Le prospettive dei Brics

Un excursus nell’economia e nella società delle cinque potenze emergenti per ragionare sulle loro prospettive.


Le prospettive dei Brics

Un excursus nell’economia e nella società delle cinque potenze emergenti per ragionare sulle loro prospettive.

di Ascanio Bernardeschi

Se la Cina è la fabbrica del mondo, l’India è il suo ufficio,
la Russia la stazione di rifornimento e il Brasile la fattoria”
(Paul Krugman, premio Nobel per l’economia)

Parte I - Introduzione

L'acronimo Brics viene utilizzato per indicare l'insieme dei paesi composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Si tratta di cinque nazioni che negli anni recenti hanno attraversato una fase di sviluppo assai più rapido di quello delle maggiori potenze economiche occidentali e per questo sono considerate da molti osservatori destinate a contendere agli USA e ai paesi del G7 (USA, Regno Unito, Giappone, Germania, Francia, Italia e Canada) il primato economico.

Di esse si è cominciato a parlare intorno al 2000, quasi in simbolica coincidenza con il crollo delle torri gemelle. Un loro più massiccio protagonismo si è avviato, non casualmente, all’epoca dell’intervento occidentale in Libia.

Nel novembre 2010 ai Bric (all'epoca non era ancora compreso il Sudafrica) venne attribuito dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi) un diritto di voto più “pesante”, al pari delle altre maggiori potenze economiche mondiali.

Successivamente i Brics richiesero una redistribuzione più equa delle quote del Fmi e, di fronte a un diniego dei paesi più sviluppati ad accrescere le quote dei paesi in via di sviluppo, hanno fondato, nel luglio 2014, una banca autonoma, la New Development Bank, con lo scopo di mettere in discussione la supremazia economica delle potenze occidentali e il predominio del dollaro nei sistemi di pagamento internazionali. La nuova banca, che diverrà operativa a partire dal 2016, è aperta alla partecipazione di altri paesi emergenti e ha un capitale iniziale di 50 miliardi di dollari. Inoltre verrà costituito un fondo di riserva per situazioni di emergenza (Contingent Reserve Agreement) di 100 miliardi di dollari, di cui la Cina ne assicurerà 41, il Brasile, la Russia e l'India 18 ciascuno e il Sudafrica 5.

Altri accordi riguardano un piano per la crescita e l'occupazione, la lotta all'elusione fiscale delle multinazionali, l'allentamento di alcune misure protezionistiche nel commercio internazionale e le politiche energetiche.

La dimensione delle economie Brics, che nel 2000 era solo il 17 per cento di quella dei G6, già nel 2013 era giunta a oltre la metà, ma, in considerazione della diversa entità della popolazione (insieme raggiungono i 3 miliardi di abitanti, vicini alla metà della popolazione mondiale contro i 680 milioni dei G7), il loro reddito medio pro-capite non è molto superiore a un decimo di quello dei paesi più sviluppati (poco più di 5mila dollari, contro i 46,5mila dei G7).

Fin qui la dinamica della produzione è stata – sia prima che nel corso della crisi mondiale iniziata nel 2007 – molto più accentuata: dal 2000 al 2015 il tasso medio di crescita è stato circa il triplo di quello dei G7, tanto che già nel 2001, una relazione della banca Goldman Sachs formulava la previsione che i Bric avrebbero raggiunto nel 2050 un livello del Pil paragonabile a quello dei paesi del G7.

Ponendo le grandezze del PIL di ciascun paese nel 2000 uguali a 100, si possono apprezzare, prescindendo dal loro valore assoluto (che viene rappresentato nel grafico a torta) le variazioni nel tempo. Sono visibili le differenti dinamiche ma, pur nella differenza, si può constatare che tutti i Brics si pongono al di sopra della media dei G7.

Altre stime più recenti, sia del Fmi che della Banca Mondiale, non si discostano di molto da queste previsioni che, fin qui, sono state superate dai risultati effettivi. Per esempio la Cina ha sorpassato il Giappone già nel 2011, mentre si prevedeva che ciò dovesse avvenire nel 2016. Secondo alcuni, se la Cina è ancora seconda agli USA in termini di PIL, è già al primo posto in termini di parità di potere di acquisto della moneta. Recentemente il presidente della Commissione Esteri della Duma Russa, Alexey Pushkov, in una riunione contemporanea a quella dei G7, ha previsto che nei prossimi 2-3 anni il PIL complessivo dei Brics supererà quello dei paesi G7.

I Brics si distinguono nettamente dalle nazioni più ricche per il livello del debito. Se per queste ultime, ad eccezione del Canada dove è poco al di sopra del 30%, si va dal circa 200% del Pil in Giappone al 77% in Germania, il paese più indebitato dei Brics, il Brasile, esibisce appena il 45%, mentre la Russia il 6%, con la Cina al di sotto del 20%. Un discorso analogo vale per le riserve valutarie, assai più povere tra i G7, ove si escluda il caso del Giappone.

Tuttavia non debbono essere ignorati gli elementi di criticità. Il sito della Camera dei deputati italiana, per esempio, segnala tra i “fattori di tensione” in grado di mettere in discussione la solidità di questo blocco politico, le aspirazioni egemoniche competitive di India e Cina. Lo stesso sito indica anche “criticità interne” ai vari paesi tali da poter minare i rispettivi destini politici e la prosperità economica: corruzione e proteste popolari in India; incapacità delle élite politiche di innovare i metodi di gestione del potere in Russia; disuguaglianze crescenti e difficoltà del mercato immobiliare in Cina; corruzione, riemersione dell'inflazione e rallentamento della crescita in Brasile.

Per valutare se l’affermazione di Krugman riportata in epigrafe corrisponda a verità, e soprattutto per ragionare sulle prospettive di questo blocco di nazioni, occorre anche considerare che si tratta di una realtà tutt'altro che omogenea. Per esempio, in fatto di reddito pro capite si va dai 1.560 dollari dell'India ai 15.000 della Russia. In termini assoluti la Cina da sola supera la metà del Pil dei Brics e il 65 per cento del commercio estero, mentre l'India è destinata a rimanere a lungo molto al di sotto, nonostante si preveda che nel 2025 la sua popolazione supererà quella cinese.

Anche la dinamica del reddito registra notevoli differenze all'interno dei Brics. Il Fmi, per esempio, stima per il triennio 2014-2016 una diminuzione media annua del reddito pro capite dell'1,4% in Russia, una relativa stasi in Brasile, una modesta crescita in Sudafrica, mentre in Cina e in India crescerebbe mediamente intorno al 7%.

La divergenza della dinamica tra la relativamente più ricca Russia e le due grandi potenze asiatiche parrebbe indicare una tendenza a un riequilibrio in fatto di reddito pro capite, ma altrettanto non avviene nei confronti di Brasile e Sudafrica. E in ogni caso la previsione negativa per la Russia (tra l'altro la nazione in questo momento più minacciata sia militarmente che con sanzioni economiche dalle potenze della Nato) e la stasi delle due economie più deboli sono in evidente controtendenza rispetto a una previsione di impetuosa crescita globale dei Brics.

Anche sul piano sociale e dei rapporti di classe esistono differenze significative. Infine sorgono forti dubbi sull’attendibilità di previsioni basate sulla pura estrapolazione per un periodo di diversi decenni delle attuali tendenze.

Rimane fuori di discussione che le dimensioni, le risorse e il dinamismo di questi paesi lasciano presagire un loro ruolo crescente nello scacchiere internazionale, ma prima di trarre conclusioni affrettate sui loro destini, sulle previsioni di “sorpasso” e soprattutto sul tenore di vita delle classi lavoratrici è bene esaminare prioritariamente uno per uno i loro tratti distintivi.

È quello che faremo nelle prossime 5 parti, mentre l’ultima sarà dedicata alle conclusioni.

Fonti:

www.indexmundi.com
www.wikipedia.org (enciclopedia libera online)
www.europa.eu (sito dell'Unione Europea)
http://ec.europa.eu/eurostat/data/database (database statistico dell'Unione Europea)
www.deagostinigeografia.it
www.imf.org (sito del Fondo Monetario Internazionale)
http://leg16.camera.it/465?area=2&tema=760&BRICS+%28Brasile%2C+Russia%2C+India%2C+Cina+e+Sudafrica%29 (sito della Camera dei deputati)

12/07/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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