GAE, DM, TFA, PAS, SFP. Gli acronimi del precario perfetto

Graduatorie A Esaurimento, Diploma Magistrale, Tirocini Formativi Attivi, Percorsi Abilitazione Speciali, Scienze della Formazione Primaria: sono le abilitazioni che nel piano della “Buona Scuola” renziana scompaiono e non valgono per le assunzioni promesse, ma vengono ignorate completamente.


GAE, DM, TFA, PAS, SFP. Gli acronimi del precario perfetto Credits: @zak_says

Graduatorie A Esaurimento, Diploma Magistrale, Tirocini Formativi Attivi, Percorsi Abilitazione Speciali, Scienze della Formazione Primaria: sono le abilitazioni che nel piano della “Buona Scuola” renziana scompaiono e non valgono per le assunzioni promesse, ma vengono ignorate completamente.

Sono i titoli di buona parte dei centotrentamila precari iscritti nella cosiddetta seconda fascia, di cui circa centoventunomila sono costituiti dai nuovi abilitati dei DM, TFA, PAS, SFP, voluti dal Ministro Profumo, i quali anziché essere stabilizzati dopo aver raggiunto il titolo, anche spendendo somme personali ingenti per iscriversi ai corsi di abilitazione, verranno scaricati dal “rottamatore furioso” Renzi.
Il numero di questi abilitati “scartati” dal documento della “pessima scuola” renziana rappresenteranno un “esercito intellettuale di riserva” da inserire in un’unica fascia di Graduatorie di Istituto, riservata a quegli abilitati «che potrebbero essere chiamati nei (pochi) casi in cui [...] non si riuscisse [...] a coprire tutte le supplenze con il corpo docente di ruolo». [La Buona Scuola, p. 25]
Buona parte di questi precari non è rientrata nelle GAE semplicemente perché i termini di iscrizione sono stati chiusi poche settimane prima che si diplomassero: un contingente/riserva che sarà comunque necessario per sostenere il fabbisogno delle scuole non coperto dall'organico funzionale dei 148mila assunti dalle GAE.

Vi sono poi i precari di terza fascia (i non abilitati), di cui 93mila con punteggi sotto il mese di insegnamento, ma che raggiungono i 100.500 se consideriamo quelli che hanno lavorato almeno un anno complessivamente. Questi sono considerati dei veri e propri “scarti”, non degni per Renzi nemmeno di essere considerati “precari della scuola” « se non vogliamo correre il rischio paradossale per cui chiunque abbia mai svolto anche solo una settimana o un giorno di supplenza è un precario della scuola»[p. 25].
Considerando che i precari della terza fascia sono circa 154.500, ne restano solo 54mila “degni”, ma in una condizione di ultraprecarietà che li rende i “paria” delle supplenze.
Insomma, se anche il 148mila delle GAE verranno tutti quanti stabilizzati a settembre 2015 (cosa che ci auguriamo, anche se il prezzo da pagare è la sottomissione ai diktat manageriale dei Super Dirigenti Scolastici), resta circa il doppio di precari che non avranno alcuna speranza di supplenze dignitose e potranno sperare solamente in futuri concorsi che, si annuncia nel documento, saranno banditi a partire dal 2016. Per molti sarà l’ennesima beffa, in quanto come abbiamo visto sono già abilitati con i percorsi TFA, PAS etc.; per gli altri si apre un terno al lotto, in quanto i posti individuati saranno circa 40mila.
In questo modo, su 300mila precari tra seconda e terza fascia solo un settimo verrà stabilizzato nel 2018/19, mentre le scuole andranno a fondo per i tagli alle supplenze del personale docente (tra i 350 e 400 milioni di euro) e quelli al personale ATA -Amministrativo, Tecnico, Ausiliario- (50,7 milioni) e l’eliminazione di 2020 posti, tagli previsti dalla Legge di Stabilità 2015.

Le modalità di reclutamento fondate sullo strapotere dei Dirigenti Scolastici, di cui la questione del precariato è corollario, è il segno della natura classista e liberista dell’idea di società che Renzi propone: la propaganda sulla scuola è un cavallo di Troia per un attacco organico a principi costituzionali quali il diritto allo studio e alla formazione.

 

22/11/2014 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Giovanni Bruno

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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