Tempi moderni senza pausa pranzo nell'industria 4.0

Come nel film di Charlie Chaplin la pausa pranzo è vietata in Fincantieri. E i lavoratori scioperano.


Tempi moderni senza pausa pranzo nell'industria 4.0 Credits: Tempi moderni di Charlie Chaplin, 1936

La critica più feroce di tutti i tempi al sistema taylor-fordista passò dagli schermi di Hollywood, quando, nel 1936, Charlie Chaplin interpretò e diresse Tempi moderni. Chaplin sfidò il mondo intero con quel film, mettendo in ridicolo un sistema di organizzazione del lavoro umanamente insostenibile. Lo fece con un film delicato e poetico, di cui scrisse anche le musiche e che si ostinò a volere muto, nonostante l'industria cinematografica fosse ormai da tempo approdata al sonoro. Charlot che impazzisce alla catena di montaggio racconta la grande fabbrica novecentesca meglio di qualunque altro trattato di politica e di sociologia scritti dopo. Nei primi quindici minuti del film, l'operaio di Tempi moderni è buffo e drammatico al tempo stesso. Ridiamo e piangiamo con lui nel vederlo sopraffatto dai ritmi, allucinato dalla ripetitività del lavoro, videosorvegliato dal padrone, risucchiato dagli ingranaggi.

Una delle scene più drammatiche è quella della pausa pranzo, quando il protagonista viene usato da cavia per sperimentare una macchina infernale da alimentazione, che dovrebbe permettere all'operaio di mangiare senza interrompere il ritmo della catena. Charlot viene più o meno torturato dal robot che pretende di imboccarlo. Ma la macchina non funziona. L'ingegnere e il padrone sono costretti a desistere. Il tempo per mangiare non si può tagliare.

Fin qui siamo più o meno alla archeologia industriale, quella della grande fabbrica di automobili degli Stati Uniti negli anni 30 e dell'organizzazione scientifica del lavoro. Ora, per fortuna, siamo ai tempi dell'industria 4.0, quella di cui tutte le associazioni padronali parlano e che su wikipedia viene definita come “una tendenza dell’automazione industriale che integra le tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti”. Oltre il velo della propaganda, però, la realtà è tutt'altra. L'innovazione tecnologica e le connessioni informatiche sono una realtà innegabile, certo. Ma il capitalismo – in particolare quello made in Italy – non ha perso le vecchie abitudini: aumentare i margini di profitto, aumentando lo sfruttamento della manodopera. Altro che industria 4.0!

Così succede che in uno dei più grandi gruppi industriali italiani, con un fatturato da capogiro, la direzione aziendale torni a pretendere di cancellare quella che considera una inutile perdita di tempo: la pausa mensa. Accade in Fincantieri, dove si costruiscono le navi da crociera per il mercato nautico del lusso.

A mandare in fumo il diritto alla mezz'ora pagata per la pausa mensa dei turnisti è un accordo a perdere, firmato da FIM FIOM e UILM a luglio dello scorso anno, contro il quale, non a caso, si era schierato circa il 40% degli operai dei cantieri. L'accordo integrativo consente all'azienda di spostare unilateralmente la pausa pranzo a fine turno e, a quel punto, monetizzarla su richiesta dei lavoratori. La richiesta dello spostamento della pausa mensa cancella un diritto acquisito con le lotte e ignora la più elementare necessità di interrompere il lavoro per recuperare le forze, con effetti che possono essere drammatici sulle condizioni psico-fisiche e di sicurezza dei lavoratori. Questo meccanismo è già utilizzato da molti stabilimenti FCA ed è operativo in alcuni cantieri navali di Fincatieri. A Palermo, l'azienda ci provò già cinque anni fa, ma lo sciopero degli operai fece cambiare idea ai vertici aziendali. Ora ci riprova, nonostante gli utili miliardari. Ma i lavoratori dell'officina OSA A a cui è stato imposto, si stanno giustamente opponendo. Nonostante l'accordo sindacale sia stato firmato da tutte e tre le sigle, hanno l'appoggio della Rsu FIOM di fabbrica, che da martedì ha dichiarato a oltranza lo sciopero della mezz'ora per la mensa. Coerentemente, i delegati FIOM di Palermo avevano già duramente contestato l'accordo nel 2016, schierandosi per il No nel referendum di luglio.

I lavoratori si rifiutano di essere trattatati come robot e rivendicano il loro diritto e la loro dignità. D'altra parte, la direzione mostra di non avere alcun interesse a investire sul ciclo produttivo, sulla tecnologia, sull'organizzazione del lavoro. Molto più semplice e conveniente tagliare i 30 minuti della mensa. Tanto che nemmeno la proposta dei delegati di concedere almeno una pausa di 15 minuti per un pasto veloce e poi altri 5 per un caffè è stata presa in considerazione. L'azienda non vuole concedere nemmeno un minuto. Tagliare tagliare tagliare.

Wikipedia dovrebbe aggiornare la definizione di industria 4.0: “una tendenza dell’automazione industriale che fa uso propagandistico delle tecnologie produttive per continuare a fare profitto, aumentando ritmi e orari di lavoro, a totale discapito delle condizioni di lavoro”.

Charlie Chaplin era un visionario. Poetico, romantico e comunista. Aveva capito tutto del capitalismo e dell'industria americana del suo tempo, tanto che pagò con l'esilio in Svizzera. Tempi moderni è un film senza tempo. Il capitalismo non è cambiato poi tanto e l'omino tormentato dalla macchina per mangiare è ancora terribilmente attuale.

04/03/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Tempi moderni di Charlie Chaplin, 1936

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L'Autore

Eliana Como

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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