersani, Draghi all’assalto dei servizi pubblici locali, in “Il manifesto” del 6.11.2021.

[6] “«Un singolo volo spaziale, come quelli organizzati dalle agenzie private per i super-ricchi, è responsabile di più emissioni di quante prodotte dal miliardo di persone più povere del pianeta in un anno». Nafkote Dabi, responsabile delle politiche climatiche di Oxfam, ha commentato così i dati diffusi ieri dal rapporto «Carbon inequality in 2030», diffuso dall’organizzazione non governativa per aprire un altro tema nell’agenda della COP26 di Glasgow, quello della disuguaglianza climatica.” Luca Martinelli, Un solo viaggio spaziale inquina più di un miliardo di poveri, in “Il manifesto” del 6.11.2021.

[7] Angelo Baracca, Tra pessimismo…, op. cit.

13/11/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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