Mondo multipolare e sue conseguenze sul piano della lotta

Riflessioni elaborate in America Latina dai governi progressisti che vanno nella direzione del superamento del sistema capitalistico.


Mondo multipolare e sue conseguenze sul piano della lotta

La fase che stiamo attraversando è caratterizzata da tre fattori fondamentali. Il primo è costituito dal passaggio da un mondo unipolare sotto l’egemonia statunitense a una fase di multipolarismo conclamato che non rappresenta solo la fine del dominio unilaterale degli Stati Uniti ma anche quella del controllo delle potenze occidentali sull’insieme del pianeta. Ciò apre ovviamente nuove prospettive all’iniziativa dei comunisti e delle forze progressiste. La situazione peraltro si presenta molto complicata e pericolosa per effetto degli altri due fattori che vado ora ad illustrare. Il secondo è costituito da una situazione di crescente disordine a livello internazionale per effetto della quale i vari attori statali e imprenditoriali tendono ad andare ciascuno per proprio conto, massimizzando i guadagni realizzabili nel breve periodo e perdendo completamente di vista la necessaria prospettiva di medio e lungo periodo. Ciò produce una serie di spinte senza precedenti verso la guerra nei differenti teatri, dei quali il più importante è oggi quello ucraino, data la sua potenzialità di innescare una guerra generalizzata tra Russia e NATO. Un altro effetto della situazione di anarchia che si è determinata è il collasso dell’Unione Europea, ridotta a mero simulacro ed ente erogatore di fondi, pur mantenendo la sua improvvida veste di suprema garante della fedeltà atlantica e dell’ ortodossia neoliberista.

Ne consegue ovviamente anche una forte crisi della legalità a livello internazionale, che vede medie potenze come Israele, il Marocco e la Turchia attuare politiche senza precedenti per durezza contro i popoli che sono assoggettati al loro dominio oppressivo. Ma anche le lobby finanziarie, armamentistiche, energetiche, sanitarie, alimentari, ecc. proiettate verso politiche di massimizzazione dei profitti a netto discapito di ogni possibile regolamentazione internazionale. L’esempio più evidente è dato dall’incapacità della comunità internazionale a contrastare il fenomeno del cambiamento climatico, evidenziata da ultimo dal fallimento della CoP 27 in Egitto, sebbene siano chiare ormai da tempo sia le cause di tale fenomeno che le misure da adottare per combatterlo.

Ne consegue il terzo fattore della situazione attuale, che consiste nell’ acutizzazione dei problemi globali, che sono a carattere ambientale e sociale al tempo stesso e che possono essere affrontati e risolti solo mediante una rivoluzione mondiale che ponga fine al capitalismo globale.

A ben vedere il passaggio verso un equilibrio internazionale multipolare agevola il conseguimento di questo risultato, ma siamo solo all’inizio del cammino, né è pensabile che siano gli Stati a compierlo. Questo sia perché la visuale degli Stati, anche di quelli più avanzati, è limitata dalla loro peculiare posizione, sia perché essi risultano in genere strutturalmente inadeguati a porre il cruciale problema della democrazia, sia al loro interno che a livello internazionale. Eppure, taluni tra di loro, pur partendo, com’è inevitabile che sia, innanzitutto dalla contemplazione dei propri specifici interessi, pongono in modo consapevole tematiche ed obiettivi di carattere globale che vanno nella direzione del superamento del sistema capitalistico.

È il caso soprattutto delle riflessioni elaborate in America Latina dai governi progressisti, la cui azione congiunta è destinata a ricevere nuovo slancio dalle recenti vittorie elettorali degli schieramenti progressisti in Brasile, Cile e Colombia. Ma è anche il caso della dottrina cinese del futuro condiviso dell’umanità elaborata a partire dall’ascesa di XI Jin Ping in Cina. Un ruolo importante spetta inoltre al Vaticano e alla vasta e capillare rete di intervento della Chiesa cattolica, che, sotto il pontificato di Francesco ha affermato posizioni complessivamente di sinistra su molti temi. 

Beninteso, resta però cruciale la funzione direttiva che devono assumere i movimenti globali, i quali da tempo tacciono, ma devono ritrovare lo slancio che li caratterizzò alla fine del secolo scorso. Ma che, in tale ottica, devono assumere fino in fondo l’obiettivo della fine del capitalismo, la cui continuazione appare oggi più che mai in insanabile contraddizione colla sopravvivenza dell’umanità.

18/11/2022 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Fabio Marcelli

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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