La speranza di un progetto di auto elettrica di proprietà e sotto il controllo panafricano è morta e sepolta per varie generazioni a venire

Gli USA mettono in guardia gli africani dai “pericoli” cinese e russo.


La speranza di un progetto di auto elettrica di proprietà e sotto il controllo panafricano è morta e sepolta per varie generazioni a venire

Si è fatta e si sta facendo molta confusione su concetti fondamentali quali sovranità, neocolonialismo, neoimperialismo, mentre è evidente che chi cerca di cambiare il mondo deve partire invece da una chiara valutazione delle sue contraddizioni, vulnerabilità e possibilità. In pratica, non dobbiamo mai stancarci di studiare ed approfondire, ricordandoci che il diavolo spesso si trova nei dettagli.

Di seguito ecco l'ultima newsletter, a firma del direttore, lo storico e giornalista indiano Vijay Prashad, del Tri-Continental Institute for Social Research [1], uscita lo scorso 29 dicembre 2022, che analizza in modo approfondito e documentato il recente vertice sull'Africa organizzato dal governo USA. [2]

 

A metà dicembre [2022, ndtr] il governo degli Stati Uniti ha organizzato un vertice dei leader di USA e Africa, spinto fondamentalmente dai suoi timori per l'influenza cinese e russa sul continente africano. L'approccio di Washington al vertice è stato guidato non tanto da una diplomazia di routine, quanto dalla sua più ampia agenda di una Nuova Guerra Fredda, che vede gli Stati Uniti sempre più impegnati ad interrompere le relazioni che le nazioni africane intrattengono con Cina e Russia. Questa posizione aggressiva è guidata dai pianificatori militari statunitensi, che vedono l'Africa come "il fianco meridionale della NATO" e considerano Cina e Russia come "minacce quasi equivalenti". Al vertice, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin ha accusato Cina e Russia di "destabilizzare" l'Africa. Austin ha fornito poche prove a sostegno delle sue accuse, se non indicare i notevoli investimenti, scambi commerciali e progetti infrastrutturali della Cina con molti paesi del continente e denunciare la presenza in una manciata di paesi di diverse centinaia di mercenari del Gruppo Wagner, società di sicurezza privata russa.

I capi di governo africani hanno lasciato Washington con la promessa del presidente USA Joe Biden di fare un viaggio in tutto il continente, l'impegno che gli Stati Uniti spenderanno 55 miliardi di dollari in investimenti e una dichiarazione altisonante ma vuota sulla collaborazione USA-Africa. Sfortunatamente, dati i precedenti degli Stati Uniti nel continente, fino a quando queste parole non saranno supportate da azioni costruttive, esse non possono che essere viste come gesti senza costrutto e manovre geopolitiche.

Non c'era una sola parola nella dichiarazione finale del vertice sulla questione più urgente per i governi del continente: la crisi del debito a lungo termine. Il rapporto della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo del 2022 ha constatato che "il 60% dei paesi meno sviluppati e di altri paesi a basso reddito rischiava fortemente una crisi debitoria o vi si trovava già". Fra questi erano sedici i paesi africani ad alto rischio e altri sette paesi - Ciad, Repubblica del Congo, Mozambico, São Tomé e Príncipe, Somalia, Sudan e Zimbabwe – avevano già difficoltà debitorie. Inoltre, trentatré paesi africani hanno disperato bisogno di assistenza esterna per il cibo, il che aggrava il rischio preesistente di collasso sociale. La maggior parte del vertice dei leader USA-Africa è trascorsa pontificando sull'idea astratta di democrazia, e con la pagliacciata di Biden che prendeva da parte capi di stato come il presidente Muhammadu Buhari (Nigeria) e il presidente Félix Tshisekedi (Repubblica Democratica del Congo) per predicare sulla necessità di elezioni "libere, eque e trasparenti" nei loro paesi, impegnandosi a fornire 165 milioni di dollari per "sostenere le elezioni e il buon governo" in Africa nel 2023.

La maggior parte del debito detenuto dagli stati africani è nei confronti di ricchi obbligazionisti in stati occidentali ed è stato mediato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI). Questi creditori privati, che detengono il debito di paesi come Ghana e Zambia, si sono rifiutati di concedere qualsiasi riduzione del debito agli stati africani nonostante il grande disagio che questi stanno vivendo. Quando si parla di questo problema quasi mai si dice che questa sofferenza del debito a lungo termine è stata in gran parte causata dal saccheggio delle ricchezze del continente.

Invece, a differenza dei ricchi obbligazionisti dell'Occidente, il maggiore attore statale creditore nei confronti degli stati africani, la Cina, ha deciso nell'agosto 2022 di annullare ventitré prestiti senza interessi a diciassette paesi e di offrire 10 miliardi di dollari delle sue riserve del FMI per l'utilizzo da parte degli stati africani. 

Un approccio equo e razionale alla crisi del debito nel continente africano suggerirebbe che una parte molto maggiore del debito dovuto agli obbligazionisti occidentali dovrebbe essere condonata e che il FMI dovrebbe allocare diritti speciali di prelievo per fornire liquidità ai paesi che soffrono della crisi endemica del debito. Niente di tutto ciò era all'ordine del giorno del vertice dei leader USA-Africa.

In compenso, Washington ha mescolato la bonomia nei confronti dei capi di governo africani con un atteggiamento minaccioso nei confronti di Cina e Russia. Questa cordialità degli Stati Uniti è un sincero ramoscello d'ulivo o è un cavallo di Troia con cui cercano di contrabbandare la loro agenda di Nuova Guerra Fredda nel continente? Il più recente libro bianco del governo degli Stati Uniti sull'Africa, pubblicato nell'agosto 2022, suggerisce che l'ipotesi corretta sia la seconda. Il documento, presumibilmente incentrato sull'Africa, conteneva dieci menzioni a Cina e Russia messe insieme, ma nessun accenno al termine "sovranità". Il documento affermava: “In linea con la strategia di difesa nazionale del 2022, il Dipartimento della Difesa si impegnerà con i partner africani per esporre ed evidenziare i rischi di attività negative della RPC [Repubblica Popolare Cinese] e della Russia in Africa. Faremo leva sulle istituzioni di protezione civile ed espanderemo la cooperazione in materia di difesa con partner strategici che condividono i nostri valori e la nostra volontà di promuovere la pace e la stabilità globali.”

Il documento riflette l'ammissione che gli Stati Uniti non possono competere con ciò che la Cina offre come partner commerciale e che essi ricorreranno al potere militare e alla pressione diplomatica per forzare i cinesi fuori dal continente. La massiccia espansione della presenza militare statunitense in Africa dalla fondazione nel 2007 dello United States Africa Command - più recentemente con una nuova base in Ghana e manovre in Zambia – è indicativa di questo approccio.

Il governo degli Stati Uniti ha costruito una retorica per gettare fango sulla reputazione della Cina in Africa, caratterizzata come "nuovo colonialismo", come ha detto l'ex segretario di Stato americano Hillary Clinton in un'intervista del 2011. E' davvero così? Nel 2017, la società di consulenza aziendale globale McKinsey & Company ha pubblicato un importante rapporto sul ruolo della Cina in Africa, in cui dopo una meticolosa valutazione osservava che "a conti fatti, riteniamo che il crescente coinvolgimento della Cina sia fortemente positivo per le economie, i governi e i lavoratori dell'Africa". Le prove a sostegno di questa conclusione includono il fatto che dal 2010 "un terzo della rete elettrica e delle infrastrutture dell'Africa è stato finanziato e costruito da società statali cinesi". In questi progetti gestiti dai cinesi, McKinsey ha appurato che "l'89% dei dipendenti era africano, per un totale di quasi 300.000 posti di lavoro per i lavoratori africani".

Non mancano certamente problemi e tensioni in questi investimenti cinesi, comprese prove di cattiva gestione e contratti mal congegnati, ma questi non sono né unici per le aziende cinesi né endemici del loro approccio. Anche le accuse statunitensi secondo cui la Cina starebbe praticando una "diplomazia della trappola del debito" sono state ampiamente smentite. La seguente osservazione, fatta in un rapporto del 2007, è tuttora illuminante: "La Cina sta facendo di più per promuovere lo sviluppo africano di qualsiasi ambiziosa amministrazione". Questa valutazione è tanto più significativa in quanto proviene dall'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) con sede a Parigi, un blocco intergovernativo dominato dai paesi del G7.

Quale sarà il risultato del recente impegno di 55 miliardi di dollari preso dagli Stati Uniti nei confronti degli stati africani? I fondi, che sono in gran parte destinati ad imprese private, sosterranno lo sviluppo africano o sovvenzioneranno semplicemente le multinazionali statunitensi che dominano i sistemi di produzione e distribuzione alimentare, nonché i sistemi sanitari in Africa?

Ecco un esempio eloquente del vuoto e dell'assurdità dei tentativi degli Stati Uniti di riaffermare la propria influenza sul continente africano. Nel maggio 2022, la Repubblica Democratica del Congo (RDC) e lo Zambia avevano firmato un accordo per produrre indipendentemente batterie elettriche. Insieme, i due paesi vantano l'80% dei minerali e dei metalli necessari per la catena del valore delle batterie. Il progetto è stato sostenuto dalla Commissione economica per l'Africa (ECA) delle Nazioni Unite, il cui rappresentante Jean Luc Mastaki ha affermato: "Sostenere il ciclo di valore per i minerali delle batterie, attraverso un'industrializzazione inclusiva e sostenibile, consentirà sicuramente ai due paesi di aprire la strada ad un solido modello di crescita sostenibile, resiliente e inclusivo che creerà posti di lavoro per milioni dei nostri cittadini”. Nell'ottica di rafforzare le capacità tecniche e scientifiche locali, l'accordo avrebbe fatto ricorso ad "un partenariato tra scuole minerarie e politecnici congolesi e zambiani".

E ora torniamo velocemente al vertice da cui siamo partiti: dopo che questo accordo era già stato raggiunto, il ministro degli Esteri della RDC Christophe Lutundula e il ministro degli Esteri dello Zambia Stanley Kakubo insieme col segretario di Stato americano Antony Blinken hanno firmato un memorandum d'intesa che avrebbe in teoria "sostenuto" la RDC e lo Zambia nella creazione di una catena del valore delle batterie elettriche. Lutundula lo ha definito "un momento importante nella partnership tra Stati Uniti ed Africa".

Il Partito Socialista dello Zambia ha reagito con una dichiarazione forte: "I governi dello Zambia e del Congo hanno ceduto la catena di approvvigionamento e la produzione di rame e cobalto al controllo americano". E con questa capitolazione hanno sepolto la speranza di un progetto di auto elettriche di proprietà e sotto il controllo panafricano per diverse future generazioni”.

È con il lavoro minorile, stranamente chiamato "estrazione artigianale", che le multinazionali estraggono le materie prime per controllare la produzione di batterie elettriche invece di consentire a questi paesi di utilizzare le loro risorse per produrre batterie proprie. José Tshisungu wa Tshisungu del Congo ci porta al cuore delle sofferenze dei bambini della RDC con la poesia

 

 Impercettibile
 
Ascolta il lamento dell'orfano
Impresso con il sigillo della sincerità
È un bambino di queste parti
La strada è la sua casa
Il mercato il suo quartiere
La cantilena della sua voce lamentosa
Corre da una zona all'altra
Impercettibile.

 

Traduzione dall'inglese di Stefania Fusero




Note:

[1] Il Tri-Continental Institute for Social Research è una rete di istituti di ricerca nel Sud del mondo che cerca di collegare la produzione accademica con i movimenti politici e sociali al fine di promuovere il pensiero critico e stimolare i dibattiti e la ricerca con una prospettiva emancipatrice. Ha sedi in Argentina, Brasile, India e Sud Africa, oltre a un ufficio interregionale con membri in molte parti del mondo. 

[2] Introduzione a cura della traduttrice, Stefania Fusero.

 

06/01/2023 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Vijai Prashad

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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