Le due destre in Germania

Affinità e divergenze tra l’estrema destra (AfD) e la destra cristiano-democratica (CDU).


Le due destre in Germania Credits: https://www.flickr.com/photos/thomas_ormston

Ogni volta che un partito della destra sovranista e/o populista ottiene un successo elettorale, i nostri media si riempiono di pianti disperati sul pericolo rappresentato dalla nuova destra barbara che sostituisce la cara vecchia “normale destra europea”. Intendiamoci: è vero, c’è una nuova destra barbara. Il problema, però, è che la nuova destra si trova spesso a convergere con la normale destra europea.

Nel centro dell’Europa, in Germania, c’è uno dei casi più interessanti. Alternativa per la Germania (AfD), nata come piattaforma di tecnocrati critici dell’Unione Monetaria Europea (ovviamente da destra) e rapidamente diventata in grado di far man bassa di voti tra i ceti popolari, è il principale partito di opposizione, grazie alla Grande Coalizione tra Cristiano Democratici (CDU) e Socialdemocratici (SPD). Secondo alcuni sondaggi potrebbe addirittura scalzare l’SPD come secondo partito, ma si tratta ovviamente di indicazioni da prendere con le molle. Un dato reale, e molto preoccupante, è che nelle elezioni politiche dello scorso anno l’AFD è riuscita a sorpassare la LINKE in alcuni storiche roccaforti di consenso della sinistra radicale come la Turingia e il Brandeburgo.

Non bisogna ovviamente pensare che prima di AfD non esistesse la destra tedesca. Il nazionalismo tedesco non è ovviamente svanito con la fine della guerra, ma ha oscillato tra il tabù imposto sul nazionalismo e la cooptazione dentro i partiti del “centro-destra normale” che erano, in realtà, ben felici di mantenere al proprio interno quelle tendenze. AfD è il primo partito ad aver rotto il tabù riuscendo ad assumere un ruolo centrale nella politica tedesca. Björn Höcke, uno degli esponenti più a destra del partito, oggi può usare tranquillamente la parola volk ed esprimersi contro la presenza del Memoriale dell’Olocausto a Berlino.

D’altra parte, alcune convergenze tra AfD e CDU sembrano delinearsi all’orizzonte. È il caso di quanto accaduto nel lander orientale della Sassonia-Anhalt dove i due partiti hanno votato insieme l’istituzione di una commissione d’inchiesta sugli “estremisti di sinistra”. Una decisione curiosa, in un lander in cui, nel solo 2017, si sono contati più di 1.500 atti criminali legati all’estrema destra, dai saluti nazisti alle aggressioni fisiche.

Dal 2003, in Sassonia-Anhalt si è stabilito l’Istituto per la Politica dello Stato, un istituto privato fondato da elementi di estrema destra. L’Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione in passato ha segnalato questo istituto per la promozione di idee antidemocratiche. Secondo informazioni in mano al giornale socialista Junge Welt, l’istituto non sarebbe solo un tentativo di dare una maschera rispettabile e accademica alle idee di estrema destra, ma sarebbe anche il luogo di incontro tra AfD, i neonazisti dell’NPD e del Partito della Destra, e il Movimento Identitario, sezione tedesco del movimento suprematista diffuso in Europa e in Nord America.

La Sassonia-Anhalt è stato teatro di uno degli episodi più tremendi della storia tedesca recente: la morte in cella di Oury Jalloh, deceduto durante un incendio con le mani e i piedi legati a una brandina della stazione di polizia di Dessau. Secondo le sentenze dei tribunali tedeschi, Jalloh si sarebbe dato fuoco da solo. Sono ovviamente in molti a non credere a questa versione, e una commissione internazionale d’inchiesta è stata istituita con la partecipazione di avvocati e giuristi di tutta Europa per provare a fare luce. In ogni caso, i politici di destra hanno pochi dubbi. Secondo Detlef Gürth (deputato regionale CDU, già presidente del Parlamento del lander costretto alle dimissioni per frode fiscale), Jalloh non sarebbe stato altro che una persona violenta e un molestatore sessuale, ovviamente tutto questo senza la minima prova.

26/05/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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