Economia e Lavoro

Iniziamo con questo articolo un serie dedicata alla crisi, al suo sviluppo, e ai suoi aspetti concreti.

Seconda parte dell’analisi del fenomeno dei morti sul lavoro e delle malattie professionali.

Parte 1 di 2. Ogni giorno in Italia muoiono in media 3 lavoratori per infortuni sul luogo di lavoro.

Migliaia di lavoratori e lavoratrici sono alle prese con i cambi di appalto, alla mercé delle amministrazioni locali del PD e della destra che ormai parlano linguaggi simili e assumono, rispetto ai lavoratori meno tutelati, politiche improntate a logiche di mercato.

La bocciatura del rinnovo contrattuale dei lavoratori FCA negli Stati Uniti, parla anche a noi, in Italia.

Sin dagli anni ‘70 si consumano tra diversi economisti le più bizzarre dispute tese a contrapporre alla teoria del valore di Marx argomentazioni di un “marxismo senza Marx”.

La storia recente della costante erosione dei diritti dei lavoratori.

Se la crisi sconfessa le teorie liberiste, meglio dare la colpa a Marx e Keynes.

Il nuovo corso politico di Syriza è ancora più evidente dopo l’ultima affermazione elettorale.

Troppo spesso l’essenza del fenomeno dell’immigrazione è data per scontata ma proprio perciò non è realmente conosciuta

“L’Italia deve tornare a competere”. Una affermazione che industriali e capi di governo in questi anni continuano a mettere un po’ ovunque.

Un pensiero divergente per non addormentarsi.

Una riforma dell’UEM per attribuire alla BCE gli stessi poteri di prestatore di ultima sostanza nei confronti degli stati membri, non può rappresentare la via d’uscita dal regime di austerità.

La lotta degli operai alla Marcegaglia Buildtech di Milano contro licenziamenti e deportazione. Bilancio di una prima battaglia vinta.

Della lotta dei lavoratori dell'Ikea ci siamo già occupati anche su questo giornale quando, il 6 giugno, è stato indetto uno sciopero nazionale che aveva portato la stragrande maggioranza dei lavoratori (circa l'80% del totale, su tutti i 21 punti vendita sparsi sul territorio nazionale) a mobilitarsi contro l'intenzione dell'azienda di disdire unilateralmente il contratto integrativo aziendale.

Le rassicurazioni e i dati diffusi un po’ a caso dal governo non arrestano la crescita della disoccupazione in Italia. L’ultimo rilevamento Istat, diffuso alla fine di luglio sottolinea che a giugno gli occupati sono diminuiti di 22 mila unità rispetto al mese precedente; rispetto a giugno 2014, l'occupazione è risultata essere in calo di ben 40 mila unità. 

Parte V.2 – Il modello cinese tra successi e contraddizioni. Siamo in un mondo globalizzato. L'attuale divisione internazionale del lavoro non permette più alla dimensione nazionale di svilupparsi sufficientemente.

I dati del Rapporto annuale dell’UNCTAD sui flussi di investimenti diretti esteri ci forniscono un quadro che conferma le attuali dinamiche dei sistema capitalistico, nella sua fase di globalizzazione.

I lavoratori dell’azienda di trasporti romana, Atac, protestano per un rinnovo contrattuale che non si vede da un decennio e per le difficili e precarie condizioni di lavoro a cui sono soggetti, e subito il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio parla di «spregio verso il bene pubblico»; un gruppo di lavoratori di Pompei si riunisce in assemblea, il sito archeologico apre con un ritardo di un’ora e quarto e immediatamente il presidente del Consiglio, Matteo Renzi dice di aver provato «una rabbia incontenibile».

Un anno di Social Strike e opposizione al Programma Nazionale delle Riforme del governo Renzi: Legge Poletti, Jobs Act e Buona Scuola e all'austerity imposta dalla Troika. 

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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