In Francia si analizza il mondo giovanile

Leggendo gli studi sociologici sui giovani troviamo due binari: quello della sociologia della "vita di secoli" e quello della sociologia di "generazioni" e ci domandiamo cosa si sta facendo in Italia.


In Francia si analizza il mondo giovanile

PARIGI. I giovani appaiono come un dominio privilegiato di profezia sociologica. Intanto i giovani di oggi saranno gli adulti di domani e così gli analisti e i sondaggisti pensano che seguendoli per osservare il cambiamento dello Stato possano rilevare l'avvio della società futura. Leggendo e parlando di storia contemporanea del discorso politico e mediatico sui giovani pare di trovarsi di fronte a un pendolo dove eclissi si alternano a resurrezioni, dove indifferenza si alterna a curiosità, silenzio con chiacchiere.

La disoccupazione di massa di giovani privi di qualifiche, già nel XIX secolo, introduceva l’approfondimento di studio sul tema del "lavoro di classe / classi pericolose" alternato con il tema di "intellettuali in eccesso" e "intellettuali frustrati", poi "intellettuali precari". Nel periodo contemporaneo la "educazione di massa" si alterna con i fenomeni di "inflazione / svalutazione" della scuola. Il “declassamento delle nuove generazioni” sarebbe la crisi latente, talvolta evidente e a volte silenziosa, dall'inizio del XXI secolo. Senza dimenticare la questione della “delinquenza giovanile” legata a “classi popolari” rampanti: Si imparano i presunti “valori” della virilità alternata alla "cultura anti-scuola". L’aggravamento dalla disoccupazione di massa e la precarietà dei giovani laureati con specifica formazione professionale si affianca a quella “tradizionale” dei giovani privi di qualifiche.

In Francia è in corso una approfondita analisi sociologica per prima abbozzare un quadro "giovani" nella società francese contemporanea e poi interrogare la presunta coerenza di una "crisi generazionale".

In generale si definiscono i "giovani" come la sequenza biografica legata a un duplice processo di accesso: al mercato del lavoro e al mercato del matrimonio che si chiude con la stabilizzazione di un lavoro subordinato e la posizione coniugale. Qualunque sia la tempistica lo “stato professionale e civile” analizzato, almeno temporaneamente, e considerato stabile, definisce una condizione generica che può essere descritta sia come accumulo iniziale di risorse (essenzialmente culturali e formative) sia come famiglia senza incertezza sociale. Studiando gli effetti del prolungamento della scolarizzazione, l'espansione della disoccupazione e della precarietà del lavoro e quelli dello sviluppo della convivenza giovanile, viene evidenziata la trasformazione delle forme socialmente e sessualmente differenziate di condizione giovanile.

Nelle classi popolari, l'allungamento irregolare di scolarizzazione e i lavori con endemica disoccupazione e precariato, hanno ritardato l'accesso a una posizione stabile nel mercato del lavoro. La prolungata dipendenza sia finanziaria sia residenziale dalla famiglia di origine e le esperienze di coppia più o meno precarie contribuiscono a rinviare la formazione di una famiglia.

Anche nelle classi dominanti la condizione giovanile rimane quasi la stessa: i diplomi di istruzione superiore sono resistenti alla svalutazione di titoli di studio e il matrimonio è spesso preceduto da periodi di "convivenza". Al contrario, la condizione giovanile delle donne delle classi dominanti si è trasformata. La maggior parte di loro ha perseguito l'istruzione superiore, ha accesso a metodi contraccettivi e quindi l'accesso alle prerogative e alle "libertà" della vita studentesca.

Il matrimonio perde la sua necessità di una volta e appare, almeno per un momento, come un ostacolo alla carriera, mentre al contrario la convivenza sembra un "compromesso" desiderabile.

Si deve aggiungere che c'è spazio per formule intermedie legate alla mercificazione di accesso all'istruzione superiore, all'espansione del lavoro degli studenti e del processo di smantellamento indotto inflazione-svalutazione titoli accademici. Vanessa Pinto ha rivelato la differenziazione interna nella condizione dello/a studente, dalle posizioni di partenza e futuro e ha studiato l'accesso in modo non uniforme condiviso per lo status di studente: scapoli, differenziazione sociale, diversificazione delle scelte per sesso, la moltiplicazione e la differenziazione dei settori sociali.

I giovani che lasciano la scuola alla fine del liceo o dopo una breve esperienza presso l'Università, i possessori di titoli di studio svalutati, sono i più colpiti dal divario tra le aspirazioni e le opportunità oggettive. La condizione di studente appare come un periodo esplorativo in cui il curriculum funge anche da "précursus coniugale" e un "précursus professionista". Questa nuova condizione di studente, caratterizzata dalla incoerenza di legge e indeterminatezza, apparirebbe come un "periodo di moratoria" (in cui lo spazio di possibilità - professionali e matrimoniali - rimane aperto) e come un graduale adeguamento delle aspirazioni con la graduale chiusura del campo di possibilità.

Chi pensa di individuare in Francia una "crisi generazionale" cerca di caratterizzare il cambiamento in "modalità di generazione", prodotto in tutta la società francese. Louis Chauvel ha elaborato uno studio sulla situazione generazionale vissuta nel 1940, quella vissuta dalle generazioni nate negli anni Cinquanta: "generazioni della crisi" rivolta verso l'espansione della disoccupazione, la svalutazione dei titoli di studio, la diminuzione dei salari e la stagnazione del tenore di vita. In questa prospettiva, l'emergere di "generazione sacrificata" o "sfortunata" deriva dalla specificità della modalità di generazioni nate dopo la fine del 1960, caratterizzata dal sistema scolastico associato alla sua democratizzazione (o sua "massificazione").

Ci troviamo, in Francia, ma possiamo dire in gran parte dei Paesi occidentali davanti al declino del mondo del lavoro, che si estende dal mondo dei dipendenti a quello dei professionisti, alla crescita della disoccupazione e della precarietà del lavoro.

Dopo decenni di crisi, André Orlean ci descrive il capitalismo in crisi:: la regolazione fordista ha avuto successo nel periodo di "stagflazione" del 1973-1982 che precede l'emergere, con l'avvento al potere negli anni Ottanta dei governi (neo)liberisti della Thatcher e di Reagan, del "capitalismo finanziario" ("capitalismo patrimoniale" o "capitalismo neoliberista"). I mercati finanziari ora controllano la proprietà e il controllo che va, con il requisito della redditività, nelle strategie di trasferimento e nel calo dell'occupazione manifatturiera in Europa e negli Stati Uniti, nel mantenimento della disoccupazione di massa, nella pressione sui salari, nel massiccio aumento delle disuguaglianze. Da queste analisi della crisi prolungata, che andrebbero fatte anche in Italia, si possono trarre alcune conclusioni in merito al problema delle generazioni. La trasformazione del modo capitalistico di regolamentare il mercato del lavoro fa sì che la situazione dei dipendenti è sempre più vulnerabile.

Marx, in un passo sulla lotta di classe in Francia, non esita a puntare la critica sulla giovane età delle guardie che schiacciarono i rivoluzionari nel giugno 1848. In aggiunta, l'eco del socialismo tra i giovani è nel migliore dei casi limitata nel periodo 1880-1902. Lo storico Yolande Cohen identifica 702 attivisti provenienti da tutte le organizzazioni giovanili socialiste, la maggior parte di loro sono studenti, vale a dire, in questo momento, una frazione estremamente ristretta di giovani.

La bibliografia sul tema dei giovani e anche sulle loro scelte politiche e il loro impegno in partiti e gruppi sociale è ampia. Qui c’è la “loi travail” che porta in piazza migliaia di studenti e giovani lavoratori precari. In Italia c’è il jobs act e...

17/09/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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