Borse di studio e ricerca, il governo punta ai tagli

Finanziamenti mancanti e promesse disattese dal governo: tagliati ovunque i fondi allo studio e alla ricerca.


Borse di studio e ricerca, il governo punta ai tagli Credits: https://www.flickr.com/photos/romecamp/3449980532/

Partiamo con una recente notizia: a fronte della promessa del Governo di stanziare 30 milioni di euro per le borse di studio degli studenti universitari italiani, c’è stata una fortissima riduzione di 10 milioni, tagliando dunque 3.500 borse di studio, che fino a pochi giorni fa erano assicurate. Dieci milioni che però va ricordato non essere esterni, ma che si sarebbero dovuti estrarre da altri fondi interni all’Università, tra cui le “Cattedre Natta”, finanziamenti mai entrati in funzione proposti dall’allora governo Renzi, con cui si sarebbero dovuti finanziare 500 professori con altissime referenze, per insegnare in Italia. Inoltre va ricordato anche che – tipicità del governo italiano sul tema scolastico e universitario – i fondi alle università private sono stati confermati, come ricorda perentoriamente Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale UDU.

La seconda ultima notizia simile ma di grado superiore (a livello di studio) è quella per la quale il 35% delle borse di studio per i dottorati di ricerca universitari promesse a fine 2016 sono state eliminate, passando da 15mila euro di finanziamenti a solo 9mila, per un totale di 16,6 milioni di euro (su 45 milioni) che il governo non elargirà per la ricerca in Italia (e che aveva promesso). Per dovere di cronaca va segnalato che questi 16 milioni di euro verranno versati nel Fondo di finanziamento ordinario delle università italiane (Ffo), e da lì ripartiti tra i vari atenei italiani in base a quanto spetta ad ognuno di loro, secondo un perverso meccanismo di atenei di serie A e di serie B che riflettono l’atavica questione della divisione Nord-Sud del nostro Bel Paese.

Ovviamente queste due notizie seppur diverse sono accomunate dal processo continuativo portato avanti dal governo di tagli continui sull’istruzione pubblica e sulla ricerca, come accade da anni.

Per spiegare meglio queste due notizie è necessario addentrarsi dentro alla storia dietro entrambe, che meglio ci farà capire i ritardi decennali dell’Italia rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea in tema scolastico, e come siamo sempre in fondo alle classifiche meritorie.

Riguardo il taglio dei fondi per le borse di studio studentesche, già dal 2013 la situazione di sarebbe potuta risolvere – ahimè – per lungo tempo: dei miliardi di euro confiscati e sequestrati (22 miliardi nel maggio 2017!) alle mafie in questi anni, si propose di utilizzarne il 3% annui per finanziare il Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio. Questa lodevole iniziativa però non è mai entrata in funzione, anche dopo le denunce parlamentari di SEL, nella persona di Celeste Costantino (ora Sinistra Italiana), e delle varie denunce delle organizzazioni studentesche. L’evasiva risposta della attuale ministra Valeria Fedeli è quella per cui si inoltrerebbe in un “complesso meccanismo contabile”, fatto di rimbalzi tra diversi ministeri e uffici, dei quali nessuno ad oggi “si è reso parte attiva per l’avvio di un procedimento già così complesso”. Infine ha dichiarato che avvierà la procedura e che spera sia attuata entro il 2018.

Leggendo le graduatorie europee, l’Italia elargisce borse di studio solo al 9-10% dei propri studenti, a fronte del 25% in Germania, 30% in Spagna e del 40% in Francia. Nello stesso tempo l’Italia è tra i paesi che pagano più tasse universitarie, come indicato dal Rapporto Eurydice 2017, dalle cui tabelle si evince che paghiamo il 90,20% di tasse in più rispetto agli altri studenti europei, con inoltre un innalzamento delle stesse del 61,10% negli ultimi dieci anni. Palese è l’attacco diretto che viene portato avanti contro l’istruzione pubblica e andando a colpire lo studente singolo, che se impossibilitato a pagare tasse così alte non potrà mai frequentare studi universitari e laurearsi, avendo nettamente molte meno possibilità di trovare lavoro rispetto ai suoi coetanei di fascia d’età laureati. Inoltre, anche se povero ma meritevole con solo il 9,40% di studenti a cui vengono concesse le borse di studio, la possibilità che emerga intellettualmente è sempre più lontana, condannandolo a un lavoro meno retribuito e non facendo scalare l’infame classifica dell’Italia penultimo paese in Europa per numero di laureati, al 20%, superiori solo alla Romania.

Il secondo grosso taglio è stato attuato come scritto nei confronti delle borse di studio dei ricercatori. Ripercorriamo la storia di questi finanziamenti decurtati: il governo stanziò nel dicembre 2016 (ovviamente in piena campagna elettorale in vista del tentato Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016) una sovvenzione di 45 milioni di euro, suddivisi in tagli da tremila euro capite, per tutti i ricercatori e professori associati che ne avessero fatto richiesta dal successivo giugno 2017.

Già solo qui si deve criticare fortemente la volontà governativa di fare questi piccoli interventi spot per brevi finanziamenti, senza avere invece un piano di finanziamenti continuativo e adatto alla qualità della nostra ricerca: difatti l’Italia è il secondo paese dopo la Germania per il numero di progetti di ricerca presentati al Consiglio europeo per la ricerca, ma nessun ricercatore straniero – e solo 14 su 33 nostrani – ha deciso di investire la propria vincita per sviluppare questi progetti in Italia. La famosa “fuga di cervelli” e la ulteriore non entrata di “cervelli stranieri” nel nostro paese è facile da intendersi se si osservano i dati studiati da Consorzio di università Almalaurea: la retribuzione media di un dottore di ricerca occupato nella Penisola si ferma a 1.496 euro mensili netti, contro i 2.295 euro che possono essere raggiunti da un parigrado trasferito in uno dei principali Paesi Ocse. Un divario di 799 euro nelle entrate mensili che si aggiunge al disagio provocato da tempi lunghi nella stabilizzazione, sia nello sbocco tradizionale della carriera accademica che negli eventuali approdi in azienda.

Al di là dei casi specifici, le migliori prospettive internazionali fanno sì che oltre il 70% dei dottori di ricerca italiani ritenga di scovare preferibili opportunità oltreconfine. Per concludere, leggendo i dati esposti da Eurostat, negli ultimi 15 anni l’intensità della spesa nel settore di Ricerca e Sviluppo è cresciuta per lo 0,32% del Pil, fino a raggiungere l’attuale 1,33%. Una media che ci tiene lontani da Germania (2,87%), Francia (2,23 %), Regno Unito (1,70%), oltre che dall’obiettivo fissato al 2020 (pari all'1,53%) e ancor di più da quello europeo del 3%.

Avendo letto questi dati, non ci stupiamo a leggere l’ultimo rapporto dell’Adi (associazione dei dottori di ricerca e dottorandi italiani), il quale se da un lato indica un aumento del 5,5% dei posti di dottorato nel 2017 rispetto al 2016, dall’altro scrive con forte preoccupazione del calo decennale del 41,20% dei posti per i bandi di dottorato. La proposta dell’ADI, tramite la campagna “La Borsa e la Vita”, è dunque quella di un aumento generale del denaro per ogni dottorando, dato che inoltre da circa dieci anni era fermo a poco più di 1.000 euro al mese. Le proposte sono state portate fino alla Legge di Bilancio 2018, che se approvate (sono in discussione in Senato durante la scrittura di questo articolo) daranno 20 milioni di euro di finanziamenti ulteriori, circa 80 euro in più al mese per dottorando. Una magrissima consolazione insomma.

Tornando alla notizia principale, i famosi 45 milioni euro stanziati avrebbero in ogni caso soddisfatto solo il 75% dei professori associati che avrebbero fatto la richiesta, e il 25% dei ricercatori. Infine è accaduto che solo la metà dei professori e dei ricercatori interessati da questa misura si sono attivati per presentare la domanda di richiesta di questi, ripetiamo, pochi e insufficienti fondi, utilizzabili al più per l’acquisto di un computer o di un macchinario con un tetto massimo di 3.000 euro. In questo modo il governo ha potuto ugualmente dare il denaro solo al 75% e 25% del 50% complessivo dei richiedenti, passando da un bacino di 15.000 utenti massimi a una effettiva donazione a 9.466 postulanti. In questo modo il governo ha risparmiato 16,6 milioni di euro.

Perché solo il 50% dei possibili ricercatori e professori ha fatto effettivamente richiesta? Si potrebbe dire che abbiamo tanti ricercatori nullafacenti, a cui non interessano i soldi che il governo generosamente elargisce loro, seppur una tantum. Oppure si potrebbe più verosimilmente dire – come ha scritto la redazione di Roars – che molti di loro avranno potuto avere realmente paura di finire in una lista (proscrittoria?) se indicati come non idonei, condannati al ludibrio accademico, per via di una spesso oscura valutazione da parte dell’ANVUR (lo stesso che oscuramente valuta con le prove INVALSI i liceali). Chi scrive spera infine che quel 50% dei non richiedenti lo abbia fatto per una propria volontà e dignità di persona e studioso/a, che non si deve abbassare a questo panem et circenses governativo, che di “panem” poco si tratta, e di “circenses” nulla.


Riferimenti:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/08/universita-spariscono-3500-borse-di-studio-ridotti-a-20-milioni-lincremento-del-fis/4025930/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/18/universita-il-governo-scrive-male-il-bando-saltano-6mila-finanziamenti-per-associati-e-ricercatori/4043142/
http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201705231251406458&chkAgenzie=ITALIAOGGI&titolo=Capaci,%2025%20anni%20dopo.%20Minniti:%20%22Prenderemo%20Matteo%20Messina%20Denaro.%20Serve%20la%20legge%20sui%20beni%20confiscati%20alla%20mafia%22https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/15/universita-borse-di-studio-con-i-soldi-confiscati-alle-mafie-legge-mai-applicata-fedeli-regole-troppo-complicate/3980355/
https://www.roars.it/online/tasse-alluniversita-siamo-al-terzo-posto-nellue-borse-di-studio-al-minimo/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/15/soldi-confiscati-a-mafie-bloccata-la-quota-per-le-borse-di-studio-dal-2013-mancano-i-decreti-il-ministero-vi-faremo-sapere/3977561/
http://www.scuola24.ilsole24ore.com/art/universita-e-ricerca/2017-11-17/hai-dottorato-se-resti-italia-guadagni-800-euro-meno-171912.php?uuid=AERjMqDD
http://www.scuola24.ilsole24ore.com/art/universita-e-ricerca/2017-11-28/dopo-tedeschi-ricercatori-migliori-sono-italiani-ma-l-italia-e-tagliata-fuori-205807.php?uuid=AEA7GrJD
http://www.scuola24.ilsole24ore.com/art/universita-e-ricerca/2017-10-23/in-ballo-15-milioni-abolire-tasse-e-adeguare-borsa-dottorandi-201851.php?uuid=AEIzFLuC
http://www.scuola24.ilsole24ore.com/art/universita-e-ricerca/2017-11-25/ai-dottorati-serve-riforma-complessiva-anziche-interventi-spot--184857.php?uuid=AEiGqIID
http://www.scuola24.ilsole24ore.com/art/universita-e-ricerca/2017-12-04/tornano-crescere-dottorati-ma-rispetto-10-anni-fa-sono-calati-40percento-194901.php?uuid=AEauRCND--
https://www.roars.it/online/s-nudge-lo-sgambetto-gentile-di-anvur-fondi-fabbr-ed-effetti-della-burocrazia-digitale-anvuriana/
https://www.roars.it/online/il-flop-del-ffabr-un-brutto-scherzo-degli-economisti-renziani-alla-ministra-fedeli/

23/12/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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