Dalla Rivoluzione di Novembre alla Repubblica di Weimar

Le rivoluzioni in occidente stroncate dall’attitudine proditoria dei revisionisti che, nel momento decisivo, si schierano con la controrivoluzione.


Dalla Rivoluzione di Novembre alla Repubblica di Weimar Credits: https://www.lavocedellelotte.it/it/2018/12/03/100-anni-dopo-rivoluzione-e-controrivoluzione-in-germania/

Link al video della lezione tenuta per l’Università popolare Antonio Gramsci su concetti analoghi

Segue da Lotte di classe nel primo dopoguerra

La rivoluzione dei consigli ungherese

In un primo momento, alla luce dei successi della Rivoluzione d’ottobre, le forze rivoluzionarie sembrano ancora poter avere il sopravvento nei paesi europei maggiormente segnati dalla tragedia della grande guerra. In particolare in Ungheria, dopo la conquista dell’indipendenza e la definitiva scomparsa dell’Impero asburgico – a seguito della diserzione in massa dei soldati dei popoli dominati dagli austriaci che aveva provocato, grazie anche all’influenza della propaganda bolscevica, lo sfaldamento dell’esercito – era stata proclamata la repubblica, dopo la fuga in esilio dell’imperatore. I socialdemocratici, che in un primo momento erano stati al governo in coalizione con partiti rappresentanti della borghesia liberaldemocratica, spinti dalle lotte proletarie e, in particolare, operaie finiscono per convergere sulle posizioni rivoluzionarie dei comunisti guidati da Béla Kun, che conquistano il potere nel marzo del 1919, dando luogo alla Repubblica consiliare ungherese, dove consigli è l’equivalente dei soviet russi.

Tempeste rivoluzionarie in Austria, Germania e Italia

Anche nell’Austria prostrata dalla guerra dopo l’affermarsi anche qui di una repubblica democratica, a seguito della ribellione in massa dei soldati contro la guerra, i socialdemocratici hanno ottenuto la maggioranza relativa e guidavano un governo di coalizione con il partito del centro cattolico, mentre i comunisti preparano un’insurrezione che sarà lanciata nel 1919. Il confronto decisivo fra le forze rivoluzionarie, che miravano ad affermarsi nei paesi a capitalismo avanzato, e il blocco conservatore che intendeva, per salvaguardare i rapporti capitalistici di produzione, dare una svolta autoritaria alla vita politica si svolge prima in Germania, poi in Austria e in Italia.

La Repubblica di Weimar (1918-1933)

Nel 1918, destinata ormai a una certa sconfitta, la Germania capitola incondizionatamente senza che le truppe straniere abbiano ancora varcato i suoi confini e mentre le sue truppe occupano ancora l’estremo lembo orientale della Francia. La resa è dovuta, in primo luogo, alla propaganda sovietica che porta la potente flotta tedesca all’ammutinamento e favorisce scioperi insurrezionali nei più importanti centri urbani, in particolare a Berlino e a Monaco, per poi estendersi all’intera baviera. Il Kaiser è costretto a una fuga precipitosa in esilio all’estero ed è proclamata la Repubblica, con un governo di commissari del popolo guidato dal Partito socialdemocratico tedesco (Spd) in coalizione con i socialdemocratici indipendenti di sinistra, che erano usciti dalla Spd nel corso del conflitto per l’appoggio dato dalla socialdemocrazia alla propria borghesia nazionale, principale responsabile di questo spaventoso e insensato macello. Nel frattempo le forze rivoluzionarie spartachiste, sotto la direzione di Karl Liebknecht, preparano l’insurrezione.

Il revisionismo della Spd impedisce il successo della rivoluzione in occidente

Decisivo il ruolo del governo della Spd, per altro maggioritaria negli stessi sindacati, che nel momento decisivo si schiera contro la rivoluzione e anzi lascia campo libero agli squadroni della morte organizzati da militari reazionari e esponenti dell’estrema destra, che scatenano il terrore bianco. A questo punto i socialdemocratici indipendenti di Kautsky rompono con il governo e si schierano con gli spartachisti, che nel frattempo hanno dato vita al Partito comunista tedesco (KPD), ma ormai le sorti della rivoluzione tedesca appaiono segnate.

Il mito reazionario della pugnalata alle spalle

Le forze della destra e le classi dominanti sostengono indirettamente il governo della Spd, in quanto unica forza in grado di reprimere i rivoluzionari senza far trascendere la situazione in una pericolosa guerra civile. In tal modo, sono i socialdemocratici tedeschi a doversi sporcare le mani, ordinando la violenta repressione delle forze rivoluzionarie, aprendo così un abisso fra i partiti dei lavoratori revisionisti e quelli rivoluzionari destinato a non colmarsi più. Inoltre, sono gli stessi commissari del popolo socialdemocratici a doversi assumere la responsabilità di firmare, dopo la resa incondizionata, un trattato di pace punitiva assurdo e inaccettabile come quello di Versailles, che accollava alla Germania tutte le spese e le responsabilità del conflitto mondiale, presto sfruttato abilmente dalle destre che agiteranno il mito reazionario della presunta pugnalata alle spalle da parte delle sinistre all’esercito tedesco altrimenti vittorioso. Quindi, per riconquistare la gloria e il ruolo dominante a livello internazionale perduto, bisognava in primo luogo eliminare questa presunta quinta colonna interna al servizio del nemico.

Il massacro degli spartachisti

I piani della destra – al contrario di quelli della sinistra rivoluzionaria e revisionista, impegnate in un suicida scontro intestino – hanno successo. Tanto più che, come facilmente prevedibile, la maggioranza dei proletari e dei lavoratori salariati non comprende, in quei mesi decisivi del 1918, perché dover rischiare di perdere tutto in un processo rivoluzionario dagli esiti incerti – che avrebbe per altro scatenato le forze vincitrici della guerra contro una Germania ormai in ginocchio – se la socialdemocrazia e gli stessi socialdemocratici indipendenti avevano potuto conquistarsi pacificamente, in un processo elettorale formalmente democratico, la possibilità di formare anch’essi un governo di commissari del popolo, ponendo un operaio a capo dello Stato. Perciò nel momento decisivo la maggior parte dei proletari non danno il necessario supporto ai rivoluzionari comunisti impegnati nello sfortunato tentativo di realizzare la Rivoluzione in occidente.

Così, nel Gennaio del 1919 vi è una imponente manifestazione a Berlino che diviene presto insurrezionale arrivando a uno scontro armato con gli apparati repressivi dello Stato inviati dal ministro degli interni della Spd Noske – non a caso nel 1933 premiato da Hitler, divenuto capo del governo, con una onorificenza. La maggioranza degli spartachisti (che avevano dato vita al Partito comunista della Germania) nonostante il parere negativo di una delle sue più geniali dirigenti, Rosa Luxemburg – che considera tale tattica prematura e, quindi, in quelle condizioni avventurista e, perciò, destinata all’insuccesso – tenta di prendere il controllo della città. I dirigenti del governo della Spd, allarmati per una possibile rivoluzione socialista, non esitano a far reprimere con la violenza degli apparati repressivi dello Stato borghese la parte più combattiva e cosciente del movimento proletario tedesco, ricorrendo anche al terrore bianco dei Freikorps, veri e propri squadroni della morte, impegnati a dare la caccia e ad assassinare i dirigenti comunisti. Così, i massimi esponenti del movimento rivoluzionario, a partire da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, dopo che la repubblica consiliare sorta a Berlino è stata presto repressa nel sangue, sono catturati dai Freikorps, torturati e barbaramente trucidati.

La tragica fine in Germania delle Repubbliche dei consigli e il conseguente scatenarsi del terrore bianco

Nel mese di aprile è stroncata, con il supporto dei violentissimi corpi franchi, la Repubblica sovietica bavarese, soffocata in un bagno di sangue che coinvolge indiscriminatamente operai cattolici e militanti della sinistra socialista. L’azione criminosa dei corpi franchi, negli anni successivi, non si limita alla caccia ai rivoluzionari comunisti, ma si indirizza contro tutte le forze della sinistra socialista e sindacalista. Da allora assassinii politici da parte delle forze della destra radicale funestano tutta la storia della Repubblica di Weimar, arrivando ad assassinare persino leader democratici e liberaldemocratici.

Il governo di coalizione di centro-sinistra

La repressione nel sangue della sinistra rivoluzionaria, di cui la principale responsabilità politica ricade sulla sinistra revisionista, lascia quest’ultima, allora al governo, priva di qualsiasi appoggio a sinistra da parte delle forze radicali. I comunisti, in cui tendono ancora a prevalere posizioni estremiste, avevano boicottato e, quindi, non avevano partecipato alle elezioni per l’Assemblea costituente, nonostante la contrarietà di Lenin e di Rosa Luxemburg. Così, le elezioni vedono una affermazione della socialdemocratica Spd, che nonostante l’astensionismo di sinistra, raggiunge il 40%, ma per governare decide di scendere a patti con forze antiproletarie come il Partito del centro cattolico e i liberal-democratici.

La costituzione della Repubblica di Weimar

Nel 1919 l’Assemblea nazionale costituente, che si riunisce a Weimar – la città dove avevano collaborato i grandi poeti classici e progressisti tedeschi Goethe e Schiller, favorendo lo straordinario fiorire della cultura tedesca, al tempo all’avanguardia a livello internazionale – per rompere con la tradizione autoritaria prussiana che ha come capitale Berlino, dà alla Germina una nuova Costituzione formalmente democratica. Ebert, un ex maniscalco della Spd, ne diviene il primo presidente.

Si tratta di una costituzione decisamente avanzata per un paese a capitalismo avanzato, anche perché costretta a rispondere e contrastare il grande fascino esercitato dalla avanzatissima Costituzione sovietica sulle masse popolari anche tedesche. La Costituzione sancisce per la prima volta in Germania il suffragio universale anche femminile, sul modello sovietico, dà il potere più importante, di fare le leggi, al parlamento e realizza un sistema elettorale integralmente proporzionale, l’unico che possa definirsi formalmente democratico.

Tuttavia, per impedire che una costituzione troppo democratica possa favorire chi vuole espropriare gli espropriatori e socializzare i grandi mezzi di produzione, al Presidente della repubblica, eletto ogni sette anni in modo plebiscitario direttamente dal popolo, sono dati poteri molto ampi, il tutto in un’ottica decisamente bonapartista. Il presidente è, infatti, comandante in capo dell’esercito e può, in caso di necessità, sospendere le libertà civili e prendere le misure necessarie a ristabilire l’ordine. Può, dunque, dinanzi a non meglio definiti pericolo per lo Stato (borghese) imporre lo stato d’assedio, sospendendo a tempo indeterminato tutte le garanzie liberal-democratiche. Così la socialdemocrazia, dopo la violenta rottura con i comunisti, collabora con la borghesia per inserire all’interno di una Costituzione formalmente democratica, la possibilità di impedire qualsiasi nuovo tentativo rivoluzionario, prevenendolo con il ricorso costituzionalmente garantito a un governo di tipo autoritario e bonapartista del presidente. Come vedremo sarà proprio questo famigerato articolo, introdotto in funzione antirivoluzionaria dai revisionisti, che permetterà a Hitler di distruggere costituzionalmente la “democratica” Repubblica di Weimar.

17/03/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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