La voce dei lavoratori ai tempi del Covid-19

Testimonianze dirette di lavoratori ai tempi del Covid-19. La sicurezza sul lavoro è un optional. Mancano i Dpi e gli accorgimenti organizzativi dipendono dalla discrezionalità dei dirigenti.


La voce dei lavoratori ai tempi del Covid-19 Credits: https://media.defense.gov/2020/Mar/11/2002263180/600/400/0/200311-Z-FC129-009.JPG

In tempi di Coronavirus lavorare è ancora più arduo, si rischia non solo la salute ma la vita. Parliamo del comparto sanità. Centinaia tra infermieri, medici e Oss infettati e in quarantena; non mancano casi di lavoratori e lavoratrici richiamati senza prima avere effettuato il tampone per valutarne le condizioni di salute e l'eventuale contagio.

Siamo in una situazione di emergenza, risultato anche dei tagli alla sanità, con migliaia di posti letto distrutti in nome del contenimento della spesa e dei patti di stabilità. In molti casi il rispetto delle regole UE è servito come alibi per privatizzare servizi o destinare al privato fondi sottratti alla sanità pubblica. Ormai è acclarato come sanità e previdenza integrativa abbiano giocato un ruolo dirimente nell'indebolimento della sanità pubblica e del welfare state. Passata l'emergenza sarà il caso di chiedere conto a sindacati e politica del loro operato.

E conto dovremmo chiederlo a quanti in questi giorni si sono adattati al primato del mercato e della produzione, anche a discapito della salute pubblica. Molti contagi sono avvenuti nei luoghi di lavoro non sanificati, tenuti aperti per le pressioni padronali.

Abbiamo intervistato alcuni lavoratori del comparto pubblico e di quello privato sulle condizioni di lavoro in cui stanno operando in questi tragici momenti. Abbiamo occultato i cognomi e i luoghi di lavoro a loro tutela, giusto per scongiurare eventuali procedimenti disciplinari e provvedimenti repressivi, soprattutto dopo il licenziamento di due addette pulizie (poi reintegrate) che avevano denunciato l'assenza di Dpi (dispositivi di prevenzione) in un ospedale toscano.

Antonio 44 anni, opera in una Residenza per anziani in Toscana.
Chiediamo da settimane le mascherine. Ci hanno consegnato, in numero esiguo, quelle inadeguate a prevenire il contagio. Non sono a norma ma ci dicono essere le sole reperibili sul mercato. Siamo alle prese con doppi turni, rientri forzati. I requisiti di sicurezza lasciano a desiderare. In una struttura si sono già registrati due casi di Covid-19. Abbiamo chiesto la sanificazione di tutti i locali di lavoro, degli spogliatoi e della mensa. Ci è stato risposto che hanno intensificato le pulizie ma noi chiediamo ben altro ossia la sanificazione che ha dei costi diversi ma si rende indispensabile.

Maria, 38 anni, infermiera.
Da noi mancano infermieri e medici, i concorsi arriveranno con grande ritardo, l'azienda ospedaliera e la Regione Toscana hanno fatto ricorso agli interinali; eppure sarebbe stato sufficiente agire già in autunno quando sono arrivate le prime informazioni dall'Asia sul Coronavirus. Ogni giorno vado al lavoro pensando che potrebbe essere l'ultimo. Siamo in trincea; pochi Dpi e spesso inadeguati. Negli ultimi anni hanno tagliato su assunzioni, pulizie, sanificazioni; sono stati chiusi reparti moderni ed efficienti solo per ridurre le spese. Siamo le vittime sacrificali della spending review e di una visione folle. Solo ora si capisce che tagliare sulla sanità significa mettere a rischio la nostra salute e quella dei cittadini. Se questo contagio sarà vinto, e noi ogni giorno lavoriamo per questo, qualcuno dovrà pagare, a cominciare da chi ha votato tagli e riduzioni di spesa. Ora il contagio sul lavoro è equiparato a infortunio sul lavoro. Vi rendete conto ci hanno impiegato settimane e nel frattempo qualcuno di noi è già morto!

Antonio 53 anni Vigile Urbano.
Da giorni siamo impegnati nei controlli stradali, con grave ritardo sono arrivate le mascherine e non quelle previste. Gli Rls del sindacato di base hanno preteso la sanificazione dei mezzi e dei locali: se non si fossero messi in mezzo non avrebbero fatto neppure quello o si sarebbero mossi con gravi ritardi. Alcuni colleghi sono in quarantena per essere stati a contatto con persone senza fissa dimora risultati positivi al Covid-19. Sto pensando a chi una casa non la possiede, e bisognerebbe intensificare le misure di prevenzione per queste fasce sociali più deboli; una posizione difficile da sostenere nella Polizia Locale dopo anni di politiche securitarie. Le mascherine stanno finendo. Tra di noi c'è poca rotazione di personale: siamo sempre gli stessi ad operare per strada e molti di noi sono vicini alla pensione, stremati e impanicati. Saremo costretti a rivolgerci alla Asl per avere le mascherine?

Giulia, 31 anni, operatrice sociale.
Con la scusa di ripensare i progetti sociali la Giunta ha cancellato posti di lavoro. Molti di noi, essendo stati chiusi servizi, ludoteche e interventi sociali, sono a casa a zero ore. Aspettiamo gli ammortizzatori sociali ma il timore nostro è che con la scusa dell'emergenza tanti progetti non saranno più ripristinati. Una scelta del genere sarebbe agli occhi della pubblica opinione giustificabile con la scusa che i soldi li stanno impegnando per prevenire il contagio. Ma se oggi tagliamo sul sociale, a fronte delle emergenze future, non finirà come con la sanità che a forza di tagli e privatizzazione oggi è al collasso?

Michele 64 anni, amministrativo in Comune.
Non vogliono concedermi lo smart-working, ho avuto un infarto, se non ci fosse stata la Fornero sarei oggi in pensione invece mi toccano altri due anni di lavoro. Ma devo morire per lavorare? Ho chiesto il lavoro a casa ma la dirigente lo ha negato senza fornire spiegazione alcuna. In teoria i decreti ministeriali incentivano lo smart ma poi si scarica sui dirigenti la scelta di decidere a chi concederlo e a chi no, una vera assurdità. Il Sindacato di base ha chiesto di cambiare modalità di organizzazione dei servizi e di gestione del lavoro; sarebbe logico che lo chiedessero tutti i sindacati. Se in Europa si lavora in smart, aumentando anche la produttività, perché in Italia è impossibile? È la debacle della Pubblica amministrazione e la fotografia della inefficienza di tanti dirigenti, ma anche il risultato di normative confuse. Si specula sulla nostra salute. I dirigenti per non incorrere nel danno erariale, che poi stando agli ultimi decreti è solo una paura immotivata, se ne lavano le mani e ti mettono in ferie arbitrariamente rifiutando lo smart. Ti fanno consumare le ferie del 2020, invece di dare priorità ai permessi contrattuali e agli eventuali residui del 2019 (a tal riguardo il Sindacato generale di base di Pisa ha inviato una diffida).

Paolo, 49 anni,operaio metalmeccanico.
Nella mia fabbrica due positivi al Coronavirus, scioperiamo da giorni per non lavorare rischiando la nostra salute e sicurezza. Non è possibile stare in catena distanziandoci di almeno un metro. La sanificazione è avvenuta in modo approssimativo; vogliono farci lavorare a tutti i costi quando in questi periodi dell'anno per anni ci avano messo in cassa integrazione solo per qualche oscillazione negativa dei titoli di borsa o per lievi contrazioni della domanda. Degli operai, della loro salute e sicurezza non importa niente a nessuno. Un apprendista di 20 anni è rimasto ieri schiacciato dal muletto, è andata bene con la frattura di un piede e 30 giorni di prognosi, si continua a morire nei luoghi di lavoro nonostante la forte riduzione delle ore lavorate.

Maria, 50 anni, cassiera di un ipermercato.
Mio marito lavora nella logistica. Solo da pochi giorni ha avuto la mascherina e i guanti. Gli hanno chiesto di prolungare il turno per le consegne a domicilio. Io ho paura, alla cassa: a pochi centimetri passano ogni giorno decine di persone; molti anziani, con i quali non puoi essere scortese e quindi non ti limiti a battere lo scontrino; imbusti con loro la spesa. Non fanno abbastanza per tutelare la nostra sicurezza. Le famose sanificazioni? Le effettuano lavoratrici a part time con salari da fame e pochi strumenti a tutela della loro salute, e della la nostra.

21/03/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Federico Giusti

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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