Varie sullo scontro tra la Russia e la NATO

Assai diverse sono le valutazioni della guerra fornite dalle due parti in lotta, ma tutto sembra confermare che le perdite ucraine sono devastanti.


Torniamo a parlare della guerra anche se non mancano altri argomenti di nostro interesse. Naturalmente è difficile dare una valutazione obiettiva degli eventi perché le due parti in lotta forniscono versioni diverse dell’accaduto. Per gli ucraini e i loro mentori la controffensiva, cominciata in ritardo, sarebbe un successo; per molti analisti, anche non filo putiniani e per i russi sarebbe un fiasco. Comunque, la tv francese ha riportato la notizia della riconquista di circa 193 chilometri quadrati da parte degli ucraini, il che significherebbe 13 km per 13 km. Un risultato insignificante. Nella sostanza credo si possa dire che la controffensiva ucraina si arena e non progredisce. Putin ha reso noto che da giugno ad oggi sarebbero morti circa 26.000 soldati ucraini, il che significherebbe una strage; cifra ragionevole se si tiene conto che gli ucraini non hanno copertura aerea e soldati adeguatamente addestrati. Tuttavia, vi è una differenza tra il sud e il nord del fronte: a sud gli ucraini starebbero seppur minimamente avanzando, a nord invece i russi andrebbe meglio, dato che stanno espandendosi nella regione di Lugansk. Alla guerra si aggiunge la questione del grano: la Russia non ha rinnovato l’accordo per passare le navi cariche di questo cereale, affermando che gli ucraini le usano per inviare armi ai loro combattenti. L’accordo prevedeva anche l'annullamento di alcune sanzioni alla Russia, cosa che non è avvenuta. Per questo la Russia ha dichiarato che sarebbe pronta a rinnovarlo se viene rispettato in tutti gli aspetti. L’export di frumento dell'Ucraina nel 2021, prima della guerra, era il 7% di quello globale, la quota di questo export che va ai paesi poveri dell’Africa è circa il 20% di detta quota, cioè l’1,4% del commercio globale. Una goccia nel mare della fame. Stiamo assistendo alla distruzione di un paese e agli umanitari occidentali non importa un fico secco, mentre la gente comune continua a vivere come se non accadesse nulla. È terribile.

11/08/2023 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Alessandra Ciattini

Alessandra Ciattini insegna Antropologia culturale alla Sapienza. Ha studiato la riflessione sulla religione e ha fatto ricerca sul campo in America Latina. Ha pubblicato vari libri e articoli e fa parte dell’Associazione nazionale docenti universitari sostenitrice del ruolo pubblico e democratico dell’università.

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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