Che un soffio di grecale possa spirare anche qui

Il 5 Luglio scorso si è svolta l’assemblea nazionale annuale della Coalizione per lo sciopero sociale. Tanti i soggetti politici e sociali coinvolti, compresa la FIOM e il sindacalismo di base. Tutti gli attori presenti stanno lavorando a uno spazio pubblico di discussione capace di innescare un conflitto che possa coinvolgere tutti i settori sociali colpiti dalle politiche di austerity


Che un soffio di grecale possa spirare anche qui

Il 5 Luglio scorso si è svolta l’assemblea nazionale annuale della Coalizione per lo sciopero sociale. Tanti i soggetti politici e sociali coinvolti, compresa la FIOM e il sindacalismo di base. Tutti gli attori presenti stanno lavorando a uno spazio pubblico di discussione capace di innescare un conflitto che possa coinvolgere tutti i settori sociali colpiti dalle politiche di austerity

di Riccardo De Angelis

Il Consiglio è il più idoneo organo di educazione reciproca e di sviluppo del nuovo spirito sociale che il proletariato sia riuscito a esprimere dall'esperienza viva e feconda della comunità di lavoro. La solidarietà operaia che nel sindacato si sviluppava nella lotta contro il capitalismo, nella sofferenza e nel sacrificio, nel Consiglio è positiva, è permanente, è incarnata anche nel più trascurabile dei momenti della produzione industriale, è contenuta nella coscienza gioiosa di essere un tutto organico, un sistema omogeneo e compatto che lavorando utilmente, che producendo disinteressatamente la ricchezza sociale, afferma la sua sovranità, attua il suo potere e la sua libertà creatrice della storia

Sindacati e Consigli A.G. 1919

Un anno dopo da quel luglio piovoso del 2014, dove si cominciarono a gettare i presupposti per uno STRIKE MEETING, in un 5 luglio afoso si è svolta l’ultima assemblea di quest’anno politico della COALIZIONE PER LO SCIOPERO SOCIALE.

Sciopero sociale che ha visto diverse tappe, avanzamenti, stalli e arretramenti ma il bilancio si fa su una traiettoria e non sugli episodi. Così lo scorso luglio eravamo convinti dello spazio che c’era da occupare, della necessità di uno spazio di discussione da creare per rilanciare una prospettiva di conflitto in questo paese, che non fosse confinata negli striminziti recinti autoreferenziali e troppo spesso autocelebrativi. In questo luglio, nonostante tutto, possiamo dire che questo spazio si è creato e si è anche allargato: magari in termini numerici non si ha l’evidenza ma in termini egemonicamente gramsciani ha preso posto pienamente nel dibattito. Pensiamo a come la FIOM abbia non solo interagito e dialogato con la coalizione fino a mutuarne la denominazione - vedi l’iniziativa lanciata da Landini in questa primavera - ma stia anche partecipando alla discussione come intera struttura e non solo nella sua componente sindacale di minoranza in Cgil, che fin da subito ha promosso la coalizione. La FIOM ha, inoltre, riconosciuto negli stessi interventi la necessità di un’alleanza tra soggetti sociali, politici e sindacali come propulsore di una più ampia alleanza tra settori sociali perché l’insufficienza sindacale è manifesta.

Viceversa, il sindacalismo di base, sempre combattivo e conflittuale fino alla litigiosità costante, ha trovato una camera di compensazione in questo spazio. Tanto da convenire nello scorso autunno sullo sciopero generale che ha visto dopo tanto tempo, seppure ancora limitato nella capacità di diffondersi nella società civile italiana, embrioni di blocchi diffusi di produzione e circolazione, necessità ineludibili per una reale conflittualità. Molti, ricordiamolo, avevano addirittura escluso tale convergenza.

Inoltre, non ultima, c’è stata, da parte di tutti gli altri soggetti politici, sociali e coordinamenti dei lavoratori, la produzione di una discussione pragmatica e connessa strettamente alla realtà complicata che viviamo nei posti di lavoro, nei territori, fino a costruire una pratica che viene chiamata per declinazione “Sindacalismo Sociale” tramite le Camere del Lavoro Autonome, l’intervento unitario dei laboratori territoriali in alcune vertenze come vediamo a Roma con i lavoratori autonomi/P.Iva, la questione dei lavoratori dell’accoglienza impattati dallo Tsunami di Mafia Capitale, i riallacci delle forniture d’acqua, o a Milano con il NO EXPO, a Venezia con i dipendenti comunali per non dire il terreno fertile creato sull’unità nel rispetto delle varie sensibilità nella lotta della Scuola.

Questi i presupposti di un bilancio che ha però guardato avanti nella discussione di ieri, mirando e ambendo a non accontentarsi di briciole di conflitto che comunque non ha ancora ottenuto granché di rilevante sia per una condizione oggettiva, ma anche per la indiscutibile insufficienza soggettiva di una coalizione che ha bisogno di radicarsi e di attrarre su obiettivi comuni come il rifiuto dell’Austerity tanto echeggiato dalla Grecia in queste ore.

Ecco allora che anche l’assemblea nazionale di ieri non è stata mai banale. Ribadendo che quello su cui si sta lavorando è uno spazio pubblico di discussione, un dispositivo che inneschi il conflitto necessario, un processo in cui coinvolgere tutti i settori sociali colpiti dalle politiche di Austerity, non un nuovo soggetto politico più o meno accattivante delle varie opzioni “unitarie” che si vanno replicando per una conclamata impotenza elettorale.

Le difficoltà portate all’ordine del giorno non sono mancate, proprio perché è stata una discussione vera e composita sui temi dell’Europa, le ripercussioni dovute alle scelte greche, gli appuntamenti autunnali, quelli già lanciati come la giornata contro la Povertà, le mobilitazioni internazionali di Blockupy a cui questa coalizione ha già partecipato con proprie delegazioni, fino alla riproposizione di una data per un nuovo sciopero generale sociale contro le politiche del Governo Renzi miscela di miseria garantita tra Jobs Act, tagli e accondiscendenza alle richieste della BCE.

Il dibattito ha posto questi punti sottolineando che un processo come questo va costruito scendendo nel sociale, lavorando nei territori certo, ma al tempo stesso va misurato in alcuni momenti di precipitazione come lo sciopero sociale del 14 novembre scorso. La scommessa di un sindacalismo diffuso fuori e insieme alle organizzazioni sindacali classicamente intese attraverso un programma comune è lanciata e condivisa. Alla piattaforma, che si è evoluta in questi mesi, è stato aggiunto il tema del debito: spada di Damocle posta sopra ogni rivendicazione, alla luce degli eventi greci ma anche come paletto da scardinare per allargare consenso rispetto ad obiettivi praticabili da conquistare.

Discussione certamente ambiziosa quella dell’Assemblea estiva della Coalizione dello Sciopero Sociale, perché tale vuole essere. Per questo ci si è lasciati con la promessa di cominciare fin da queste settimane a lavorare per far vivere nei territori alcune scadenze generali come quelle su citate ed evitare che calino all’improvviso, proclamando appunto l’apertura del Cantiere che permetta il contributo di tutti alle mobilitazioni di metà ottobre indicate dalla coalizione internazionale di Blockupy che si sovrapporranno probabilmente alla giornata di Povertà lanciata da Libera e alle ancor più probabili mobilitazione della scuola contro la riforma in approvazione. In ogni caso tappe che potrebbero tornare utili per rilanciare le rivendicazioni su Salario/Reddito, solidarietà sociale, un nuovo riconquistato Welfare, respingendo i piani di tagli e privatizzazioni, veri snodi a cui si riconducono le essenze di ogni vertenza piccola o generale che sia.

L’appuntamento decisionale sarà a Settembre con una nuova assemblea nazionale dove tutti i soggetti potranno definire proposte e scegliere insieme il percorso comune. Che un po’ di Grecale soffi anche qui.

12/07/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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