La favola del Marx superato

Sin dagli anni ‘70 si consumano tra diversi economisti le più bizzarre dispute tese a contrapporre alla teoria del valore di Marx argomentazioni di un “marxismo senza Marx”.


La favola del Marx superato

Sin dagli anni ‘70 si consumano tra diversi economisti le più bizzarre dispute tese a contrapporre alla teoria del valore di Marx e, in generale, alle sue intuizioni-chiave nell’analisi del capitale, altre tendenze, critiche ed argomentazioni di autori, Sraffa su tutti, i quali pretendono di farsi portavoce di un “marxismo senza Marx”. Recensione del libro “Pierino e il Lupo” di Gianfranco Pala.

di Domenico Laise

Pierino e il Lupo [1] è un libro di teoria economica, scritto nello stile di una "Favola Economica", che ha per oggetto "una critica a Sraffa dopo Marx".

Per inquadrare ed apprezzare il contenuto della "Favola", occorre considerare che essa è stata scritta, come osserva l'autore, trentaquattro anni fa, quando, specie in Italia, era vivo il dibattito sul tentato "scippo" del marxismo da parte della tendenza sraffiana.

Il volume raccoglie sistematicamente tutte le considerazioni che Gianfranco Pala è andato elaborando per anni sui temi sollevati da tale dibattito.

Siccome è passato da allora molto tempo, per dare al potenziale lettore la possibilità di stimare il "valore attuale della Favola", può essere di qualche utilità richiamare i termini essenziali di quella disputa.

A seguito della pubblicazione del libro di Piero Sraffa Produzione di merci a mezzo di merci, alcuni autori, specie in Italia, hanno sostenuto che l'opera di Sraffa potesse essere intesa come un approfondimento, un rafforzamento e un miglioramento di quella di Marx. In quegli anni (i "favolosi" anni settanta e ottanta del secolo scorso) si è aperta una specie di "gara intellettuale" per andare "oltre Marx attraverso Marx", ossia una sorta di disputa bizantina per individuare un sentiero che portasse al "marxismo senza Marx".

In quegli anni "favolosi", il tentativo di distinguere nettamente Marx da Sraffa fu minoritario e emarginato. Nell'accademia italiana, ogni iniziativa rivolta a denunciare lo "scippo" del marxismo da parte dei seguaci di Sraffa significava scontrarsi con il potente mainstream sraffiano di allora.

La Favola di Pierino e il Lupo, dove Pierino è Piero Sraffa e il Lupo è Karl Marx, si colloca all'interno di quella minoranza di autori che tentarono di denunciare tale scippo.

Nella "Favola" si narra che il pensiero di Marx si regge su due pilastri fondamentali:

a) la centralità del lavoro umano nella produzione;

b) la riduzione a merce della forza lavoro nel capitalismo.

Il primo pilastro afferma che il lavoro umano è l'unico elemento attivo nella produzione dei valori d'uso e, perciò, è l'unico elemento valorizzante o creatore di valore economico.

Chi conosce Marx, sa che questo primo pilastro è la Teoria del Valore, che afferma che l'attività lavorativa è esclusivamente un'attività socio-antropologica. Contrariamente all'opinione di James Mill, McCulloch e Pareto, le macchine e gli agenti naturali non erogano lavoro in senso economico, ma "assistono" l'uomo nella produzione dei valori d'uso. Il vento e la locomotiva non lavorano. Sono, semplicemente, "protesi" del lavoro umano, ossia sono gli elementi passivi usati dal lavoro umano, che è l'unico elemento attivo del processo di produzione.

Il secondo pilastro su cui si regge la teoria di Marx afferma che il lavoro umano, nel capitalismo, è ridotto a merce e, come tale, è pagato in base ad un salario materiale dato (costo di riproduzione della forza lavoro-merce). Ciò che il lavoratore riceve non è perciò una sua partecipazione alla spartizione del surplus sociale. Il capitalismo non è una Economia della Partecipazione, nella quale i capitalisti e i lavoratori si spartiscono post festum la "torta" del surplus economico. Nel capitalismo non c'è niente da spartire poiché tutto il plusprodotto appartiene al capitalista. Il salario non può, perciò, essere una grandezza variabile fino ad assorbire l'intera torta. In altri termini, nel capitalismo non ci può essere nessuna relazione tra il salario percepito dal lavoratore e il suo rendimento. Se si pagasse il rendimento del lavoratore non ci sarebbe il profitto e, di conseguenza, il capitalismo. Il cottimo (antico o moderno) mette bene in evidenza l'illusione di chi pensa che il lavoratore, pagato "a rendimento", possa arricchirsi e uscire dalla miseria (sussistenza) lavorando di più.

Entrambi i postulati sono necessari per affermare che il profitto implica erogazione coattadi pluslavoro umano non pagato. Il plusprodotto è, difatti, la materia in cui è contenuto il pluslavoro umano e in cui risiede il plusvalore.

Se si rimuovesse il primo postulato, l'origine del sovrappiù resterebbe indeterminata. Come nei Saggi Economici di V. K. Dmitriev − un economista russo che può essere considerato un neo-ricardiano ante litteram − il sovrappiù e il profitto potrebbero derivare dal lavoro delle macchine (robot) e non ci sarebbe più nessun legame particolare tra profitto e lavoro umano. Nella "Favola" Dmitriev − per questa sua "originale" interpretazione di Ricardo − è indicato come un'astuta "Lince Russa". In una economia robotica ci sarebbe sovrappiù e profitto, ma non ci sarebbe più nessun legame tra il profitto e lo sfruttamento del lavoro umano. L'idea dell'economia robotica è il cavallo di battaglia di M. Tugan-Baranowsky − un secondo economista russo − utilizzato per argomentare che non c'è nessuna relazione necessaria tra profitto e lavoro umano sfruttato. A questo proposito, V. I. Bortkiewicz − un terzo eminente economista e statistico russo, che nella "Favola" compare tra i "gattini e i felini"− ricorda che M. Tugan-Baranowsky era uno dei pochi economisti che conosceva molto bene il contenuto dei Saggi Economici di Dmitriev, tradotti dal russo in francese solo nel 1968, in italiano nel 1972 e in inglese nel 1974.

Se si rimuovesse il secondo postulato e si ammettesse la completa variabilità del salario, il profitto deriverebbe da un puro fenomeno di distribuzione del reddito e non avrebbe nessun collegamento necessario con l'uso coatto della forza lavoro nel processo produttivo.

Ora, Sraffa abbandona entrambi i pilastri su cui si regge la teoria economica di Marx e, perciò, la sua opera non può essere considerata come un "rafforzamento" della teoria di Marx. Si può "rafforzare" qualcosa che rimane, ma non ciò che viene annichilito. E' come se si dicesse che l'idea di economia robotica di Dmitriev rafforza Ricardo, quando tutti sanno che Ricardo afferma, perentoriamente, che “le macchine non possono funzionare senza l’ausilio degli uomini, né possono essere costruite senza il contributo del loro lavoro”.

Per concludere, occorre osservare che la disputa affrontata nella "Favola" è stata raccontata molti anni fa, ma ha ancora una sua presa e una sua notevole attualità.

Ancora oggi sono molti gli autori , anche nei partiti politici della "sinistra", che ritengono che la teoria economica di Marx e la sua Teoria del Valore siano superate (strumenti analitici obsoleti).

Gli argomenti utilizzati oggi per affossare Marx sono gli stessi che sono stati avanzati all'inizio del secolo dai "neoricardiani" di allora, tra i quali spicca, come già detto, Dmitriev.

Non è forse vero che oggi molti autorevoli studiosi (Rifkin, Sylos Labini, ad esempio) sostengono la "Fine del Lavoro Umano" (The End of Work) e l'avvento della economia robotica? Non è forse vero che molti sostengono con Von Neumann − che nella "Favola" è inserito tra i "felini"− che siamo prossimi alla "Fabbrica Automatica"(Self- Reproducing Factory)? Si noti che la "Produzione di merci a mezzo di merci", già dai tempi di James Mill e A. Ure, può essere intesa proprio come la "Self- Reproducing Factory". E' James Mill che introduce l'idea che "gli agenti della produzione sono le merci stesse".

Non è forse vero, inoltre, che oggi molti autori sostengono le tesi del salario di produttività della economia della partecipazione (cottimo neo-corporativo)?

Il fatto è che l'antidoto a queste diverse formule utopiche e apologetiche è, ancora, la teoria economica di Marx. Come narra la Favola di Pierino e il Lupo, allo stato delle cose, non c'è uno strumento migliore della Teoria di Marx per riaffermare il primato della scienza sull' utopia e sull'apologetica.

Note

1. Gianfranco Pala, Pierino e il Lupo, Milano, Franco Angeli 2015, pp. 167, € 23,00.

10/10/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Domenico Laise

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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