Xylella: la scienza falsa al servizio del capitale

In Puglia la Xylella è presa a pretesto per trasformare in senso capitalistico l’agricoltura, mettendo in campo i falsi della scienza asservita al potere e con pregiudizio per la libera scienza


Xylella: la scienza falsa al servizio del capitale Credits: https://www.ilbarbuto.blog/2019/05/07/xylella-lo-strano-caso-dellalbero-prima-infetto-e-poi-no/

Due recenti sviluppi della questione Xylella in Puglia ci danno contezza del castello di falsità costruito in questi anni al solo scopo di eliminare tutti i vincoli normativi e sociali che gravano sugli alberi d'ulivo secolari e monumentali per avere le mani libere e gestire la terra secondo la logica neo-liberista di sfruttamento delle risorse naturali al fine di trarre il maggior profitto possibile, ovviamente a scapito delle comunità locali e dei piccoli produttori.

Per capire meglio, facciamo un passo indietro. È il 2013 quando in Puglia uno scienziato del CNR di Bari, il prof. Martelli, ha una folgorante illuminazione: suggerisce di cercare la presenza del batterio di Xylella fastidiosa tra gli ulivi colpiti dai disseccamenti. E così, dopo aver ritrovato il batterio su alcuni ulivi della zona di Gallipoli, la Regione Puglia emana la Delibera di Giunta n. 2023/2013 con la quale da un lato parla di Xylella come concausa dei disseccamenti, accanto a funghi parassitari e altri patogeni (chiamando la sindrome, appunto, CoDiRo, ossia Complesso del disseccamento rapido dell'Olivo), ma dall'altro lato segnala la presenza del batterio all'UE, la quale chiederà allo Stato membro di contenerne la diffusione. L'UE non parla ancora di abbattimenti. Questi saranno ordinati solo a seguito della pretestuosa segnalazione, da parte dell'Italia, che tutta la Provincia di Lecce risulta infetta, anche se i monitoraggi, all'epoca, erano sparuti e le prime analisi restituivano una scarsa diffusione (circa l'1% delle piante era positiva alla presenza del batterio). Nonostante ciò, gli scienziati pugliesi, che nel frattempo avevano ottenuto una serie di normative regionali e nazionali a loro favorevoli, iniziarono a terrorizzare la popolazione parlando di milioni di ulivi infetti, tutti da abbattere.

La folgorante illuminazione del prof. Martelli, però, non fu tale. La Procura di Lecce nel 2015 ha aperto un'inchiesta, oggi chiusa con l'archiviazione (ma su questo ci torneremo a breve) dimostrando che il mondo accademico barese coinvolto nella vicenda nonché gli ispettori fitosanitari regionali erano al corrente già dal 2004 dei fenomeni di disseccamento, mentre già dal 2010, anno in cui si tenne a Valenzano (BA) un convegno sulla Xylella (e in cui è dimostrato che è stato introdotto per la prima volta in Italia un campione di batterio a scopo di studio), gli scienziati pugliesi erano al corrente che il batterio rappresentava un problema e poteva essere una concausa dei disseccamenti, ma solo nel 2013, ossia 9 anni dopo la comparsa dei primi disseccamenti degli ulivi e 3 anni dopo la conoscenza della diffusione del batterio, l'istituto fitosanitario regionale si è mosso. Come mai tutti questi anni di silenzio?

Giova rilevare che dagli atti di indagine si evince come negli anni precedenti alla scoperta del batterio, proprio nella zona focolaio, alcuni soggetti armeggiassero con dei flaconi alla base di diversi alberi e che, per una stagione, sono stati visti dei cartelli con su scritto campo sperimentale attaccati a diversi alberi della zona (bruciati nel 2015, dopo un sopralluogo della polizia giudiziaria), e come gli indagati, appartenenti all'ambiente accademico barese nonché funzionari regionali dei servizi fitosanitari, si contraddicessero tra di loro, durante le escussioni, in merito al racconto dei fatti e dichiarassero il falso. In un atto istruttorio uno di questi aveva con sé un cellulare con la registrazione vocale attivata, poi sequestrato dagli inquirenti.

Il fatto che l'indagine della Procura di Lecce sia giunta all'archiviazione non significa che non si sia arrivati ad una verità o che gli indagati siano innocenti, ma che è oggettivamente complesso dal punto di vista giuridico dimostrare il nesso causale tra la condotta (ricca di contraddizioni, antidemocratica, oscura, confusa e caratterizzata da numerose falsità, come rilevato dai magistrati inquirenti) e l'evento.

Non è un caso che i Decreti Martina (e poi, in continuità, il decreto Centinaio) abbiano dato esclusiva competenza a questi soggetti: Università di Bari, Istituto Agronomico Mediterraneo (IAM) di Valenzano, CNR di Bari, Istituto per la protezione sostenibile delle Piante e Centro di ricerca e Sperimentazione in agricoltura Basile Caramia di Locorotondo (parte della rete Selge di laboratori accreditati).

Intorno a queste figure si concentra quella che si definisce (e che d'ora in poi chiamerò) la Scienza ufficiale (e non la vera Scienza), ossia quella scienza sorretta e protetta dalla politica, che crea normative ad hoc finalizzate a garantire che campionamenti, rilevazioni, analisi e pubblicazioni scientifiche vengano effettuati solo da determinati soggetti e da cui scaturiscono i provvedimenti di abbattimento delle piante.

Sembra assurdo dirlo, ma in questa vicenda la Commissione europea ha avuto un ruolo marginale, perché le sue Decisioni di esecuzione (tra cui quella celebre che impone l'abbattimento di tutta la vegetazione, anche sana, in un raggio di 100 metri dall'ulivo positivo, ossia per un'estensione di 3,14 ettari circostanti) sono il frutto di quanto dichiarato dallo Stato membro, ossia dal Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali (MIPAAF) e dalla Regione Puglia, le cui conclusioni dipendono dalla Scienza ufficiale, in un sistema a roccaforte.

Nel quadro appena delineato un'importanza essenziale rivestono le associazioni di categoria (Coldiretti e Confagricoltura in primis) che spingono, sin dal 2006 (se non prima) a rigenerare l'agricoltura pugliese nell'ottica capitalista dei sistemi intensivi, con piante lavorabili meccanicamente, nonché nell'ottica della bioeconomia, spingendo verso la produzione di biogas e biomasse.

Questa idea, propugnata per anni dalle associazioni di categoria, si è poi concretizzata nel progetto OLVIVA, finanziato con 800.000 euro dal MIPAAF e Regione e gestito dagli stessi soggetti che hanno gestito l'emergenza Xylella, per cui è stata costituita un'associazione temporanea d'Impresa al fine di migliorare e innovare il sistema produttivo olivicolo pugliese. Il progetto si è concluso nel 2011, ma nel 2012 è stato costituito uno spin-off dell'Università di Bari al fine di collaborare con la Agromillora Research SL, centro di ricerca spagnolo, per la valutazione, brevettazione e commercializzazione di nuove selezioni di olive da olio a bassa vigoria, ottenendo per questo il 70% delle royalties sul fatturato annuo derivante dallo sfruttamento del brevetto.

I due progetti, rivelati dai magistrati leccesi, sono stati di fatto riversati nel Decreto Emergenze, che prevede un finanziamento di 300 milioni di euro e concede il via libera agli espianti degli ulivi autoctoni, eliminando tutti i vincoli e il reimpianto di due specie idonee alla produzione intensiva, di cui una brevettata e il cui brevetto è attualmente in mano a tre aziende.

Ma perché è stata scelta proprio la Puglia? Per via del clima, che favorisce la proliferazione di diversi patogeni, per la scarsa conflittualità sociale, per l'abbandono delle terre da parte di molti olivicoltori e, soprattutto, per la presenza di una classe di intellettuali e operatori del settore molto vicina agli ambienti capitalisti. Non è un caso che il Salento sia il primo consumatore in Italia di fitofarmaci e che il consumo sia stato spinto proprio da agronomi e consorzi, che negli anni hanno guadagnato cifre esorbitanti dalla vendita di pesticidi. Come non è un caso che molti progetti di riforma del comparto olivicolo provengano da soggetti politici apicali e rappresentanti di categoria pugliesi.

Il caso dell'albero di Monopoli, prima infetto e poi no.

Il 19 dicembre 2018 il CNR, l'Università di Bari e la rete di laboratori Selge, con nota prot. n. 221/2018, comunicano al Servizio fitosanitario pugliese e, per conoscenza, allo IAM di Valenzano, l’esito degli accertamenti su tre alberi nei quali è stata riscontrata la presenza del batterio (v. riproduzione sottostante), per cui si deve procedere alla distruzione di tutta la vegetazione nei 3 ettari circostanti.

Ma a seguito del sequestro dell'area disposto dalla Procura di Bari (che nel frattempo ha aperto un fascicolo e di recente ha acquisito parte del fascicolo chiuso alla Procura di Lecce, in riferimento alle false dichiarazioni da parte della Scienza ufficiale) e di controanalisi fatte effettuare su quegli alberi, si scopre che quegli alberi risultano non infetti, come comunica la nota del Dipartimento Agricoltura, Sezione Osservatorio Fitosanitario, della Regione Puglia del 6 maggio 2019, prot. n. 6030.

La nota della Regione che sospende le operazioni di abbattimento

Dunque, stando alla ricostruzione effettuata dalla Procura e all'eccessivo protezionismo riguardo tutte le analisi sulle piante, non sarebbe un'idea peregrina quella per cui la stima delle piante infette è totalmente infondata e le analisi finora effettuate, che hanno portato – ahimè – alla distruzione di numerosi ulivi e di tutta la vegetazione nel raggio di 100 metri siano anch'esse false. Non è un'affermazione basata sulla certezza scientifica, ma una deduzione logica, anche perché – s'è visto – la Scienza ufficiale in Puglia non produce certezze mentre la logica può produrne. Del resto non si può nascondere che tutte le prove di inoculo finora siano fallite (ossia che l'insetto vettore non trasmette la Xylella sugli ulivi) e che dalle intercettazioni si evince che la stessa Scienza ufficiale abbia più volte ribadito che la Xylella non provoca i disseccamenti

Un estratto dell’intercettazione

Stando così le cose, come ci si può fidare? Da un lato vi è una forte spinta alla riconversione in senso capitalistico dell'agricoltura, come s'è visto riguardo i progetti attivati, le pubblicazioni delle associazioni di categoria, nonché i finanziamenti già posti in essere o venturi e inseriti nel Decreto Emergenze, dall'altro ci sono tutta una serie di vincoli normativi e sociali che hanno impedito finora gli abbattimenti.

La Xylella, che era già presente ben prima del 2013 e di cui la Scienza ufficiale ne conosceva perfettamente l'esistenza, è un pretesto per consentire facili abbattimenti, un deprezzamento fondiario e una riconversione agricola accentrata e gestita con soldi pubblici. Il delitto perfetto, insomma. Peccato che sulla scena del crimine si lascia sempre qualche traccia, per esempio un'analisi o una dichiarazione falsa.

La partita è ancora aperta e tutta da giocare. Ma per vincerla serve, da parte nostra, la consapevolezza che ci stanno prendendo in giro e che la Scienza, quella vera, non ha bisogno di protezioni da parte della politica e, se lasciata libera, farà crollare il castello di bugie sulla questione Xylella.

20/05/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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