Di fronte alla crisi europea, gloria al lucido coraggio del popolo greco

Il popolo greco dà l’esempio all’Europa e al mondo: con coraggio e lucidità ha respinto l’ignobile diktat della finanza internazionale ed europea. Ha riportato una prima vittoria affermando che la democrazia esiste soltanto se si pone al servizio del progresso sociale. Ha smascherato la farsa democratica che accetta di sottomettersi al degrado delle condizioni sociali preteso dalla dittatura della finanza. Il progresso sociale è illegale in Europa.


Di fronte alla crisi europea, gloria al lucido coraggio del popolo greco

Il popolo greco dà l’esempio all’Europa e al mondo: con coraggio e lucidità ha respinto l’ignobile diktat della finanza internazionale ed europea. Ha riportato una prima vittoria affermando che la democrazia esiste soltanto se si pone al servizio del progresso sociale. Ha smascherato la farsa democratica che accetta di sottomettersi al degrado delle condizioni sociali preteso dalla dittatura della finanza. Il progresso sociale è illegale in Europa.

di Samir Amin *

La costruzione europea è stata concepita sistematicamente per annientare “il pericolo democratico”. Dalla fine della seconda guerra mondiale gli Stati Uniti, Jean Monet e Robert Schuman (due aderenti a Vichy) ne hanno iniziato la realizzazione destinata a restaurare la legittimità delle forze politiche che si erano compromesse con la collaborazione con l’Europa dei nazisti. La costruzione delle comunità europee, poi l’adozione forzata di una Costituzione, nonostante fosse rifiutata tra l’altro con il referendum francese (un diniego di democrazia senza pari), hanno permesso l’avvio di una dittatura del capitale finanziario. Ingannati dal martellamento sistematico del clero mediatico al servizio dell’oligarchia finanziaria, i popoli europei si sono nutriti di illusioni che restano ancora abbastanza potenti da annichilire la loro capacità di rispondere alla sfida. “Bisogna salvare l’Europa e l’Euro dal fallimento” credono ancora largamente (ormai un po’ meno in Grecia e in Spagna). L’Europa così com’è - e non può essere altro, imprigionata nella gogna delle sue istituzioni - ha dichiarato illegale ogni tentativo di rimettere in discussione l’attuale ordine odioso. Il popolo greco, con la sua scelta si è messo fuori legge.

L’euro non è durevole

Il sotto-sistema dell’euro viola le regole elementari di una gestione possibile e sana della moneta. Impone delle regole comuni di pretesa “competitività” a delle economie troppo ineguali per sopportarne le conseguenze. L’euro ha permesso di annientare i precedenti progressi compiuti nel quadro dell’emergenza dei sistemi produttivi costituiti in gran parte di piccole e medie imprese per aprire un mercato esclusivo alle razzie dei monopoli finanziari. La Spagna ne fornisce l’esempio tragico. Del resto, la Finlandia e perfino la Francia ne sono a loro volta vittime. L’euro non è altro che lo strumento di una riedizione dell’Europa tedesca. La crisi non è quella del debito greco, ma quella dell’Europa e dell’euro.

Vergogna ai governi europei

Vergogna a tutti coloro che hanno accettato che la “troika” rappresenti i popoli europei. Vergogna ai governi che hanno messo alla presidenza della “loro Europa” un funzionario lussemburghese al servizio di un paradiso fiscale, alla direzione della loro “banca centrale” un individuo che fa carriera da Goldman and Sachs (la banca associata a tutte le crapulerie finanziarie del secolo), alla testa del FMI una brava alunna incapace di capire altro da ciò che le è stato insegnato. Non si tratta di uomini e donne politici, di qualsiasi parte siano, ma soltanto di individui disprezzabili.

L’Europa si presenta alla Grecia nei panni dei nostalgici del fascismo

L’eroica Grecia si era liberata da sola dai fascisti italiani e dai nazisti tedeschi. L’Europa allora è intervenuta in Grecia, con le uniformi degli ufficiali britannici (seguiti dagli statunitensi) per massacrare i figli della Resistenza e restaurare il potere dei collaboratori fascisti. La riconquista della democrazia con la vittoria elettorale del Pasok nel 1981 ha permesso delle realizzazioni sociali incontestabili; ma ha anche aperto la via alle illusioni “europeiste”; il popolo greco si trova una volta di più davanti all’Europa reale dominata dalle oligarchie finanziarie. Ritrova allora il ricordo del suo passato e del debito che la Germania erede di quella dei Nazisti le deve tuttora. Vergogna alla signora Merkel il cui governo ignora che il popolo greco ha diritto alle riparazioni.

Lo Stato greco deve essere riformato in uno spirito democratico

Sì, lo Stato greco soffre di serie malformazioni, che si traducono tra l’altro nella frode fiscale. Ma chi può realizzare le riforme necessarie? Certamente non “gli amici dell’Europa”. Coloro che hanno speculato sul debito greco durante la sua adesione all’Euro, con la complicità attiva di Goldman and Sachs, il cui servitore non è altro che il Presidente della Banca Centrale di Francoforte. Gli armatori greci? Speculatori che hanno sempre beneficiato delle attente cure delle Banche internazionali e del FMI. Syriza è il solo governo greco capace di riformare lo Stato in uno spirito democratico e di far pagare i ricchi. Orrore per l’Europa che non tollera la scelta: solo i poveri devono pagare!

La lotta continua

L’Europa dei miliardari della finanza non intende rinunciare al proprio obbiettivo: massacrare il popolo greco per dare la lezione ed evitare il contagio democratico. Non dimentichiamo che se le classi dirigenti dell’Europa occidentale e centrale non hanno (ancora) bisogno del fascismo presso di sé, non esitano a chiamarlo in soccorso altrove, come si vede in Ucraina. I popoli europei devono prendere la misura delle loro responsabilità. Con Podemos il popolo spagnolo ha dato un altro segnale di risveglio. Ai francesi, ai tedeschi, ai britannici e agli altri popoli del continente europeo spetta comprendere che la lotta del popolo greco è la loro. L’alternativa è ormai chiara e visibile, per la Grecia e per tutti coloro che, in Europa e nel mondo, nutrono le stesse aspirazioni democratiche e sociali. Bisogna disobbedire alla pretesa “costituzione” europea; bisogna smantellare l’Euro e sostituirlo con la gestione negoziata di un serpente di divise nazionali; rimandare Draghi dai sui padroni newyorkesi in attesa di chiudere la falsa Banca centrale di Francoforte; bisogna togliere di mezzo l’FMI dando consistenza ad accordi finanziari fuori della sua portata, come il Gruppo di Shanghai e l’Alba che ne hanno avviato l’iniziativa.

Con chi condurre queste battaglie? Il cartello delle forze politiche che cominciano a comprendere che l’austerità (per i lavoratori, non per gli oligarchi) e la stagnazione regressiva che l’accompagna necessariamente, non hanno più avvenire, si allarga di giorno in giorno per includere ormai uomini politici di tutte le appartenenze, come François Fillon in Francia. La Gran Bretagna non ha più fiducia in questa Europa rinchiusa nella mediocrità, anche se l’Inghilterra rimane neoliberale, più atlantista e meno europea che mai. Di certo, l’apparente adesione di alcune formazioni di estrema destra resta, secondo me, sospetta. I fascisti sono dei demagoghi mentitori per eccellenza. In questa situazione, spetta alle forze della sinistra potenzialmente radicale di riprendere l’iniziativa, con Syriza e Podemos che ne hanno avviato il movimento. Altrimenti l’Europa non eviterà l’implosione e sprofonderà nel caos.

* Fonte: Investig’Action

12/07/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Samir Amin

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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