Cultura, turismo e Pil

Nella società capitalistica si produce tempo libero per una classe mediante la trasformazione in tempo di lavoro di tutto il tempo di vita delle masse.


Cultura, turismo e Pil

Se leggessimo di più, se la passione del leggere fosse poi accompagnata dalla passione del guardare, capiremmo meglio l’importanza di una considerata ovvietà, ovvero come cultura e turismo siano punti di forza da valorizzare praticamente in ogni luogo d’Italia per contribuire allo sviluppo del territorio.

Abbiamo a disposizione numerose analisi tecniche che rafforzano l’idea che le città debbano investire nella cultura per poter ricevere un incremento del turismo che a sua volta produce un incremento del Pil, rafforzandone l’indotto. L’Istituto Tagliacarne, Nomisma, le Università Bocconi di Milano e Cà Foscari di Venezia, il Gruppo Economisti dell’Università di Brema per una politica economica europea alternativa sono alcuni dei soggetti che hanno studiato il fenomeno dell’importanza della cultura per ciascuno di noi a livello etico, per il gusto del bello che alberga in tutti e a livello economico.

Per un territorio la cultura è importante a livello economico, sia per il settore in sé sia per i settori correlati: strutture ricettive e gastronomiche, trasporti e terziario. Insomma, la cultura può generare occupazione e miglioramento delle infrastrutture. Un interrogativo che si trova ancora poco esplorato nel mondo accademico è legato al fatto di studiare fenomeni culturali con gli strumenti economici.

Al momento l’economia dell’arte tratta il fenomeno del consumo di arte. Va, quindi, ricordato come l’attività produttiva sia divisa ancora nei settori progressivo e stagnante e come la sostanziale differenza sia data dalle opportunità di incorporare il progresso tecnologico. Detto così, è evidente come i beni e i servizi culturali siano nel settore della produttività stagnante dove ci sarà sempre bisogno del lavoro umano e del sostegno economico pubblico.

Molte città e parecchi territori tentano di candidarsi a “capitale” della cultura, spesso con faraonici progetti che già da una rapida lettura appaiono per quello che sono, ovvero autentiche “bufale” di appariscenti politici. È vero che sembrerebbe inopportuno che di cultura si parli soltanto per il risvolto economico o che ne tratti soltanto l’economista. Karl Marx scrisse che “nella società capitalistica si produce tempo libero per una classe mediante la trasformazione in tempo di lavoro di tutto il tempo di vita delle masse”. Quindi, è evidente come al fenomeno della cultura come settore economico sia necessario la partecipazione di tutti coloro che hanno a che fare con una città, con un territorio. Oggi il capitalismo produce sempre tempo libero per la classe dominante (e capitalistica, liberista) e continua a trasformare in tempo di lavoro tutto il tempo di vita delle masse, andando a cercare e reclutare masse provenienti da migrazioni di popoli. Così a fare i lavapiatti nei ristoranti incontriamo somali, eritrei o siriani. Così a fare i turni orari notturni e festivi negli alberghi e nei supermercati troviamo pachistani, indiani e cinesi.

A tanti, tutti i sindaci, anche a quelli che domenica prossima vinceranno i ballottaggi, dovrebbe essere chiesto: dove finisce la tassa di soggiorno che le strutture ricettive raccolgono per le casse comunali dai turisti ospitati, che destino ha la tassa di soggiorno, ne ha anche per l’ambito della cultura?

17/06/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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