La guerra imperialista in Ucraina

La guerra imperialista in Ucraina. Mistificazione della realtà e ribaltamento dei fatti. La guerra in Ucraina non si è fermata. Formalmente è ancora in vigore la tregua firmata lo scorso 12 febbraio 2015 a Minsk, ma di fatto i bombardamenti continuano ogni giorno.


La guerra imperialista in Ucraina

La guerra imperialista in Ucraina. Mistificazione della realtà e ribaltamento dei fatti. La guerra in Ucraina non si è fermata. Formalmente è ancora in vigore la tregua firmata lo scorso 12 febbraio 2015 a Minsk, ma di fatto i bombardamenti continuano ogni giorno.

di Alesandro Pascale

La guerra in Ucraina non si è fermata. Formalmente è ancora in vigore la tregua firmata lo scorso 12 febbraio 2015 a Minsk, ma di fatto i bombardamenti continuano ogni giorno (500 colpi di artiglieria pesante a settimana secondo osservatori dell'OCSE) [1], nel silenzio assordante dei nostri media, che non sembrano più interessati ad un conflitto che, inserito in una dinamica più globale, ha spinto addirittura papa Bergoglio a parlare di “terza guerra mondiale” in atto [2]. E mentre gli USA inviano truppe ed armi nei paesi Baltici è quasi unanime il coro occidentale a condannare il satrapo, il tiranno, il sanguinario Putin, reo secondo alcuni addirittura di voler ricostituire l'Unione Sovietica e ripiombare il mondo in una nuova guerra fredda [3]. Ma è davvero così? L'analisi precisa della situazione mostra una realtà molto diversa, di gran lunga più complessa. I fatti provano che attraverso il controllo serrato dell'informazione l'Occidente ha costruito un'enorme mistificazione della realtà, arrivando a ribaltarla completamente. Senza la pretesa di essere esaurienti nell'esposizione degli eventi [4] (rimandando per gli approfondimenti alle note) proviamo ad analizzare come sono stati presentati agli italiani gli eventi ucraini.

Mistificazione della realtà e ribaltamento dei fatti

In bilico tra Russia e UE Tutto ha inizio sul finire del 2013. Il presidente ucraino Yanukovich e il suo governo si trovano ad un bivio: devono sostanzialmente scegliere la direzione strategica da far prendere al proprio Paese: da una parte l'integrazione con l'Unione Europea, dall'altra la collaborazione storica con la Russia. Tra il 30 novembre e il 17 dicembre Yanukovich rifiuta la proposta europea, impostata sostanzialmente sulle ricette tipicamente liberiste, e accoglie invece l'accordo con Putin, più vantaggioso economicamente [5]. Apriti cielo. Yanukovich viene dipinto immediatamente come un dittatore che si oppone ai diritti, alla libertà e alla democrazia garantiti dall'Unione Europea. Yanukovich sicuramente non è Lenin, né un santo, ma è quantomeno difficile definirlo un dittatore, in quanto regolarmente eletto nelle elezioni del 2010, riconosciute dall'OCSE come “elezioni trasparenti” [6]. Godendo di una maggioranza strutturata in particolare sul consenso delle regioni orientali (quelle più “russofone”) governa un Paese cercando di mantenere una posizione di equilibrio tra UE e Russia, sfruttando pragmaticamente la rivalità crescente tra le due aree geopolitiche per trarne il massimo vantaggio economico; è ben consapevole inoltre della difficoltà di poter orientare nettamente in una precisa direzione strategica un Paese spaccato in due non solo politicamente, ma anche culturalmente (ad ovest gli ucraini simpatizzanti della Tymoshenko, ad est le componenti russe e/o filorusse).

Le proteste di Euromaidan e il ruolo dei nazifascisti

La decisione di rimanere sotto l'alveo di Mosca porta all'esplosione di alcune manifestazioni di protesta (ribattezzate Euromaidan) che i nostri media hanno subito presentato come non-violente, popolari, di massa e diffuse in tutta Ucraina. Mobilitazioni che sarebbero state ingiustificatamente represse con la forza e con l'utilizzo dei cecchini... In realtà tali manifestazioni degenerano spesso e volentieri nella truce violenza [7], il che comporta inevitabilmente una reazione delle forze dell'ordine. In esse emerge con forza il ruolo giocato dai nazifascisti (in particolar modo dai partiti Svoboda e Pravy Sector, descritti come i corrispondenti ideologici degli italiani Forza Nuova e Casa Pound), che caratterizzano i movimenti in chiave esplicitamente anticomunista, contro il ruolo di pacificazione giocato dal Partito Comunista Ucraino. Le proteste inoltre sono localizzate principalmente nell'ovest del Paese, ossia nella zona ucraina più filo-occidentale che aveva dato la maggioranza relativa alla Tymoshenko. Per quanto riguarda i cecchini è altamente probabile che fossero in realtà paramilitari di Euromaidan. Tale sconcertante verità emerge infatti dall'intercettazione di un dialogo tra Catherine Ashton, Alto Rappresentante per la Politica Estera e Difesa dell'UE, e Urmas Paet, ministro degli esteri dell'Estonia [8]. Fu insomma architettata una strategia della tensione per far ricadere le colpe sul governo e screditarlo agli occhi dell'opinione pubblica e del mondo intero. Un inganno che sul momento è servito a simpatizzare per la causa degli “oppressi”, ma che ha avuto il prezzo carissimo di 94 morti e oltre 900 feriti.

Rivoluzione o golpe?

La strategia funziona perfettamente, tanto che i media possono alfine esultare per la cacciata del “dittatore” e per “l'avvento della democrazia”, omettendo però di ricordare che in questo clima di tensione, la fuga di Yanukovich (avvenuta il 22 febbraio 2014) avviene senza aver dato dimissioni formali, tanto da rendere problematico definire il cambio di governo successivo come legittimo. In questi casi c'è chi parla di rivoluzione e chi di golpe. Difficile però parlare di rivoluzione per un governo che vede tra i suoi membri oligarchi e nazifascisti, favorendo una repressione di massa dei comunisti (fino alla loro completa messa fuorilegge) [9] e degli ebrei [10], mentre si discute di togliere diritti e autonomie alle regioni in cui la maggioranza demografica è composta dalle popolazioni russe.

Dalla Crimea alle Repubbliche Popolari del Donbass

Proprio queste regioni sono quelle che decidono di opporsi più duramente al nuovo regime, avviando inizialmente pratiche pacifiche e istituzionali. È il caso del referendum secessionista della Crimea, svoltosi il 16 marzo 2014 e giudicato subito come illegittimo, anzi come una manovra imperialista di Putin, condannato come aggressore, terrorista e dittatore che bisogna punire al più presto con sanzioni severe. C'è da chiedersi come un giorno si possa parlare di rivoluzione e il giorno dopo condannare come antidemocratico un referendum che ha visto un'affluenza del 90% della popolazione e che ha dato come responso un 96% favorevole al ritorno della regione alla Russia. Si parla di ritorno perché la Crimea è storicamente una regione russa, donata da Chruscev alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina nel 1954. Non c'è dubbio però che a pesare nella scelta del popolo di Crimea siano state anche considerazioni materiali e ideali: promesse di miglioramenti dei salari e delle pensioni, di introduzione del TFR e di garanzia della tutela della regione come stato laico, multietnico, multireligioso e antifascista. Tutto il contrario insomma di quel che offre il governo degli oligarchi ucraini. Stimolati dall'esempio della Crimea presto si ribellano anche le regioni del Donbass, segnando la nascita delle Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk (successivamente riunitesi nella “Unione delle Repubbliche Popolari di Novorossija”) [11] sostenute da un moto di resistenza popolare in cui i comunisti sono in prima linea (tra loro anche il comandante Mozgovoj, che verrà ucciso il 23 maggio 2015), riuscendo a far approvare anche importanti richiami filosovietici nelle costituzioni provvisorie che vengono adottate. In questo contesto è innegabile che Putin abbia manovrato diplomaticamente e militarmente per favorire e fomentare tali rivolte. È normale d'altronde che non potesse accettare passivamente un colpo di stato teso ad introdurre a pochi chilometri da Mosca un governo comprendente membri nazisti e totalmente asservito all'UE e alla NATO. Chomsky ha spiegato perfettamente il concetto: è come se il Patto di Varsavia fosse stato allargato al Sud America e fosse oggi in trattativa con Messico e Canada [12]. Come reagirebbero gli USA?

Crimini di guerra e strage di Odessa

Quel che nasce dopo è storia nota: una guerra cruenta dovuta alla volontà del nuovo governo ucraino di prevenire nuovi atti secessionisti. I nostri media si guardano bene però dal descrivere nel dettaglio il sanguinoso conflitto, attribuendo violenze bipartisan anche ad atti di particolare ferocia su cui la responsabilità è fin da subito chiara. Il caso più clamoroso è l'efferato massacro di Odessa del 2 maggio 2014 [13], nel quale muore anche il giovane comunista Vadim Papura (diventato un simbolo della repressione) [14], di cui sono disponibili svariate immagini sul web che mostrano la crudeltà sadica degli assassini nazifascisti; non mancano testimonianze sul fatto che i maggiori crimini li abbiano compiuti le forze dell'esercito ucraino che non esitano ad usare bombe cluster, fosforo bianco e truppe paramilitari naziste. Violenze tali che non sono mancati molteplici casi di insubordinazione e diserzione di massa tra i soldati ucraini, incapaci di capire il senso del conflitto [15]. Ancora non si è fatta chiarezza invece sulla responsabilità dell'abbattimento del volo aereo Malaysia Airlines 17, con un rimpallo di accuse tra ucraini e russi [16].

Intervento russo o pianificazione occidentale?

In particolare è stato dato ampio risalto mediatico all'interventismo di Putin e della Russia nelle vicende militari, oltre che in quelle politiche, su tutta la guerra civile ucraina. Si è parlato molto meno però dell'interventismo occidentale su tutta la vicenda, nonché delle pesanti responsabilità dell'UE e degli USA per l'inasprimento del conflitto. Eppure fin dall'inizio le manifestazioni di Euromaidan sono state fomentate e incentivate dalla presenza attiva a Kiev di vari statisti occidentali, tra cui spicca la presenza del senatore repubblicano statunitense Joseph McCain, più volte sul palco insieme a Oleh Tyahnybok, leader della formazione neonazista Svoboda. Victoria Nuland, portavoce del dipartimento di Stato USA, ha presenziato a diversi incontri con esponenti politici golpisti. Non sono mancate posizioni di sostegno ai golpisti da parte del presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz [17], seguito a ruota anche da Mario Pittella, capogruppo parlamentare dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (eletto tra le file del PD). Questo interventismo politico incondizionato affonda le radici su una preparazione meticolosa del golpe durata anni. È stato accertato che le “squadracce” neonaziste che hanno imperversato a Kiev sono state addestrate nei campi NATO dell'Estonia almeno dal 2006 [18]. La già citata Victoria Noland dichiarò pubblicamente già nel dicembre 2013 che gli USA avevano investito 5 miliardi di dollari nelle vicende ucraine [19]. A chiudere i sospetti e dare garanzie di verità è un'intercettazione rivelata da Wikileaks che conferma come il golpe sia stato orchestrato almeno dal 2010. In una telefonata Viktor Pynzenyk (ex ministro delle finanze e ora parlamentare membro del partito Oudar che fa capo a Vitali Klitschko) spiegava all'ambasciatore americano la lunga serie di misure antisociali (privatizzazioni, riforme pensioni, aumento prezzi risorse energetiche, diminuzione stato sociale, ecc.) che erano disponibili a concedere per l'ingresso nell'UE [20].

Note

1 http://www.dirittiglobali.it/2015/08/ucraina-la-guerra-nascosta/

2 http://www.repubblica.it/esteri/2014/08/18/news/papa_francesco_terza_guerra_mondiale_kurdistan-94038973/

3 http://www.polisblog.it/post/352101/nuova-guerra-fredda-usa-armi-pesanti-paesi-baltici-russia, oltre a http://www.corriere.it/esteri/14_settembre_13/putin-vuole-tutta-l-ucraina-ricreare-l-unione-sovietica-3778bdfe-3b31-11e4-9b9b-3ef80c141cfc.shtml?refresh_ce-cp

4 Per una conoscenza dei quali rimandiamo a http://www.cnj.it/documentazione/ucraina.htm, da confrontare criticamente con le informazioni trovate su pagine generaliste come quelle di wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Crisi_della_Crimea_del_2014 e https://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_dell'Ucraina_orientale_del_2014

5 http://www.panorama.it/news/marco-ventura-profeta-di-ventura/ucraina-russia-europa-gas-bailout-proteste-maidan/

6 http://www.repubblica.it/esteri/2010/02/08/news/ucraina_8_febbraio-2224351/

7 http://www.lindro.it/ucraina-violenza-sulla-piazza/

8 http://www.ilgiornale.it/news/esteri/telefonata-urmas-paet-e-catherine-ashton-998883.html

9 http://contropiano.org/articoli/item/22389, oltre a http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-europa/24352-avviate-in-ucraina-le-procedure-per-la-messa-al-bando-dei-comunisti.html

10 http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/ucraina_sinagoga_attaccatta_bottiglie_incendiarie/notizie/644073.shtml

11 http://www.lintellettualedissidente.it/rassegna-stampa/cose-la-novorossija/

12 http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=11284

13 http://www.huffingtonpost.it/daniele-scalea/strage-odessa-censura_b_5262168.html, http://www.panorama.it/news/oltrefrontiera/strage-odessa-ucraina/

14 http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-europa/24033-vadim-papura-giovane-comunista-vittima-del-massacro-fascista-di-odessa.html

15 http://www.panorama.it/news/oltrefrontiera/diserzioni-nell-esercito-ucraino-in-400-sconfinano-in-russia/

16 Per una panoramica si può guardare https://it.wikipedia.org/wiki/Volo_Malaysia_Airlines_17

17 http://ilmanifesto.info/schulz-si-trattiamo-anche-con-svoboda/

18 http://www.voltairenet.org/article182070.html

19 http://www.secoloditalia.it/2014/03/gli-usa-dinanzi-alla-crisi-ucraina-le-gaffe-di-victoria-nuland-il-realismo-di-henry-kissinger/

20 Il cablo originale qui: https://wikileaks.org/plusd/cables/10KYIV278_a.html, per una traduzione in italiano: https://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2014/02/28/come-ti-sistemo-lucraina/

28/08/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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