Referendum. Quel che resta della democrazia

Si è costituito un grande movimento referendario per unire le voci e le lotte contro un capitalismo irrazionale e predatore


Referendum. Quel che resta della democrazia

I movimenti sociali per i referendum si sono incontrati domenica 13 marzo a Roma presso il cinema Palazzo. Si è costituito un grande movimento referendario per unire le voci e le lotte contro un capitalismo irrazionale e predatore.

di Laura Nanni

Aria, acqua, terra, educazione e istruzione come Beni Comuni, necessari alla vita delle persone che, sempre più, vivono l’ingiustizia di venire deprivate dei diritti fondamentali: alla vita, alla sicurezza, alla salute e alla dignità, inclusa la partecipazione alla vita attiva [1] del proprio paese.

I movimenti sociali per i referendum si sono incontrati domenica 13 marzo a Roma presso il cinema Palazzo per trovare un linguaggio comune e una rotta che porti tutti a destinazione. 

Si è costituito un grande movimento referendario, con comitati promotori e sostenitori che si stanno diffondendo su tutto il territorio nazionale, per la raccolta di firme necessaria. Giovedì 17 marzo è stato avviato il deposito dei primi quesiti alla Cassazione per far partire la raccolta delle firme che dovrebbe iniziare tra il 9 ed il 10 aprile per chiudersi entro il 9 luglio prossimo, dovendo la raccolta firme essere chiusa in tre mesi. Nell'incontro sono intervenuti, oltre ai rappresentanti dei movimenti, rappresentanze sindacali e di forze politiche tra cui Paolo Ferrero e Stefano Fassina.

Il movimento per la Scuola pubblica, il movimento per l’Acqua e la campagna contro la devastazione e il saccheggio ambientale, che include la lotta contro le trivellazioni e gli inceneritori, hanno quindi deciso di lanciare insieme una stagione di Referendum sociali

Insieme, per unire le voci e le lotte contro un capitalismo irrazionale e predatore.

La consapevolezza di stare dalla parte giusta, di aver svelato chi è che sfrutta e chi sono gli sfruttati, deve far emergere l’esigenza di mettere insieme le energie e le idee comuni, per porsi come soggetto-forza alternativo a un fare politica che, in questa fase, non è  in grado di intervenire per incidere su una realtà politico-sociale in cui la democrazia sta naufragando. Bisogna saper parlare chiaro.

Se le mire del Capitalismo sono quelle di rendere sempre più impotenti i popoli di fronte allo sfruttamento di chi detiene, non solo i mezzi di produzione, ma anche quelli di comunicazione e quelli tecnologici, compito delle forze anticapitaliste è quello di alimentare la consapevolezza e di agire, di appropriarsi di tutti i mezzi di comunicazione e tecnologici, di costruire reti di relazioni etiche, in cui il linguaggio sia disvelatore e non sia usato per mascherare ciò che non può e non deve essere mistificato. 

Costruire un’area in cui ci si riconosca e si possano mettere in atto tutte le azioni di sostegno attivo e di elaborazione di idee e di proposte per la trasformazione del presente. Una forma di lotta perché non c’è altra strada.

In Italia il governo lo ha dimostrato: chi governa, chi decide, si è schierato dalla parte dei poteri economico-finanziari che hanno eroso e stanno annullando tutte le conquiste sociali che dalla Rivoluzione francese (nel 1789!) in poi si sono succedute. 

Stiamo ritornando al ruolo di sudditi, di quel Terzo Stato senza diritti, mentre nei primi due stati (i privilegiati che erano il clero e la nobiltà del XVIII secolo) ora troviamo le banche e i politici al servizio del capitale, clero non escluso. 

È contro di loro che si deve illuminare nuovamente l’azione politica di un terzo stato: la classe sociale degli sfruttati e degli oppressi, in cui ci ritroviamo in buona compagnia, poiché sono proprio i diritti di cittadinanza che sono stati aggrediti.

Abbiamo il compito di svelare la mistificazione che c’è dietro una parvenza di democrazia rappresentativa che non sembra averne più le caratteristiche.

Scuola

È sufficiente guardare a ciò che è successo con il DDL Scuola, Legge 107 per la “buona scuola”. 

Con quasi un intero popolo della scuola sceso in piazza (la manifestazione del 5 maggio 2015 è stata la più grande), i presìdi nelle strade, tutte le altre manifestazioni, gli assidui e costanti argomenti portati per ridiscutere ogni parte del decreto, in nome della democrazia e della Costituzione, la proposta alternativa della LIP, legge di iniziativa popolare.

Il governo ci ha ignorato. Ci ha sbattuto la porta in faccia, non ci ha fatto entrare nel merito del dibattito. Il Parlamento ha approvato con la “fiducia” il più grande attacco alla scuola pubblica, allo stato sociale, con una legge che riteniamo incostituzionale in diversi dei suoi punti, che trasforma la scuola della Repubblica e che potrà generare diseguaglianza e ingiustizie.

Acqua

Cinque anni dopo la vittoria referendaria del movimento per l’acqua, il governo attacca un pronunciamento democratico dell’intero paese.

Nei prossimi giorni la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua (presentata con oltre 400.000 firme nel 2007) approderà nell'aula parlamentare: vi arriverà, tuttavia, con una serie di emendamenti, portati avanti dal Partito Democratico, che ne stravolgerà il testo e il significato, eliminando ogni riferimento alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e alla sua gestione partecipativa che ne costituivano il cuore e il senso. 

Infatti, i due punti cardine nell'attuazione del liberismo in questo settore di vitale importanza sono:

- ridurre la gestione pubblica dei servizi ai soli casi di stretta necessità;

- garantire la razionalizzazione delle modalità di gestione dei servizi pubblici locali, in un’ottica di rafforzamento del ruolo dei soggetti privati.

Perché non prendiamo esempio dall'Uruguay dove l’accesso all'acqua è entrato nella Costituzione come un diritto inalienabile?

Inquinamento ambientale: inceneritori e trivelle

Sono noti i danni ambientali e per la salute che questo genere di imprese portano, lo abbiamo già affrontato questo discorso. Il motivo dei posti di lavoro addotto come motivo di persuasione, è davvero poco serio, perché la possibilità di creare posti di lavoro in modo concreto e sicuro che può venire da investimenti per la ricerca nel campo ambientale e per la riconversione energetica sono una realtà dimostrata e dimostrabile in vari modi.

Il referendum è uno strumento di democrazia diretta, il solo che abbiamo, che ci consente di esprimere un No a quesiti e a parti di leggi che, anche se possono sembrare astratte o lontane dalla concretezza della nostra vita, non lo sono.

Andare a votare per i referendum, esprimere la propria idea in questa fase così critica per il nostro paese, è un dovere prima di essere un diritto. Il dovere di cittadini e cittadine di difendere la società dalla barbarie, il nostro paese dall'abbandono di uomini e donne che non vanno all'estero per le vacanze, ma per sentirsi riconosciuti, per studiare e lavorare; il dovere di difendere la nostra terra da un saccheggio che, per gli egoistici interessi dei pochi, non pensa al presente e al futuro dell’umanità su questo nostro sorprendente Pianeta Terra.

Note:

[1] Vita attiva per dire partecipazione vera, avere i diritti sociali e quelli politici, il che significa,  in quanto cittadini e cittadine, essere  parte attiva della società, perché si è nelle condizioni materiali e morali di esserlo, non solo formalmente, ma concretamente.

19/03/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Laura Nanni

Roma, docente di Storia e Filosofia nel liceo. Fondatrice, progetta nell’ A.P.S. Art'Incantiere. Specializzata in politica internazionale e filosofia del Novecento, è impegnata nel campo della migrazione e dell’integrazione sociale. Artista performer. Commissione PPOO a Cori‐LT; Forum delle donne del PRC; Stati Generali delle Donne.

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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