Processo ai separatisti catalani

Un’offesa alla giustizia e alla democrazia, alla volontà popolare e ai diritti umani.


Processo ai separatisti catalani Credits: https://noticias.uol.com.br/ultimas-noticias/afp/2019/02/11/separatistas-catalaes-vao-a-julgamento-em-processo-historico.htm

MADRID. A detta degli osservatori che seguono il processo, iniziato presso il Tribunal Supremo e che vede imputati dodici separatisti catalani, non c’è spazio per giustizia e democrazia, piuttosto si tratta di una vera e propria offesa alla volontà popolare e ai diritti umani.

I dodici imputati devono rispondere ad accuse che comportano un totale di 156 anni di carcere per "ribellione" e "appropriazione indebita" avendo, infatti, organizzato unilateralmente il referendum per l'indipendenza il 1° ottobre 2017. Dalla Sinistra europea si denunciano questo processo e i rischi che rappresenta per il futuro democratico in Catalogna e, anche, in tutto lo Stato spagnolo.

La Catalogna, regione a sud-est della Spagna (32.108 kmq e 7.550.000 abitanti), è divisa in 4 province e 947 Comuni. Capitale di questa terra di castelli alto-medioevali, il cui nome è in uso dalla metà del XII secolo, è Barcellona (1.620.000 abitanti), città che più volte dal finire del 2017 e in varie occasioni nel 2018 è stata al centro delle cronache politiche e giudiziarie che sono echeggiate in tutta Europa e non solo.

Va sottolineato come non debba spettare a un tribunale risolvere questioni politiche, perché di questo si tratta, ma competa all'esercizio della democrazia e alla volontà del popolo. Anche perché è risaputo che i tribunali centrali della Spagna hanno una mano molto pesante: più volte hanno imposto sanzioni molto sproporzionate nei casi di processi “politici”. Di recente una prova riguarda le sentenze pronunciate nel processo per i fatti di Altsasu dove è stato giudicato un giovane basco.

Altsasu è una città della Navarra, Paesi Baschi, a nord-est della Spagna. 10.391 kmq e 641.000 abitanti, con capitale regionale Pamplona. Il processo di Altsasu ha riguardato il caso giudiziario con imputati 8 giovani che il 15 ottobre 2016 in un bar, durante una festa del paese, si scontrarono con 2 ufficiali della Guardia Civil rischiando di venire incriminati per “terrorismo”.

Il processo di Madrid ai catalani cristallizza anche i sempre più aspri discorsi di odio che fa la destra nazionalista spagnola, in attesa delle prossime elezioni parlamentari che si svolgeranno il 28 aprile. Qui nella capitale del reame si è svolta una manifestazione della destra (“Partito Popolare” e “Ciudadanos”, il partito della cittadinanza liberale che riceve attestazioni di simpatia dall’organizzazione “La Repubblique En Marche” del presidente francese Macron che finora si è rifiutato di prendere le distanze) e dell'estrema destra con il partito neo-franchista Vox.

La destra ha successo, come dimostrano le elezioni regionali in Andalusia (a sud-ovest della Spagna, 87.600 kmq e 8.405.000 abitanti, capitale Siviglia), che viene aggravato da regressioni molto gravi e soprattutto rapide in tutto il Paese, dove sono presenti 17 comunità autonome.

Il processo di Madrid peggiorerà pesantemente la situazione, a detta di analisti politici. Poi va ricordato che ci sono ancora 700 sindaci sotto inchiesta per l’organizzazione del referendum del 1° ottobre 2017. Il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani è intervenuto chiedendo allo Stato spagnolo di rispettare i diritti politici degli eletti catalani.

Essere imprigionati e processati per aver organizzato pacificamente un referendum è innanzitutto una assurdità, non può in alcun modo essere un crimine, tanto più considerarlo un crimine di "sedizione". Il futuro delle relazioni tra la Catalogna e lo Stato spagnolo può essere deciso solo in un quadro concertato e democratico.

Soltanto il dialogo tra le forze politiche e soprattutto tra i popoli e le comunità autonome che compongono lo Stato spagnolo per una democratizzazione del Paese e il rispetto dei diritti e delle libertà, anche utilizzando lo strumento referendario per l’autodeterminazione, potrà risolvere politicamente la crisi catalana.

02/03/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: https://noticias.uol.com.br/ultimas-noticias/afp/2019/02/11/separatistas-catalaes-vao-a-julgamento-em-processo-historico.htm

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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