Economia e Lavoro

Nel G7 dei giorni scorsi gli Stati Uniti hanno premuto per boicottare sul piano economico e contrastare sul piano militare Russia e Cina. Sul primo tavolo, l’economico, hanno poche carte da giocare, per questo è serio il rischio che giochino sul secondo.

Come è possibile una salvaguardia effettiva quando a ogni cambio di appalto si rischia il posto di lavoro? Le normative esistono ma quasi sempre solo sulla carta. La realtà dimostra che l’anello debole della catena produttiva è sempre più a rischio.

C’è poco da esultare davanti agli ultimi provvedimenti intrapresi dal Governo in materia di appalti e licenziamenti. I soli ad esultare sono i padroni e i poteri forti sostenitori dell’Esecutivo. Il voltafaccia, l’ennesimo, della Cgil a fronte della necessità di una forte mobilitazione.

La flessibilità, all’interno del modo di produzione capitalistico, è stata funzionale alla diffusione del lavoro precario, favorendo la disarticolazione progressiva dei vincoli legali che regolano le condizioni di lavoro e i licenziamenti.

Nei 40 anni di egemonia neoliberista si sono acuite le diseguaglianze economiche e sociali che sono diventate un problema anche per la tenuta del capitale. Non a caso si parla genericamente di diseguaglianze quasi per attenuarne la natura economica e sociale dimenticando invece la povertà.

I paesi imperialisti pur di non investire in prevenzione, medicina territoriale, trasporti, sanità pubblica etc. hanno preferito finanziare quasi esclusivamente l’elaborazione di vaccini, che peraltro sembrano avere una durata drasticamente limitata nel tempo.

Il governo Draghi in piena pandemia decide di abolire l'obbligo di mettere la metà del personale della pubblica amministrazione in lavoro agile. Sullo sfondo c'è la necessità di gestire i 235, 6 miliardi di euro del Recovery Plan.

Il crollo dell’Unione Sovietica e la conseguente affermazione del neoliberismo quale pensiero unico dominante ha provocato una vera e propria strage non solo fra i lavoratori dei paesi dell’Europa orientale, ma anche fra gli stessi proletari dei paesi a capitalismo avanzato, a partire dagli Stati Uniti.

La forza-lavoro precaria ha un’occupazione irregolare e, dunque, da una parte è una componente dell’esercito industriale attivo, dall’altra è una componente dell’esercito industriale di riserva, definita stagnante in quanto tendenzialmente destinata a rimanere identica a se stessa.

Differenze pratiche e morali fra l’economia di mercato, orientata all’accumulazione di ricchezza fine a se stessa, e quella pianificata, in cui le scelte possono essere fatte prendendo in considerazione i bisogni da soddisfare prioritariamente. Naturalmente la scelta dei bisogni la fa la classe al potere.

Il governo sta affrontando la pandemia in maniera ossequiosa verso i proprietari delle grandi fabbriche, a scapito delle condizioni del resto della società. La scuola è fra i settori più colpiti e in più deve subire scelte che tendono a circoscrivere la sua funzione alla riproduzione della forza-lavoro alienata. L’obiettivo unificante di insegnanti, studenti e lavoratori può essere la riduzione del numero di alunni per classe.

Per superare la crisi del capitale in epoca pandemica sono stati congelati i parametri di Maastricht (ma non tutti) e si è aperta la discussione sul ruolo dello stato e dei settori pubblici.

Torniamo ad analizzare gli sviluppi della crisi di un settore giudicato trainante per l’'economia nazionale. All’ombra delle liberalizzazioni e del Recovery gli scenari presenti e futuri con l’annuncio di migliaia di esuberi. Ce lo chiede l’Ue?

È l’aritmetica del profitto il movente unico delle attività economiche capitalistiche, capitalisti che sono capaci di finanziare lo sfruttamento, anche con l’indebitamento che per quanto aumenti, non basta mai.

La crisi del settore aeroportuale mette a rischio migliaia di posti di lavoro. Nella seconda ondata pandemica il crollo del traffico aereo è proseguito e dalla crisi non si uscirà prima del 2023. Gli enormi profitti accumulati e la svendita delle azioni pubbliche di tanti scali hanno allontanato ogni serio controllo del settore. All’ombra degli affari dilaga la precarietà.

Il Piano Biden per la ripresa del capitale Usa e la smemorata vecchia Europa.

La forza-lavoro precaria ha un’occupazione irregolare e, dunque, da una parte è una componente dell’esercito industriale attivo, dall’altra è una componente dell’esercito industriale di riserva, definita stagnante in quanto tendenzialmente destinata a rimanere identica a se stessa.

La Cgia di Mestre di nuovo all’attacco degli sprechi della Pubblica Amministrazione. Le cause principali però sono le politiche che quell’associazione auspica.

Il governo deve ancora decidere in materia di deroga al blocco dei licenziamenti, in scadenza al 31 Marzo. Nel frattempo i padroni da mesi considerano soluzioni alternative per ridurre il costo del personale e favorire il turnover. Questi strumenti sono possibili solo con la partecipazione attiva dei sindacati firmatari di contratto e delle Rsu.

La crisi occupazionale in Italia è acuita dalla precarietà e dalla presenza di tanti, troppi, contratti a tempo determinato e partite Iva. La sostenibilità finanziaria dei comuni e delle regioni e il contenimento della spesa del personale, mettono a rischio la loro tenuta. Situazione destinata a peggiorare, specie per le regioni più povere, con la l’autonomia finanziaria caldeggiata dai governatori emergenti di centro-destra e centro-sinistra.

I dogmi degli economisti asserviti al capitale sono diventati i principi assoluti con i quali piegare le nostre vite. Aumenta l’età pensionabile nonostante si riduca l’aspettativa di vita e vanno rafforzandosi pensioni e sanità integrative. La cancellazione della quota 100 e il ritorno alla Fornero conferma la natura predatoria del capitale.

Il discorso di Draghi al Senato tratteggia una politica incentrata sulla grande impresa e che vede assente l’intervento pubblico nell’economia. Questo in ogni campo, a partire dal lavoro, la sanità, il mezzogiorno.

Molti sostengono che gli esempi contemporanei di fascismo non siano paragonabili ai regimi dittatoriali del passato. Ma la normalizzazione del mito fascista, al pari della odierna mitizzazione del mercato e di interessi superiori capitalistici ai quali piegare la sovranità popolare, rappresenta la minaccia dalla quale guardarsi e difendersi.

Cronaca di una crisi annunciata. I veri motivi della contesa. I soldi in gioco sono tanti e vengono al pettine i nodi delle incertezze del governo Conte in tema di welfare e lavoro.

I media non espongono le ragioni reali della crisi di governo mentre i diversi interessi delle varie fazioni della borghesia sono celati dietro scontri fra leader. Sarebbe utile che i lavoratori li conoscessero per mettere in campo anche i propri interessi.

È nata anche in Italia la sezione del movimento sindacale internazionale dei lavoratori del settore tecnologico. “La Città Futura” intervista un portavoce.

Lo smart working è funzionale al risparmio sulla pelle dei lavoratori. E i risparmi, complici i sindacati confederali, vanno ad arricchire la sanità e la previdenza integrativa.

La legge di bilancio per l’anno corrente ingigantisce, moltiplicando il debito, il ruolo dello Stato erogatore e non attore. L’uscita dall’emergenza economica e sanitaria è delegata al capitale.

Lo smart working è una forma di lavoro a cottimo che agevola lo sfruttamento. Occorre impedire che anche dopo l’epidemia venga esteso indiscriminatamente e senza il controllo dei lavoratori organizzati.

È stato sufficiente che Renzi agitasse le acque della maggioranza minacciando una crisi di governo per convincere la cosiddetta sinistra del Pd e Leu a ritirare l’emendamento alla manovra di bilancio che prevedeva la patrimoniale sulle ricchezze sopra i 500mila euro.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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