“Trepido seguo il vostro gioco”. Quando la letteratura racconta lo sport

Il verso della poesia di Saba è diventato il titolo di un’antologia di sport e letteratura curata da Donatello Santarone per la casa editrice Zanichelli. In sei capitoli lo sport viene raccontato grazie a 27 autori della letteratura mondiale.


“Trepido seguo il vostro gioco”. Quando la letteratura racconta lo sport

Un verso della poesia di Umberto Saba, Squadra paesana, presta il titolo all'antologia di sport e letteratura curata per Zanichelli da Donatello Santarone. Sei capitoli dedicati al calcio, alla boxe, al ciclismo, alla maratona, al baseball e al calcio, in cui le diverse discipline sono raccontate grazie a ventisette autori della letteratura mondiale, tra i quali Eduardo Galeano.

di Lelio La Porta

“Trepido seguo il vostro gioco” è il verso di una poesia di Umberto Saba intitolata Squadra paesana e raccolta nelle Cinque poesie per il gioco del calcio del 1934. Ora il verso della poesia del poeta di Trieste è diventato il titolo di un’antologia di sport e letteratura curata da Donatello Santarone per la casa editrice Zanichelli. 

L’autore distribuisce in sei capitoli, dedicati al calcio, alla boxe, al ciclismo, alla maratona, al baseball e al calcio mondiale, le pagine di 27 autori della letteratura mondiale del Novecento che si sono interessati a questi fenomeni sportivi. Ogni capitolo è introdotto da una breve, ma efficace, ricostruzione della storia di ciascuno sport da cui, ad esempio, si viene a sapere che la prima vittoria ai punti in un incontro di pugilato va fatta risalire al match fra il giovane Darete e il vecchio Entello descritto da Virgilio nel quinto libro dell’Eneide. Inoltre, lo stesso episodio virgiliano narra, di fatto, del primo ritorno sul ring, ben in anticipo su quello di Cassius Clay, conosciuto nella storia della boxe.

Ci sono da leggere anche le pagine dell’appena scomparso Eduardo Galeano, lo scrittore uruguayano noto per le sue peregrinazioni a causa dei golpe sudamericani. Infatti fuggì dal suo paese nel 1973 a causa del colpo di Stato e si rifugiò in Argentina da dove, dopo il golpe del 1976, dovette riparare in Spagna per tornare in patria soltanto nel 1985. Il suo impegno civile lo portò a far parte della commissione di controllo delle elezioni in Venezuela che videro la straripante vittoria di Chavez e si batté, contro l’opinione dei cronisti occidentali, nel sostenere l’assoluta regolarità di quelle elezioni. Ma Galeano era un grande appassionato di calcio, come ricordava anche Minà pochi giorni fa dalle colonne del quotidiano il manifesto; a tal punto appassionato che, invitato a Roma per assistere ad un incontro del campionato italiano, non volle saperne di allontanarsi dallo stadio qualche attimo prima del fischio conclusivo per non perdere la gioia del pubblico inneggiante alla propria squadra vincitrice. Ricorda Santarone (p. 226) che per Galeano “il calcio è un fenomeno contraddittorio, fatto di profitti miliardari e di corruzione e, insieme, di felicità e di creatività, un gioco alienante e narcotizzante e allo stesso tempo liberatorio”. Altro era il parere del nostro Gramsci, come ricordato poco tempo fa (11 aprile) da un articolo sull’inserto settimanale “Alias” de il manifesto; per lui il calcio era (l’articolo gramsciano da cui sono tratte le citazioni si intitola Il footbal e lo scopone e è datato 26 agosto 1918) esercizio di un’iniziativa definita da una legge: “Le personalità si distinguono gerarchicamente, ma la distinzione avviene non per carriera ma per capacità specifica; c’è il movimento, la gara, la lotta, ma esse sono regolate da una legge non scritta, che si chiama lealtà e viene continuamente ricordata dalla presenza dell’arbitro”. Il calcio definito da Gramsci, anche per una questione di tempo storico, ha i caratteri della felicità, della creatività e della liberazione, ma non ancora quelli dei soldi e dell’alienazione di cui scriveva Galeano. Santarone riesce con il suo lavoro che, originariamente, è indirizzato al pubblico degli studenti delle scuole medie superiori, ma che dovrebbe essere letto anche dai cultori disinteressati dello sport in genere, a risvegliare, attraverso le pagine dei poeti e dei narratori che prende in considerazione, la passione sportiva, quel considerare lo sport come un fatto della vita più che come un evento mediatico che si segue più per abitudine che per vero appassionamento. Per questo credo che, rivolgendosi alle studentesse e agli studenti in apertura del suo lavoro, scriva: “Poeti e narratori sono attratti dalle storie concrete di vita e di gioco di calciatori, ciclisti, pugili o da eventi sportivi importanti. Da tutto questo essi traggono «carne e sangue»  per le loro storie: lo sport si trasforma così in una potente allegoria di sé e del mondo”.

Nell’ottica di riproporre il calcio come “il gioco più bello del mondo”, Santarone non trascura i fenomeni legati agli ultras e al razzismo, alle curve deliranti e agli striscioni demenziali; in questo senso, sarebbe stato forse utile insistere ancora di più sugli aspetti della politicizzazione da parte della destra estrema delle curve, in specie di quelle di alcuni stadi italiani. Ma se pensiamo che a questo quadro di attualità sconfortante Santarone contrappone la Triestina di Saba e il grande Torino, Cassius Clay, Bartali e Coppi, Zatopek, la palla da baseball che Bobby Thomson spedì fuori dallo stadio e che Don DeLillo usò come occasione per scrivere quell’importante romanzo sulla guerra fredda intitolato Underworld, allora ci si può approcciare al lavoro con serena fiducia nelle sorti magnifiche e progressive dell’umanità anche a fronte dell’imbecillità diffusa.

A proposito del grande Torino: a p. 3 del suo lavoro Santarone propone la foto di alcuni calciatori (Mazzola, Gabetto, Piacentini, Santagiuliana, Janni, Rigamonti, Loik, Bodoira) di quella formidabile squadra, rappresentati in un manifesto di sostegno alla Repubblica nel referendum del 2 giugno del 1946 in cui dichiarano: “Siamo lavoratori e come tutti i lavoratori italiani voteremo per la Repubblica. Votando per la Repubblica e per il Partito Comunista Italiano si è certi di realizzare il goal della vittoria per la rinascita del PAESE. Sportivi italiani! Al due giugno, tutti insieme, tiriamo il calcio di rigore contro la monarchia fascista, e tutti insieme avremo il goal prezioso della vittoria: REPUBBLICA – PACE – LAVORO. VOTATE PER LA REPUBBLICA! PER IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO!”

Quindi, anche se spesso, come ricorda l’autore, il calcio e lo sport in genere sono utilizzati come “arma di distrazione di massa”, ci sono fulgidi esempi che mostrano come non sia stato sempre così. 

Leggere poesie e narrazioni che ce lo ricordano fa bene in questi tempi bui.

18/04/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Lelio La Porta

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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