L’Ifigenia secondo Giuseppe Vecchi

Un’opera contro la guerra.

Con grande piacere e orgoglio pubblichiamo il trailer di Ifigenia, tragedia teatrale diretta da Alessandra Casanova e scritta da Giuseppe Vecchi, poeta e scrittore di cui questo giornale ha più volte ospitato componimenti poetici, con il tag Poesie di classe. Lasciamo alle parole dell’autore stesso il compito di presentare il proprio lavoro, con l’invito rivolto a tutti i lettori di LCF di poter assistere alla messa in scena della tragedia, reintepretata con la consueta intelligenza e acume del poeta casinese (la redazione).

La tragedia si articola in quattro atti. Complessivamente si alterneranno 20 attori, 6 figuranti e il coro.Nel primo atto, dopo l’introduzione del coro e uno sfogo accorato della protagonista, si sviluppa un dialogo tra le due ancelle che l’accudiscono. Gli argomenti trattati spaziano dalla condivisione del dramma che sta vivendo la figlia di Agamennone e Clitemnestra (con le relative implicazioni familiari), sino a considerazioni di carattere più generale, incentrate soprattutto sulla decisa condanna della guerra (motivo dominante del dramma) e la stoltezza degli uomini che, nel proprio dissennato agire, seguono gli istinti più bassi e bestiali, affidandosi altresì alla superstizione anziché al lume della ragione.

Il secondo atto, dopo una fugace comparsa di Menelao, vede l’incontro tra Achille (promesso sposo ad Ifigenia nell’inganno ideato dagli Atridi), Agamennone ed Odisseo. Achille si svela il più umano dei tre interlocutori, ma anche Agamennone mette in luce un fondo di umanità; quella umanità che comunque non può non albergare nel cuore di un padre. Odisseo invece resta caratterizzato per la sua proverbiale astuzia e per l’opportunismo che lo porta sostanzialmente ad ignorare del tutto il sentimento della pietas.

Il terzo atto è un concilio degli dèi, in cui si discute dell’atteggiamento da adottarsi nei confronti del sacrificio di Ifigenia da un lato, e verso la guerra dall’altro. Solo Ares però si scopre a favore di quest’ultima (con una insistenza quasi puerile nel ricalcare e motivare questo suo convincimento), mentre tutti gli altri dèi esprimono contrarietà verso di essa. Al termine della discussione Zeus decide di inviare Hermes in Aulide per portare agli uomini il messaggio in cui si capovolge il vaticinio di Calcante, indicando nel sacrificio di una cerva la sola azione richiesta per riparare all’offesa fatta ad Artemide da Agamennone, che a causa sua aveva chiesto ad Eolo di far cadere i venti, impedendo la partenza verso Ilio delle navi achee.

Il quarto atto vede un accorato dialogo tra Ifigenia ed il padre, intramezzati da interventi piuttosto severi nei confronti di quest’ultimo da parte di Clitemnestra. Interventi che possono far presagire quanto verrà poi da lei fatto al consorte, al momento del suo ritorno a Micene, dopo la vittoria riportata nei confronti di Ilio. Il finale è un appello di Hermes agli uomini, affinché rifuggano lo strazio e l’abominio della guerra, cui fa da contraltare l’intervento finale di Enio, subito dopo quello del coro, che descrive invece gli effetti nefasti di quella che comunque presto si scatenerà.

01/12/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Redazione

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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