Il senso della socialdemocrazia per la grande coalizione

In Germania si marcia verso il nuovo governo, mentre l’alleanza col centrodestra è un punto costante dei socialdemocratici di tutta Europa.


Il senso della socialdemocrazia per la grande coalizione Credits: https://www.flickr.com/photos/spd-sh/ Autore

Il Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) è in mezzo al guado: da una parte i delegati del congresso straordinario che hanno votato a favore della terza Grande Coalizione coi Cristiano Democratici, dall’altra una base che scalpita. La parola definitiva verrà data alla base, che si esprimerà sull’accordo definitivo che verrà contrattato tra Schulz e Merkel.

Dopo il peggior risultato elettorale dai tempi della Repubblica di Weimar, gli iscritti all’SPD dovranno pronunciarsi su una domanda quasi impossibile: volete continuare col governo che vi ha portato al minimo storico di consenso oppure volete andare a elezioni anticipate col rischio di un risultato ancora più magro?

Contro l’ipotesi di una terza Grosse Koalition si sono schierate alcune importanti federazioni del partito – Berlino in testa – e la JuSo, l’organizzazione giovanile tradizionalmente schierata più a sinistra dei senior. Un tiepido appoggio alla GrosKo viene dai sindacati, i dirigenti del sindacato metalmeccanico hanno espresso apprezzamenti per alcuni punti riguardanti il welfare, pur mantenendo le critiche all’impostazione fiscale generale. In pratica: non c’è da aspettarsi che sia il sindacato a suonare la carica a sinistra.

Il tentativo della fronda anti Merkel è ora una specie di soluzione Corbyn: invitare quanti più simpatizzanti a iscriversi all’SPD. Qualunque sia la conclusione di questa vicenda in particolare, rimane un fatto: la grande coalizione col centrodestra è un elemento strutturale della socialdemocrazia europea.


Le Grandi Coalizioni in Europa

Oltre al caso tedesco, ci sono molti altri paesi dell’Unione Europea in cui il “centrosinistra” governa col “centrodestra”. Per dare una definizione migliore al problema, considererò come “centrosinistra” le forze appartenente al Partito del Socialismo Europeo (PSE) e “centrodestra” le forza dell’Alleanza Liberale e Democatica (ALDE), del Partito Popolare Europeo (PPE) e dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR).

Come sappiamo, nel nostro paese il PD (che aderisce al PSE) governa col Nuovo Centro-Destra di Alfano (PPE) e con una miriade di formazioni minori spostate verso il centro-destra. In Spagna, il PSOE fornisce il sostegno esterno ai popolari di Mariano Rajoy (PPE), che godono dell’appoggio esterno di Ciudadanos (ALDE). In Croazia, la socialdemocrazia locale fornisce sostegno esterno a un governo formato da forze dell’ALDE e del PPE. In Estonia i socialisti locali governano insieme all’ALDE e il PPE. In Romania, il centrosinistra governa insieme al Partito Liberale Nazionale, una delle formazioni più a destra tra gli aderenti all’ALDE. C’è poi il caso più estremo: la Slovacchia, in cui la coalizione di governo è formata dai socialdemocratici, dai popolari e dall’estrema destra del Partito Nazionale Slovacco.

L’unico paese in cui attualmente la socialdemocrazia attua alleanza a sinistra è il Portogallo, dove le circostanze hanno obbligato il Partito Socialista a cercare l’appoggio esterno del Blocco di Sinistra e del Partito Comunista Portoghese.


La crisi e la grande coalizione

Oltre ai paesi attualmente retti dalla grande coalizione, ci sono i molti paesi in cui la socialdemocrazia è stata resa marginale a livello elettorale proprio partecipando a queste esperienze di governo. Il caso principe è la Grecia, dove i socialdemocratici del PASOK sono stato massacrati dalla partecipazione al governo col centrodestra che ha attuato le politiche di austerità (che l’esperimento di SYRIZA sia finito in maniera tragica, è poi un altro discorso). Caso simile per l’Irlanda, dove il Labour ha governato col PPE fino al 2016, ottenendo poi il peggior risultato elettorale della sua storia. E poi ancora: Belgio, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Lituania, Olanda. In tutti questi paesi le grandi coalizioni hanno governato fino a spolpare i socialdemocratici e poi relegarli all’opposizione. Tra il 2014 e il 2017 i partiti della socialdemocrazia sono stati protagonisti di clamorosi arretramenti, a volte di veri e propri tracolli.

All’apice della crisi, la formazione dei governi di grande coalizione è stato il segnale definitivo di abbandono della rappresentanza del lavoro da parte della socialdemocrazia europea. Un processo, in realtà, in corso da molto tempo, almeno da quando il processo di integrazione europea è stato sposato. A livello comunitario, infatti, da sempre le commissioni sono essenzialmente una spartizione tra il PPE e il PSE, con posti minori riservati all’ALDE. Addirittura la Grecia, unico paese europeo retto (almeno nominalmente) dalla “sinistra radicale”, esprime un commissario afferente al PPE.

La crisi, però, mette la socialdemocrazia di fronte a un cambiamento notevole: i settori che aveva rappresentato dagli anni ’90 sono messi sotto pressione. La socialdemocrazia ha adottato l’idea di riformare “i margini del mercato del lavoro”, ovvero rendere più flessibile il mercato del lavoro di giovani e donne. Il risultato è che invece di ampliare la propria base elettorale, l’ha ristretta. Quando poi la crisi ha massacrato il “centro del mercato del lavoro”, cioè i lavoratori cosiddetti “protetti”, molti partito socialdemocratici sono stati ridotti all’ininfluenza.

E a questo punto dove finisce la crisi della socialdemocrazia europea, cominciamo tutti i limiti della nostra area.

27/01/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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