Sul Tap, l’ombra della ndrangheta

Carlo Calenda, ministro dello sviluppo economico, chiamato in causa, fa il mea culpa per il ritardo di cui è imputato come responsabile, china il capo e ordina il massacro degli ulivi sulla costa del Salento.


Sul Tap, l’ombra della ndrangheta Credits: Lifegate

La strigliata sul governo italiano arriva a Febbraio scorso. Succede in Azerbaigian, a Baku. La question è sul progetto Tap, Trans Adriatic Pipeline, la parte finale di 4000 km di gasdotto, ovvero 878 km di serpentone marino che, partendo dall’Azeirbagian con la denominazione Scp, si snoda sulla Turchia (Tanap) e prosegue come Tap fino alla costa pugliese. Le strutture per impiantarlo in terra italiana e allacciare i collegamenti fino alla rete nazionale del gas sono ancora in fase iniziale. Il cantiere per la costruzione del tunnel avrà tempi lunghi, più lunghi del previsto e degli accordi internazionali. Il motivo è che non si può distruggere a cuor leggero quella porzione incantevole di ambiente naturale in cui le masserie argentate la fanno da cornice. Il ministero dell’ambiente ritarda i lavori per l’impianto, in attesa che si trovi una soluzione meno devastante, tentando di salvare 10mila ulivi secolari. Carlo Calenda, ministro dello sviluppo economico, chiamato in causa, fa il mea culpa per il ritardo di cui è imputato come responsabile, china il capo e ordina il massacro degli ulivi sulla costa del Salento dove è stato individuata la location per accogliere la parte finale della mega struttura. È nel Salento, in località Melendugno, sul litorale di Santa Foca.

Calenda deve mettere a tacere le banche che potrebbero anche decidere di non erogare i prestiti necessari ai lavori del Consorzio addetto ai lavori. Ma deve silenziare anche la Commissione europea che richiede all’Italia l’accoglienza del mostro marino. Le proteste dei residenti, sono incessanti, ma sembrano cadere inascoltate. I primi 200 ulivi saltano. La Tap Ag, società che ingloba tutte le multinazionali coinvolte nel progetto, tenta di calmare le acque e diffonde rassicurazioni, a cui chissà perché si dovrebbe dare fiducia, tramite i media sull’opinione pubblica. Tenta di rabbonire anche i movimenti No Tap, a cui aderiscono molti sindaci e il governatore della regione, Michele Emiliano. Gli alberi sradicati verranno reimpiantati e non ci sarà inquinamento, dicono “quelli” della Tap Ag. Perché è stata scelta quella costa lussureggiante, meta prescelta dal turismo, resta un mistero. In realtà questo delitto ambientale, che sarà completato a causa del passaggio di miliardi di metri cubi di gas fra lidi e vegetazioni secolari, potrebbe essere evitato, dirottando il gasdotto in zone limitrofe e più consone al controllo dell’inquinamento.

Si potrebbe far approdare il gasdotto direttamente a Brindisi, evitando 55 km di scavi e tubi superflui” afferma il governatore Emiliano. Mentre il progetto attuale prevede una galleria marina insabbiata che riaffiorerebbe nella campagna circostante per poi continuare sul terreno a cielo aperto per 8 kilometri. Nel percorso tutti gli ulivi che incontra verrebbero abbattuti. Perché questo massacro della natura, oltretutto così rigogliosa in quel luogo? Perché non prevedere l’impianto in aree che sono già industriali?

Ma in tutta risposta alle legittime proteste degli abitanti il governo che fa? Manda le sturmtruppen” per bloccare le giuste sollevazioni e favorisce i lavori di espianto degli ulivi, tutelando il lavoro degli operatori del Consorzio, nonostante non fossero stati concessi i permessi all’operazione che tutto ha di selvaggio e strumentale e poco di utile. Le ruspe assassine si sono fermate solo dopo tre giorni per l’intervento del prefetto di Lecce che ha ordinato di sospendere i lavori non autorizzati.

Perché NO Tap

Secondo fonti autorevoli come il gruppo di ricerca energetica (Università Oxford) le riserve di gas dell’Azerbaigian sono discutibili. La Commissione europea ha finanziato il progetto e lo motiva come “alternativa al gas russo”, ma oggi le condizioni sono diverse. La Turchia ha accordi con Gazprom, quindi avrà il gas russo che venderà al mercato europeo con il Tanap. Anche la Grecia ha accordi con il Gazprom che si unirà al Tap. Michele Elia, manager di Tap per l’Italia, dichiara a Report, che non gli importa quale sia la fonte di provenienza del gas. Ergo decade la motivazione sostanziale della Commissione europea. Restano però le spese del gasdotto a carico di tutti i cittadini dell’Ue.

In paesi come l’Azerbaigian e la Turchia in cui vige una dittatura e un’evidente forma di repressione verso i diritti umani, dove non esiste quindi alcuna forma di democrazia, non si può pensare che il progetto del gasdotto possa essere libero da interessi sugli appalti e sui finanziamenti pubblici di miliardi di euro concessi dall’Europa. Quindi il Tap sostiene le dittature fasciste. Basterebbe questo motivo per prenderne immediatamente le distanze, ma il governo Gentiloni, in tal caso nella persona del ministro Calenda, sembra assolutamente prono ai diktat europei.

Il Tap è antiambientalista e antidemocratico. Viene imposto alla regione Puglia, senza considerare alcuna accortezza sull’ambiente naturale e supera qualsiasi contestazione da parte delle istituzioni locali che vi si oppongono. Stravolge quindi la vita dei residenti e l’ambiente, provoca irrimediabilmente la diminuzione del turismo, una delle maggiori risorse economiche nella Puglia, grazie alle bellezze naturali delle coste e della vegetazione. Inoltre sembra proprio che nessuna istituzione italiana che abbia chiesto chiarimenti sulle autorizzazioni per il progetto del gasdotto abbia potuto prendere visione dell’accordo del governo italiano con il consorzio Tap Ag e le norme sanzionatorie previste. Perché il ministro Calenda non è ancora intervenuto per rendere pubblico l’accordo? Ma soprattutto, perché il governo italiano ci sta ancora dentro?

Mafie, narcos sud americani e imprenditori italiani

Sul megaprogetto grava anche l’ombra della mafia, dei narcos sudamericani e di imprenditori italiani. A monte ci sarebbe la Egl, una società lussemburghese, del gruppo Axpo (Svizzera tedesca). Un’inchiesta sul gasdotto da parte della Re Common porta a galla una verità che la commissione europea motiva con la riservatezza sui segreti industriali. Intanto è accertato che la Egl ha ricevuto 3 milioni di euro in finanziamenti per progettare il Tap. Quindi è facilmente deducibile che il gasdotto si realizzerà con i fondi europei erogati ad una società svizzera, il cui ad è Raffaele Tognacca, sulla cui persona grava l’imputazione di “riciclaggio internazionale di denaro mafioso”.

Da un’inchiesta condotta dall’Espresso (link), sembra che il Tognacca abbia stabilito legami, tramite vie traverse, con la ndrangheta calabrese rappresentata nella vicenda da tal Cosimo Tassone, capo di un clan, strettamente legato a una vicenda di cocaina importata dal sud America. L’intermediario per riciclare il denaro sporco, ottenuto dallo smercio della droga, sarebbe stato proprio il Tognacca, tramite una società finanziaria “Viva Transfer”, intestata alla moglie. Assolto dai giudici elvetici per “mancata prova del dolo”. Tognacca sarebbe, quindi, il padrino del Tap

Nonostante tutte le reali motivazioni per dire NO Tap, il premier Gentiloni, ricorda che il Tap “è un progetto di grande importanza economica, dai contenuti rilevanti sul piano della politica energetica per tutta l’Europa. Un progetto di valore strategico per l’economia nazionale italiana”. Una dichiarazione che è un ulteriore oltraggio per chi lotta per la tutela dell’ambiente naturale, contro le mafie e il capitalismo. E mentre il Tar del Lazio, nelle ultimissime ore accoglie l’istanza della Regione Puglia per bloccare i cantieri e l’espianto degli ulivi è importante schierarsi dalla parte dei movimenti No Tap… in ogni caso


Fonti:

L’Espresso: Tap, mafia e soldi sporchi dietro il gasdotto - l'Espresso

Re Common: Perché No Tap né qui né altrove » Re:Common

www.recommon.org › Energia

08/04/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Lifegate

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