L'Europa a due velocità: Juncker e Tsipras

Tsipras verso l'abbandono di ogni ipotesti di riforma radicale dei trattati.


L'Europa a due velocità: Juncker e Tsipras Credits: https://www.flickr.com/photos/142675453@N02/

Uno spettro si aggira per l'Europa. Sfortunatamente non quello del comunismo, è quello dell'Europa a due velocità. Una proposta che ciclicamente riaffiora come ipotetica soluzione ai problemi di ingegneria costituzionale e che è all'improvviso tornata di moda dopo il referendum sulla Brexit. Ma cos'è, di preciso, questa Europa a due velocità?

La versione di Juncker

La Commissione Europea guidata da Jean Claude Juncker ha pubblicato un Libro Bianco sul Futuro dell'Europa. Di solito queste pubblicazioni sono rituali oppure portano delle linee politiche e istituzionali su cui la macchina europea ha già raggiunto l'unanimità. Nella crisi innescata dal voto leave del Regno Unito, questo libro bianco ci dice comunque alcune cose molto interessanti sulla visione della Commissione Europea.

Innanzitutto, il Libro Bianco fornisce uno schema di quello che la Commissione Europea considera come Europe Today, l'Europa Oggi.

Europa

È interessante notare come la NATO venga considerata come parte integrante dell'Europa odierna. Se pensiamo alla manifestazione di Roma in cui si è visto sfilare gli europeisti con la parola d'ordine dell'esercito europeo e i cartelli che chiedono i carri armati blu contro Putin, il posizionamento di Juncker e della Commissione è chiaro: l'esercito europeo esista già, si chiama NATO. Con buona pace anche di chi sogna l'Europa federata per smarcarsi da Trump.

La parte più interessante del Libro Bianco è però quella in cui la Commissione delinea i possibili scenari di riorganizzazione dell'Unione da qui al 2025. Lo scenario che qua ci interessa particolarmente è il terzo:”Quelli che vogliono fare di più, fanno di più”. Secondo la Commissione il problema principale è che i cittadini percepiscono una distanza troppo grande tra i buoni propositi dell'Unione e la capacità di fornire risultati. Questo terzo scenario sembrerebbe colmare, almeno per i paesi che vogliono e fanno di più, questa distanza. I possibili benefici di questa opzione potrebbero essere un nuovo sistema giudiziario in grado di garantire la giustizia a livello più alto, risolvere i problemi sulla proprietà e diritti sollevati dalle nuove tecnologie informatiche, armonizzare la giurisprudenza e i diritti del lavoro, usare risorse comuni contro gli attacchi informatici e per nuovi droni militari. Droni militari a scopo umanitario, ovviamente.

Lo scenario preferito dalla Commissione sarebbe che tutti gli stati membri approfondiscano l'integrazione. Viste le resistenze e i rallentamenti, viene introdotto questo scenario a più velocità in cui l'idilliaco quadro di cooperazione senza perdite è riservato solo a quelli che vogliono e fanno di più. Il messaggio, neanche troppo nascosto, è che coloro che vogliono fare meno devono aspettarsi che le soluzioni trovate caso per caso non siano così vantaggiose. Anzi, come si vorrebbe dimostrare con le trattative sulla Brexit, che le condizioni sarebbero apertamente punitive.

La versione di Tsipras

L'unico capo di governo europeo – nominalmente – di sinistra radicale ha avanzato sul sito efsyn.org una proposta alternativa: l'Europa a più opzioni.

Tsipras condivide con la Commissione il giudizio negativo sull'opzione secondo cui l'Unione dovrebbe diminuire le sue funzioni fino a rimanere un semplice mercato unico. Secondo il leader greco, i diversi livelli di integrazione dovrebbero comunque implicare la solidarietà tra gli stati europei. Andando al lato pratico, Tsipras elenca quattro punti:

  1. Accettazione del Trattato di Lisbona e di tutti gli altri trattati europei da parte di tutte le parti in causa;
  2. Abbandono di ogni ipotesi di ritiro dai livelli di integrazione attualmente raggiunti nell'Unione Monetaria e nell'Area Schengen di libera circolazione delle persone;
  3. Rinuncia alla costruzione di gruppi esclusivi come un ipotetico nocciolo duro dell'Unione Monetaria a cui altri paesi non possano accedere;
  4. Conservazione delle politiche di coesione e convergenza dell'Unione.

A questa prospettiva dovrebbero lavorare movimenti, sindacati e partiti della sinistra, verdi e socialdemocratici.

Appare effettivamente difficile capire quali esattamente siano le opzioni diverse nell'Europa di Tsipras. Per di più, il percorso intrapreso dal leader di SYRIZA è sempre più scivolosamente verso destra. Pur di scongiurare la ristrutturazione da destra dell'Unione - che effettivamente è già in corso – Tsipras opera un notevole cambiamento di linea anche rispetto all'accettazione del memorandum di austerità. Se il memorandum è stato firmato sotto il ricatto delle istituzioni europee, questa proposta sembra rinunciare del tutto anche a qualunque prospettiva di riforma radicale dei trattati.

Verso le elezioni in Grecia?

La proposta di Tsipras per l'Europa a più opzioni non ha avuto una grande eco. Ciononostante, sembra far parte di un percorso piuttosto chiaro verso le elezioni anticipate ad Atene.

Il V Congresso del Partito della Sinistra Europea si è chiuso con la formazione di un chiaro asse tra SYRIZA e la maggioranza di Die Linke, la linea della costruzione di alleanze ad Atene e a Berlino significa costruzione di alleanze di centrosinistra. Tsipras spera in una vittoria dell'SPD alle elezioni federali tedesche e in un governo SPD-Linke-Verdi che blocchi la ristrutturazione da destra dell'Unione, che rispetti i quattro punti sopra elencati. Significativamente, la versione inglese dell'articolo è stata pubblicata su una rivista della Fondazione Friederich Ebert, il centro di ricerca dell'SPD. In Grecia, il governo Tsipras si basa su una maggioranza parlamentare di soli due voti e sull'alleanza col partito di destra ANEL, ormai ridotto a uno scheletro. Con i sondaggi in calo e ormai una parte del Comitato Centrale di SYRIZA che chiede elezioni anticipate, Tsipras potrebbe voler costruire un nuovo centrosinistra greco da portare alle elezioni forte del centrosinistra tedesco. Tutto questo, ovviamente, ammesso e non concesso che non continui il regno di Frau Merkel.

22/04/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Paolo Rizzi

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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