Ricominciare da Sud

Comunità e Stato a confronto


Ricominciare da Sud Credits: foto di @zak_says

Se l’eguaglianza dei cittadini/e nello stato è solo formale perché la politica è un ‘cielo astratto’ separato dalla ‘terra’ della società civile. Per ripartire da Marx.

di Laura Nanni

Che l’uomo (e la donna, aggiungo) sia un animale sociale lo aveva scritto e sostenuto più di due millenni fa Aristotele, esprimendosi sulla ragione dell’esistenza e della ricerca della felicità.

Dunque, gli esseri umani realizzano se stessi in una relazione, materiale/affettiva/comunicativa, con altri esseri umani; solo questo sarebbe sufficiente a sbriciolare il mito dell’atomizzazione dell’individuo alla ricerca della sua realizzazione personale, che ha reso solo tutti più infelici nella moderna società capitalistica, assoggettata al Pensiero unico, spietatamente ingiusta e diseguale.

L’impressione che l’essere umano e il cittadino non coincidano, è cosa reale, sintomo della separazione del “cielo” dello stato e della politica (in cui vivono cittadini e cittadine eguali, in realtà ‘astratti’), dalla “terra” della società civile (in cui vivono gli esseri umani reali mossi dai loro bisogni materiali e spirituali).

Nell’immaginario siamo liberi-e ed eguali, nella realtà che viviamo non lo siamo.

Questo stato di cose, non sempre percepito da tutti con chiarezza, è il dato da cui partire, evidente nelle disparità di condizioni e diritti della società in cui viviamo, dove non è dato a tutti di poter accedere a servizi essenziali a disposizione di chi ‘se li può permettere’, e, in generale, di poter vivere dignitosamente perseguendo anche le proprie attitudini. Perché questo stato di cose?

Se il diritto alla libertà nella società borghese si basa, principalmente, sul diritto alla proprietà privata (vedi le costituzioni del periodo rivoluzionario francese), se la libertà dell’individuo arriva fin dove non nuoce a quella dell’altro, l’altro è un limite e, in quanto limite, rappresenta divisione e isolamento, l’atomizzazione dell’individuo nella società.

La comunità

La libertà nella comunità si basa sulla relazione con gli altri individui, che mi consentono di realizzarmi come persona con le sue attitudini e caratteristiche. I beni comuni sono al centro del rispetto e dell’attenzione della comunità che li riconosce come utili e di tutti, ognuno-a ci tiene.

In una comunità, ogni persona ha un posto, anche il matterello del villaggio, non viene emarginata.

Tante comunità diverse, non isolate, in relazione, formano una società reale che può dare senso e dare indicazioni ad uno stato.

La riscoperta, il mantenimento, lo sviluppo delle comunità, intendendo per comunità il paese o la rete di più paesini, o la comunità non localizzata territorialmente, quanto piuttosto unificata da un’identità comune riconosciuta, fatta di intenti, basi culturali e disposizioni, ci può dare delle risposte e degli esempi da considerare con attenzione. Comunità e identità diverse si intrecciano, e dove diverse comunità e identità si riconoscono, possono realizzarsi e costruirsi relazioni vere, basate sulla realtà delle esigenze e dei progetti comuni di esistenza e crescita. Dove lo sviluppo ascolta e rispetta luoghi e persone, includendo e non emarginando.

L’Italia ha nella sua storia delle caratteristiche che dovremmo rivalutare più che dimenticare, quella delle autonomie comunali, di cui gli aspetti qualificanti ci potrebbero illuminare.

Paul Ginsborg [1] nel suo saggio “Salviamo l’Italia” uscito nel 2010, mette questa particolarità italiana tra quelle da rivalutare, rispetto ad altre che vengono stigmatizzate efficacemente.

In viaggio

Viaggiando nel meridione italiano, è possibile incontrare e confrontarsi con diverse esperienze che ci possono dare idee, possono fare da esempio, possono rompere tanti stereotipi.

Il meridione, della Magna Grecia cosmopolita, ma anche del Medioevo dell’incontro di popoli e culture che ha dato luogo a fertili crogiuoli culturali, che hanno prodotto molto in passato, i cui tesori architettonici e artistici possiamo ammirare (vedi il palazzo dei Normanni di Palermo, per fare un esempio); questo meridione, oggi, ha dato spazio a eventi e scelte amministrative da cui, penso davvero, possiamo apprendere qualcosa.

Non è il luogo per affrontare il dibattito sulla questione meridionale, ancora all’ordine del giorno, dall’unità d’Italia ad oggi, passando dal governo a due facce di Giolitti, ma vorrei parlare di alcune iniziative che sono diventate realtà di un altro mondo possibile.

Come l’esperienza del comune di Riace in Calabria, in cui il sindaco ha reso cittadini migranti e rifugiati che hanno avuto la possibilità di apprendere e svolgere mestieri, provvedendo al proprio sostentamento e alla ristrutturazione e mantenimento del Bene comune e altre esperienze simili sono in atto. C’è l’esperienza degli agricoltori uniti nel gruppo di Altra Agricoltura, che dalla Basilicata alle altre regioni, ha consentito ad aziende di continuare ad esistere e alle persone di sostenersi nelle difficoltà.

In diversi comuni la riscoperta delle tradizioni culturali, sostenute da Pro loco o associazioni, e lo sviluppo delle stesse, viene proprio dai giovani che non vogliono abbandonare i luoghi d’origine, sperando e progettando. Vedi il gruppo musicale degli Accipiter di Accettura, con il loro folk festival.

Ad Aliano si svolge il festival della Paesologia, ideato da Franco Arminio [2], dove le comunità di paesi impervi della Basilicata ospitano eventi e turisti. Il progetto sottostante è bello, il festival può entusiasmare… importante è evitare che venga strumentalizzato o diventi un luogo di ritrovo per intellettuali e meno, dediti all’esotico, invece che evento propulsivo che abbia incidenza sul cambiamento di rotta. Gli scritti di Franco Arminio sono molto interessanti per capirne il senso.

Ancora l’importanza delle comunità, la vita reale delle persone.

“Solo la superstizione politica immagina ancora oggi che la vita civile debba di necessità essere tenuta insieme dallo stato, mentre, al contrario, nella realtà, lo stato è tenuto insieme dalla vita civile” La sacra famiglia, K. Marx e F. Engels 1845

Note:

[1] Storico inglese naturalizzato italiano, insegna storia dell’Europa contemporanea all’università di Firenze

[2] https://comunitaprovvisorie.wordpress.com/ . Ha scritto,tra gli altri, Terracarne, Franco Arminio, 2011.

03/09/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: foto di @zak_says

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L'Autore

Laura Nanni

Roma, docente di Storia e Filosofia nel liceo. Fondatrice, progetta nell’ A.P.S. Art'Incantiere. Specializzata in politica internazionale e filosofia del Novecento, è impegnata nel campo della migrazione e dell’integrazione sociale. Artista performer. Commissione PPOO a Cori‐LT; Forum delle donne del PRC; Stati Generali delle Donne.

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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