Il Brasile di nuovo alle prese con la controrivoluzione

Bolsonaro espande ogni giorno la sua base di sostegno politico, nell’assenza dei partiti, nella direzione di un chiaro cesarismo regressivo.


Il Brasile di nuovo alle prese con la controrivoluzione Credits: https://www.gazetadopovo.com.br/eleicoes/2018/ol-de-lula-virou-revolver-na-campanha-de-bolsonaro-6q0ymd5tsvvj2uzp9z84fma3v

Il 7 ottobre passato è iniziata la prima fase del processo elettorale in Brasile, destinato a rinnovare il Congresso Nazionale (i 2/3 del Senato e la totalità della Camera dei Deputati), la scelta dei Governatori degli stati e il Presidente della Repubblica. Il risultato è stato peggiore di quanto si poteva supporre: l’elezione del congresso indica un rinforzo enorme delle correnti legate alla grande proprietà terriera e alla finanza, insieme con gli interessi legati alla diffusione indiscriminata di armi da fuoco. La cosiddetta bancada do BoiBalaBiblia (termine usato per riferirsi congiuntamente a tre fronti parlamentari diversi di deputati e senatori che si muovono apertamente in difesa degli interessi rispettivamente dei latifondisti, della liberalizzazione delle armi e delle varie chiese evangeliche, n.d.t.) è uscita ben rinforzata, mentre il sistema partitico è diventato ancora più polverizzato, indicando come le classi dominanti non si identificano nei partiti esistenti, non si identificano nel governo rappresentativo. I partiti che hanno guidato il Congresso negli ultimi decenni (PT, PMDB, PSDB, DEM) si sono molto indeboliti e hanno lasciato il posto all'emergere di altri che sono ancora fragili.

Il voto al capitano Jair Bolsonaro per la presidenza ha raggiunto la cifra di quasi 50 milioni di voti, mancando di poco la vittoria nel primo turno. Il candidato del PT è il professor Fernando Haddad, nominato da Lula direttamente dal carcere di Curitiba, senza che abbia avuto luogo alcuna discussione nel partito. Il PT ha scommesso tutto sulla capacità di Lula di indurre voti per Haddad, cosa che si è verificata in modo parziale. Solo che questo parziale può essere fatale, poiché la parte dell'elettorato di Lula che non ha appoggiato la nomina del leader si è rivelata essere, in larga misura, la base di Bolsonaro. Il sostegno a Bolsonaro è penetrato nelle masse popolari e oggi è più che un movimento della piccola borghesia rancorosa. Peggio ancora è che Lula e il PT, scommettendo tutte le fiche sulla capacità di trasferimento di voti, hanno sabotato possibili alleati e bruciato le possibilità di alleanze politiche per il secondo turno. I candidati sconfitti al primo turno tendono a manifestare "neutralità" di fronte alla disputa del secondo turno, e tutto ciò giova molto alla candidatura di Bolsonaro. PSB (Partito Socialista Brasiliano, n.d.t.) e PSOL-PCB (Partito Socialismo e Libertà – Partito Comunista Brasiliano, n.d.t.) hanno espresso il supporto critico per Haddad, ma il PDT (Partito Democratico Laburista, n.d.t.) di Ciro Gomes (il terzo nella competizione elettorale, n.d.t.), sabotato dal PT nel primo turno, ha risolto lavandosene le mani.

Bolsonaro espande ogni giorno la sua base di sostegno politico, nell’assenza dei partiti, nella direzione di un chiaro cesarismo regressivo. Con la sua eventuale vittoria finale, il Brasile diventerà in breve tempo una vasta area di saccheggio coloniale con caratteristiche feudali, poiché la regressione del settore industriale si sta accelerando rapidamente.

La base di massa di questo neo-fascismo neo-liberale è in piena offensiva: la violenza scatenata contro il proletariato è visibile. Già si percepisce una violenza aperta e legittimata al momento contro donne, omosessuali, neri, indios e poveri. Il simbolo del candidato presidente che con le dita della mano simula una pistola è inteso come permesso di sparare e, naturalmente, è un chiaro stimolo alla violenza sociale.

Per vincere le elezioni al PT non resta che tentare alleanze politiche e sociali sulla base di una moderazione ulteriore nel programma, poiché non ha modo di spostarsi a sinistra. Adesso prova a nascondere ciò che rimane di rosso sulla sua bandiera. La vittoria elettorale di Haddad è difficile, ma è possibile e dobbiamo lottare per essa, ma non c'è modo di illudersi, dal momento che un suo eventuale governo avrebbe una base sociale e istituzionale di supporto molto fragile. Poiché la crisi economica e sociale deve persistere e persino peggiorare, l'instabilità istituzionale farà parte del prossimo scenario e non vi è alcuna garanzia che un nuovo governo PT sarà in grado di sostenersi.

Ma, anche con le innumerevoli responsabilità che il PT deve pagare per la situazione attuale, il momento è quello di unire tutte le forze possibili nella lotta contro la più grande controrivoluzione che minaccia il Brasile dal 1964, quando è stata introdotta la dittatura militare. È tempo di formare il più ampio fronte contro il fascismo, di lottare ovunque contro la bestia che è già tra noi e minaccia quel poco di civiltà che resiste nelle nostre vite quotidiane. La tragedia imminente avrà ripercussioni catastrofiche non solo per i lavoratori del Brasile, ma per tutta l'America Latina e persino per l'Europa.

Il fronte antifascista, se riesce a formarsi, dovrà andare oltre il prossimo momento elettorale, dovrà organizzarsi come una resistenza al fascismo liberale che si appresta a vincere, e dovrà forgiarsi come un embrione dell'alternativa anticapitalista, in un cammino lungo e tormentato.

20/10/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Marcos Del Roio

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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