I Gilet gialli e l’antisemitismo

I presunti insulti antisemiti al filosofo Alain Finkielkraut durante la settimanale protesta per le strade della capitale e di altre città francesi.


I Gilet gialli e l’antisemitismo

PARIGI. Tutti i giorni di sabato da diverse settimane si ripetono i cortei di protesta per strade e piazze della capitale francese. Anche in altre città i Gilets jaunes (Gilet gialli) manifestano contro scelte del Governo di Macron. Sempre molto frequentate le discese in piazza hanno perso alcuni stimoli iniziali e anche qualche simpatia da parte della popolazione che, comunque, non promuove manifestazioni a sostegno del Presidente.

Tra i Gilet gialli c’è eterogeneità politica, qualche distinguo sia su alcune modalità di lotta e molte sia sulle prospettive del movimento, insomma è in atto un percorso di frazionamento. All’interno dei contestatori, oltre a gruppuscoli più violenti che prendono di mira sedi istituzionali e siti dell’identità capitalistica e della globalità consumistica, si infiltrano inquietanti populisti d’area destrorsa e nazionalistica.

Da quando hanno cominciato a manifestare in Francia, a metà novembre, i gilet gialli si sono fatti notare anche per esternazioni antisemite. Qui a Parigi si sono sentite gridare frasi come “La Francia muore di fame e gli ebrei accendono le luci di Chanukkà”, è successo accanto alla grande Chanukkà simbolica esposta in piazza. “Macron, sei la puttana degli ebrei!”, è ancora scritto a caratteri cubitali su un ponte della A6, l’autostrada Parigi-Marsiglia. “Macron, sei il pupazzo degli ebrei”, “Ebrei state tirando la corda, la crisi finanziaria è colpa vostra”, “Ebrei, attenti, avete abbassato le tasse ai ricchi!”. “Macron e Rothschild, c’est la meme chose”.

L’ultimo episodio, in ordine di tempo, è successo sabato scorso a Parigi quando il filosofo e accademico Alain Finkielkraut è stato circondato da alcuni gilet gialli che lo hanno aggredito verbalmente: “sporco ebreo”, “sporco sionista”, “la Francia è dei francesi”, “il popolo ti punirà”, gli avrebbero urlato secondo le ricostruzioni giornalistiche. “Ho sentito un odio assoluto e, purtroppo, non è la prima volta - ha dichiarato Frinfielkraut al Journal du Dimanche - avrei avuto paura se non ci fossero state le forze dell’ordine”. Il filosofo ha anche sottolineato come non tutti siano stati aggressivi: uno di loro gli avrebbe proposto di mettersi un gilet giallo e unirsi al corteo, mentre un altro gli ha fatto i complimenti per il suo lavoro. Tuttavia, il giorno dopo, come riporta Liberation, quando è stato intervistato da LCI nello spettacolo Le Brunch de l’actu “il filosofo ha anche detto di non aver sentito chiaramente gli insulti durante l’attacco e che ‘è più chiaro sul video che nel momento in cui l’ho vissuto’”.

È stato intanto già fermato un sospetto ed è stata aperta un’inchiesta “per insulti pubblici per origine, etnia, nazione, razza o religione”. Lo riporta Le Parisien. Nel frattempo Macron ha scritto un tweet: “Gli insulti antisemiti di cui è stato oggetto Alain Finkielkraut sono la negazione assoluta di quello che siamo e di quello che ci rende una grande nazione. Non li tolleriamo”.

A prescindere dall’effettivo utilizzo dell’espressione “sale juif” (sporco ebreo) che un’attenta analisi del video sembrerebbe smentire, cresce l’antisemitismo in Francia: solo pochi giorni fa il Ministro dell’Interno, Christophe Castaner, ha reso noto che il fenomeno è aumentato del 74% nel 2018, passando dai 311 casi del 2017 ai 541 dell’anno scorso. Fra gli ultimi episodi, la comparsa della scritta ‘Juden’ su un negozio Bagelstein e l’azione vandalica ai danni di un albero dedicato alla memoria di Ilan Halimi, il giovane ebreo massacrato e ucciso da una gang di neo-nazisti 13 anni fa. Data la situazione decisamente allarmante, 2.300 ebrei francesi hanno deciso nel 2018 di trasferirsi in Israele e sempre più gente sta prendendo informazioni per partire e lasciare la Francia.

Come pensatore, Finkielkraut si definisce “allo stesso tempo classico e romantico”. Deplora ciò che considera il deterioramento della tradizione occidentale attraverso il multiculturalismo e il relativismo. Nel 2010 è stato coinvolto nella fondazione di “JCall”, gruppo di difesa sionista di sinistra con sede in Europa per fare pressione sul Parlamento Europeo sulle questioni di politica estera riguardanti il ​​Medio Oriente. È un forte sostenitore di Israele e della soluzione dei due Stati, Israele e Palestina. Ha spesso ripetuto come potrebbe essere considerato fautore delle idee di Emmanuel Levinas e Hannah Arendt. Alla fine degli anni '90 fondò, con Benny Lévy e Bernard-Henri Lévy, un Istituto di studi su Levinas a Gerusalemme.

Nell'agosto del 2018, Finkielkraut in un'intervista al Times of Israel ha espresso preoccupazioni per gli ebrei francesi e il futuro della Francia: ”L'antisemitismo che stiamo vivendo in Francia è il peggiore che abbia mai visto in vita mia, e sono convinto che peggiorerà”. Intanto il cineasta israeliano Eyal Sivan ha intentato un'azione legale contro Finkielkraut dopo che il filosofo lo ha descritto come “uno degli attori di questa realtà particolarmente dolorosa e particolarmente allarmante, l'antisemitismo ebraico che infuria oggi”.

23/02/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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