Piombino: oltre la città-fabbrica

Le ex acciaierie Lucchini di Piombino, fra una cessione aziendale e un’altra, hanno chiuso i battenti dal 2014. Qui si intrecciano i problemi del diritto al lavoro e del diritto alla salute.


Piombino: oltre la città-fabbrica

Dopo oltre un secolo, l'ultimo altoforno di Piombino si spegne il 24 aprile 2014: una data simbolo. Dopo questi anni, vissuti appesi all'illusione Cevital, gruppo facente capo al magnate algerino Issad Rebrab, i lavoratori e la città aspettano di capire che cosa succede con la nuova proprietà JSW, guidata dall'indiano Jindal; questi incontra sindacati, lavoratori e cittadini il 31 luglio.

L'associazione Coordinamento Art.1-Camping CIG (C. CIG) è attiva dal 2015; raccoglie appunto soprattutto cassintegrati ex Lucchini. Trasversale sia sotto il profilo sindacale, sia sotto quello politico, antifascista e antirazzista, il C. CIG deriva il suo nome dai campeggi di lotta organizzati in città, nonché dalla sigla della cassa integrazione guadagni (Cig). Dopo avere interpellato clamorosamente alcuni mesi fa l'allora titolare del Ministero dello sviluppo economico (Mise), Carlo Calenda (Pd), ha ottenuto un incontro formale al Mise il 10 luglio 2018 con il viceministro leghista Dario Galli, grazie all'interessamento del senatore De Falco (M5S).

Paolo Francini, storico animatore delle lotte, ha illustrato i contenuti dell'incontro, nel corso di una conferenza pubblica, organizzata dal C. CIG il 26 luglio. Il C. CIG valuta l'incontro come un segnale positivo, da parte del nuovo governo, di disponibilità all’ascolto di una delle voci attive fra i lavoratori e nel territorio. Nell’incontro i lavoratori hanno posto un ampio ventaglio di quesiti agli interlocutori, i quali hanno dimostrato di essere bene informati sulla recenti vicende della siderurgia piombinese, nonché di essere in buona misura condizionati dagli accordi già raggiunti tra le varie parti durante il governo Gentiloni.

Francini ha dichiarato che, su alcuni quesiti, il C. CIG valuta positivamente le risposte:

Colaggio di acciaio da forno elettrico. Il Vice Ministro ha confermato che entro 18 mesi deve essere realizzata la progettazione del forno elettrico e deve esserne avviata materialmente la costruzione. Se ciò non avvenisse, assicura Galli, il Ministero avvierebbe le procedure per riacquisire lo stabilimento sotto la gestione dello Stato. In ogni caso il C. CIG sarà invitato al MISE per una valutazione della situazione allo scadere dei 18 mesi. Il C. CIG giudica importante che JSW debba ritenersi impegnata sin da subito per la realizzazione di colaggio da forno elettrico.

Agevolazioni pubbliche, concessioni e incentivi. Saranno condizionate temporalmente alla effettiva realizzazione di quanto prospettato negli accordi. Il C. CIG ha preso atto con soddisfazione della conferma di questa impostazione.

Sorveglianza ministeriale e garanzia dei controlli. La richiesta del C. CIG di prolungare la sorveglianza ministeriale sulla gestione dello stabilimento oltre il biennio e fino a compimento degli investimenti è stata recepita favorevolmente dal Vice Ministro, che ha inoltre ribadito che il Governo assicurerà una sorveglianza pubblica ben più rigorosa che in passato.

Su alcuni argomenti, come bonifiche, indotto, ammortizzatori sociali non c’è stato lo spazio sufficiente per fare i necessari approfondimenti.

Risposte negative ci sono state invece su:

Introduzione nell'accordo di programma di precise penali in caso di inadempienza di JSW rispetto agli accordi sottoscritti. Il Vice Ministro ha negato questa possibilità. Il C. CIG osserva che ciò appare in contraddizione con l’affermazione di voler esercitare un controllo pubblico rigoroso sugli adempimenti di JSW.

Documenti definitivi del piano industriale e dell’accordo di programma, da rendere disponibili per la collettività locale prima della firma conclusiva dell’Accordo di Programma. Questa richiesta è stata esplicitamente respinta. Il C. CIG ritiene grave e sorprendente che ci si allinei al precedente esecutivo nel ritenere che una collettività debba subire pesanti condizionamenti della sua evoluzione socio-economica per i prossimi decenni senza avere la possibilità di esaminare i testi integrali e definitivi di quei documenti, ad oggi inaccessibili ai consiglieri comunali della Val di Cornia, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni di categoria e della società civile. La città deve vedere le carte e giudicare sugli atti sottoscritti, non sulle parole, sottolinea Francini. Altrimenti si ricomincia con il gioco al rinvio già sperimentato con Rebrab.

Sui contenuti e la pratica della democrazia partecipata, il C. CIG non mancherà di continuare a vigilare, a cominciare appunto dal passaggio di proprietà da Rebrab a Jindal, nonché dai contenuti e dalla concreta attuazione dell'Accordo di programma, sottoscritti poco prima dell'iniziativa del C. CIG, dei quali quest'ultimo rivendica la tempestiva pubblicazione. In ciò, conta sull'appoggio dei capigruppo Pasquinelli (M5S) e Callaioli (Prc); Pasquinelli assicura che intanto fornirà alla cittadinanza la bozza dell'Accordo di programma, del quale è appena entrato in possesso.

Callaioli ricorda pure come l'amministrazione comunale piombinese a guida Pd si sia mostrata subalterna nei confronti di Rebrab e paventa nuove varianti urbanistiche ad aziendam. Gli fa eco Preziosi, ricordando che le non più rinviabili bonifiche sono sì un colossale impegno ambientale, ma costituiscono pure una premessa per l'installazione di nuovi impianti (acciaieria elettrica eccetera). La questione bonifiche echeggia anche nelle parole di Gianardi (associazione Restiamo umani): a suo dire, grande merito del C. CIG è quello di avere sempre operato per saldare la mobilitazione per il diritto al lavoro con quella per il diritto alla salute e a un ambiente vivibile per i lavoratori e la popolazione, così come per le generazioni future; il C. CIG è un'associazione formata soprattutto da operai industriali, la quale ha avuto il non facile coraggio di dire basta alla produzione di acciaio mediante l'altoforno e la cokeria, collocati a ridosso del quartiere Cotone-Poggetto, impianti che hanno rovesciato per decenni idrocarburi policiclici aromatici cancerogeni sugli addetti e sulla città.

Tocca a Mauro Sozzi, per lunghi anni tecnico di punta delle locali acciaierie, ricordare i seri problemi operativi per realizzare i progetti di acciaieria preannunciati da JSW, a cominciare dall'elevatissimo fabbisogno elettrico, senza dimenticare che lo stesso Jindal può produrre acciaio in India a costi molto minori; che lo stesso gruppo potrebbe rientrare in gioco per l'impianto di Taranto, qualora la partita venisse riaperta e di conseguenza magari cambiare programmi per Piombino; che quanto presentato finora dalla nuova proprietà rappresenta al massimo una carta d'intenti, non certo un piano industriale degno di questo nome. Forti perplessità sugli impegni di JSW vengono manifestate anche da Massimo Lami (Usb), il quale propone una propria distinzione tra la natura imprenditoriale di un padrone quale Rebrab, e la logica arbitraria che impregna le multinazionali come JSW. Lami non manca di sottolineare la grave mancanza di partecipazione da parte dei lavoratori, registrata nella stessa assemblea generale del 24 luglio, che ha visto la presenza di circa 150 persone su circa 2.000 dipendenti diretti, in larghissima misura cassintegrati.

Claudio Gentili entrò in fabbrica all'età di diciassette anni: lui e un altro campeggiatore, Giancarlo Chiarei, ex operaio Magona, a lungo protagonisti della sinistra di fabbrica, sono fra gli attenti e consapevoli depositari della memoria vivente della città-fabbrica. Nel suo intervento conclusivo, proprio Gentili ribadisce l'impegno del C. CIG a tenere vivo e attento il pensiero critico sulla vicenda delle acciaierie, come è stato per tutta l'era Rebrab, quando istituzioni e sindacati maggioritari applaudivano il magnate algerino, proclamato uomo dell'anno da una rivistina locale... Il C. CIG proseguirà anche nello sforzo di costruire collegamenti fra lavoratori e lavoratrici delle diverse realtà siderurgiche italiane, mentre né le istituzioni né i sindacati maggioritari hanno realizzato almeno un convegno comune fra le realtà di Taranto e Piombino. A livello locale, viene rilanciata la proposta di costruire un fronte comune innanzi tutto fra le diverse realtà del lavoro industriale e comunque dipendente, a cominciare dai dipendenti dell'indotto, i più duramente provati dalla crisi; da commercianti e artigiani messi alle strette dal calo generalizzato del reddito; da donne e giovani attenti alla qualità del lavoro e a quella dell'ambiente, nodo ineludibile per alimentare nella Val di Cornia un futuro, in cui la produzione dell'acciaio pulito conviva finalmente con un'agricoltura e un turismo moderni, rispettosi della natura.

L’autore è membro dell’associazione Restiamo Umani

04/08/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Paolo Gianardi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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